Categoria: Ambiente & Salute

Il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, è stato istituito con decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno 1995. La sede è ubicata nel Comune di Vallo della Lucania (Salerno).

Il territorio dell’area protetta comprende 8 comunità montane e 80 comuni (oltre a 15 appartenenti alle cosiddette “aree contigue” al territorio del parco), tutti in provincia di Salerno.

All’Ente sono state affidate in gestione anche due Aree marine protette: Costa degli Infreschi e della Masseta e Santa Maria di Castellabate.

Dalla Relazione sul risultato del controllo sulla gestione finanziaria 2018 dei 22 Enti parco nazionali, redatta dalla Sezione controllo Enti della Corte dei conti, trasmessa alle Presidenze del Parlamento lo scorso 9 luglio, si rileva, tra l'altro, che Statuto e Piano del parco sono stati approvati, il primo, ad ottobre 2013, con decreto del Ministro dell’ambiente; il secondo, dal Consiglio regionale della Campania, a dicembre 2009.

Con deliberazione del Consiglio direttivo del 20 aprile 2018, è stato avviato l’iter di revisione del Piano del parco e di elaborazione del Regolamento del parco, con la costituzione di un gruppo di lavoro interdisciplinare, che vede coinvolti il Centro interdipartimentale di ricerca Laboratorio di Urbanistica e Pianificazione Territoriale “Raffaele d’Ambrosio”, e il “Centro di ricerca interdipartimentale sulla Earth Critical Zone per il supporto alla gestione del paesaggio e dell'agroambiente dell’Università degli Stdudi di Napoli Federico II.

Il Piano pluriennale economico e sociale è stato approvato dalla Comunità del Parco con provvedimento a luglio 2000, valutato positivamente dal Consiglio direttivo e approvato definitivamente dalla Regione, con delibera di Giunta del 12 aprile 2011.

Il Presidente dell’Ente e i componenti del Consiglio direttivo attualmente in carica sono stati nominati con decreti ministeriali, il primo, in data 26 aprile 2016, e, i secondi, in data 6 settembre 2020.

La Giunta esecutiva è stata eletta con deliberazione del Consiglio direttivo in data 29 settembre 2016.

La Comunità del parco è formata da 81 componenti (1 designato dalla Regione Campania, 1 dalla Provincia di Salerno, 7 dalle comunità montane e 72 dai comuni sul cui territorio si estende il parco).

Sempre dalla predetta Relazione, si rileva che le unità di personale alle dipendenze dell’Ente alla data del 31 dicembre 2018 erano pari a 29.

A seguito della cessazione dell’incarico del precedente Direttore, le relative funzioni sono state attribuite, a decorrere dal 16 gennaio 2017, ad un funzionario dell’Ente, inquadrato nell’area C, senza variazione del trattamento economico; tale incarico è stato più volte prorogato fino al 30 aprile 2018.

Il nuovo Direttore è stato nominato, per un triennio, con decreto ministeriale del 8 maggio 2018.

La spesa complessiva per il personale, nell’esercizio in esame, è stata di euro 828.409, con un incremento del 11,5 per cento rispetto al 2017, quando, però, l’affidamento dell’incarico di facente funzioni di Direttore, come dianzi evidenziato, non aveva comportato alcun onere aggiuntivo per l’Ente

Con riferimento all’attività istituzionale, nel corso dell’esercizio 2018, l’Ente ha partecipato a diversi progetti, realizzati con finanziamenti regionali, nazionali e comunitari, tra cui particolarmente significativo è risultato quello a valere sul Programma di sviluppo regionale (PSR) Campania 2014-2020 “Sostegno per la stesura e l’aggiornamento dei piani di gestione dei siti Natura 2000”, con un contributo da parte della Regione Campania di euro 1.987.248.

Da menzionare anche i progetti LifeAmbiente, per la realizzazione di interventi per la gestione del Centro sperimentale di compostaggio; LifeFagus, per la conservazione a lungo termine gli habitat prioritari del parco; Pirap (progetti integrati rurali per le aree protette del parco); Life17, per il ripristino degli habitat delle praterie di Posidonia presenti in alcune aree protette italiane, con azioni di riduzione del loro degrado; Mercurio, per la realizzazione di un sistema di monitoraggio e di sicurezza ambientale.

Consistente il contenzioso in essere alla data del 31 dicembre 2018: 9 procedimenti attivi (7 in materia civile, 2 in materia amministrativa); 126 procedimenti passivi, di cui 2 in materia rapporto di lavoro, 61 in materia civile, 63 in materia amministrativa. Dei predetti procedimenti, 33 si sono definiti con esito favorevole e 11 con esito sfavorevole.

Quanto al risultato della gestione finanziaria di competenza, l’esercizio si è chiuso con un avanzo di euro 260.763 (+46,3 per cento, rispetto al 2017).

I trasferimenti statali rappresentano il 96,3 per cento delle entrate correnti e sono stati pari a complessivi euro 4.324.228 euro.

Le entrate derivanti dalla vendita di beni e prestazioni di servizi sono state di appena 598 euro (547, nel 2017), dato definito dalla Corte “irrisorio … sintomatico dell’assoluta carenza di politiche gestionali dirette a reperire fonti autonome di entrata”.

Le spese per le prestazioni istituzionali hanno registrano un lieve aumento (7,6 per cento) assestandosi a 2.269.398 euro. Le voci più rilevanti sono risultate quelle per indennizzi per danni alla fauna, pari ad euro 468.511 e per la gestione e il funzionamento dell’Area marina protetta di S. Maria di Castellabate (euro 340.672).

L’ammontare dei residui attivi finali è stato di 7.827.057 euro (-27,9 per cento, rispetto al 2017), mentre i residui passivi, registrando un aumento del 17,3 per cento rispetto al 2017, sono risultati pari a euro 12.727.090.

Sul punto, la Corte dei conti sottolinea che “resta, in generale, ancora molto elevata la massa finale delle somme mantenute a residui, sia attivi che passivi, per cui si invita l’Ente ad intensificare il monitoraggio della permanenza delle condizioni giuridiche per il loro mantenimento in bilancio, con particolare attenzione a quelli di maggiore anzianità e consistenza; quanto sopra, con particolare riferimento alle somme a credito risultanti dall’elenco dei residui attivi nei confronti della regione”.

Quanto al risultato finale del conto economico, chiusosi con un disavanzo di euro 2.572.556 euro, in leggero peggioramento rispetto al 2017 (euro 2.496.203 euro), nella Relazione dei magistrati contabili si legge che “l’Ente ha evidenziato come il risultato economico negativo d’esercizio, che reitera quelli degli esercizi precedenti, sia principalmente dovuto ad una errata procedura di contabilizzazione dei contributi pubblici per gli investimenti negli anni antecedenti al 2006, non in linea con quella seguita successivamente, dei 'risconti', secondo le istruzioni date dal Mef. Tale procedura ha determinato, infatti, il formarsi di un importo rilevante di avanzi economici portati a nuovo ma, nel contempo, ha inciso negativamente, al termine della realizzazione dell’opera o dell’intervento, sui saldi di esercizio successivi, per effetto degli ammortamenti delle immobilizzazioni, che non sono stati controbilanciati dalle quote dei ricavi di competenza dei relativi esercizi finanziari”.

L’Ente ha concluso che, in sede di consuntivo 2019, provvederà ad operare una rettifica, rideterminando i saldi di apertura delle attività, delle passività e del patrimonio netto.

(9 – continua)

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