Categoria: Ambiente & Salute

L’Ente parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, istituito con Dpr 12 luglio 1993, con sede nel Comune di Pratovecchio (Arezzo), all’interno delle Regioni Emilia-Romagna e Toscana, ha un raggio di azione che si espande per circa 36.843 ettari, ripartiti in 4 aree a tutela differenziata, sul territorio di 12 comuni (Poppi, Pratovecchio Stia, Bibbiena, Chiusi della Verna, San Godenzo, Londa, Santa Sofia, Premilcuore, Tredozio, Portico e San Benedetto, Bagno di Romagna), distribuiti tra le province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze.

Dalla Relazione sul risultato del controllo sulla gestione finanziaria 2018 dei 22 Enti parco nazionali, redatta dalla Sezione controllo Enti della Corte dei conti, trasmessa alle Presidenze del Parlamento lo scorso 9 luglio, si apprende, tra l’altro, che il Piano per il parco, avente durata decennale, approvato dalle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna ed entrato in vigore il 26 gennaio 2010, allo stato risulta scaduto.

Non risulta ancora concluso l’iter di approvazione del Regolamento dello stesso Parco, adottato a dicembre del 2012 dal Consiglio direttivo, nonostante le numerose osservazioni pervenute a seguito della consultazione con i vari portatori di interessi pubblici e privati siano state istruite dagli uffici e sottoposte allo stesso Consiglio che, però, per molti mesi, è stato privo di Presidente e di Direttore.

Lo Statuto è stato aggiornato, in attuazione del Dpr n.73/2013, con deliberazione del Consiglio direttivo, approvata con decreto ministeriale del 16 ottobre 2013.

Il Piano pluriennale economico e sociale (PPES) è stato approvato, con parere favorevole del Consiglio direttivo, nel febbraio 2003 dalla Comunità del parco, costituita dai sindaci dei 12 comuni sul cui territorio si estende lo stesso parco, dai presidenti delle Regioni Emilia-Romagna e Toscana, della Province di Forlì-Cesena, di Arezzo, di Firenze e delle comunità montane territorialmente interessate.

Sempre dalla suddetta Relazione, si rileva che il Collegio dei revisori, nominato con decreto ministeriale del 19 novembre 2014, nonostante abbia esaurito il proprio mandato (compreso il periodo di prorogatio di 45 giorni) sin dal 2 gennaio 2020, non è stato rinnovato. Sul punto, i magistrati contabili scrivono: “Trattasi di una situazione anomala che questa Corte ritiene debba essere tempestivamente sanata, a garanzia del corretto esercizio della funzione di controllo spettante all’organo in questione, anche con l’opportuna concertazione tra le amministrazioni vigilanti (Ministeri dell’ambiente e dell’economia e delle finanze, ndr)”.

In attesa da anni di essere ricostituita la Giunta esecutiva, della quale, per Statuto, devono far parte il Presidente dell'Ente, che la presiede, il vice Presidente e un componente eletto dal Consiglio Direttivo scelto tra i Consiglieri in carica.

Il mandato del Direttore dell’Ente, in carica nell’esercizio 2018, è giunto a scadenza il 10 gennaio 2019. Il suo successore è stato nominato con decreto ministeriale in data 13 agosto 2019, ma al momento è sostituito temporaneamente da un funzionario dell’Ente, facente funzioni.

Le unità di personale in forza all’Ente alla fine dell’esercizio finanziario 2018 erano pari a 17, di cui 13 di ruolo, con contratto a tempo indeterminato (compresa 1 unità in comando presso altro Ente parco), 1 con contratto a termine e 3 fuori ruolo, con contratto a tempo indeterminato. Tali ultimi dipendenti – come si evince dalla già citata Relazione – sono stati assunti il 15 settembre 2015 fuori dotazione organica, a seguito di sentenza emanata in primo grado dal Tribunale di Arezzo – Sezione Lavoro (in data 18 febbraio 2014), confermata dalla Corte di Appello di Firenze – Sezione Lavoro (in data 29 gennaio 2015).

La sorveglianza del parco è affidata ex lege al Coordinamento Territoriale Carabinieri per l’Ambiente (CTCA), che impiega 38 unità.

La spesa per il personale, al netto della quota accantonata per il Tfr, è stata pari a euro 752.209, praticamente invariata rispetto al 2017.

Con riferimento all’attività istituzionale, nel corso dell’esercizio finanziario 2018, l’Ente è stato impegnato in diversi progetti, finanziati dall’Unione europea, quali il progetto LifeWfa – Wetflyamphibia, per la conservazione di farfalle e anfibi, in aree umide e aperte (fino al 2018, impegni per 948.057 euro e pagamenti per 673.329 euro); POR Regione Toscana (impegni per euro 264.798, pagamenti per euro 259.962); PSR Regione Emilia-Romagna 3 progetti (impegni per complessivi euro 270.734, pagamenti per euro 4.890); progetto LifeEremita (impegni per euro 142.040, pagamenti per euro 88.530), per la conservazione delle popolazioni residuali di due specie di insetti saproxilici (Osmoderma eremita e Rosalia alpina) e di due specie di acque lentiche e lotiche (Graphoderusbilineatus e Coenagrion mercuriale castellanii).

I contenziosi pendenti alla fine del 2018 sono risultati complessivamente 6: 3 amministrativi; 1 ricorso straordinario al Capo dello Stato; 2 procedimenti innanzi al giudice ordinario.

Quanto al conto consuntivo, l’esercizio finanziario 2018 si è chiuso con un disavanzo di euro 647.099, in forte peggioramento rispetto al dato dell’esercizio 2017 (-euro 293.105). Tale risultato è da ascrivere esclusivamente al risultato della gestione in conto capitale che, a fronte di uscite per euro 1.169.218, ha registrato entrate pari a euro 59.480, con un saldo negativo di euro 1.109.738 euro, solo in parte coperto dal risultato positivo della gestione corrente (+462.639 euro).

I finanziamenti statali di euro 2.785.782 euro, di cui 2.636.282, a titolo di contributo ordinario da parte del Ministero dell’ambiente, e 149.500 per la Direttiva sulla biodiversità 2017 e 2018, hanno rappresentato l’87,1 per cento delle entrate correnti (il 92,8 per cento, nel 2017).

I trasferimenti dalle Regioni sono stati pari a euro 85.574 euro, mentre quelli da altri enti del settore pubblico sono risultati di euro 71.320.

Le “entrate per vendita di beni e prestazioni di servizi” sono state alimentate dalle voci “ricavi dalla vendita di pubblicazioni e prodotti promozionali”, per 21.894 euro; “proventi diversi”, per 2.521 euro e “attività di autofinanziamento connesse alla gestione faunistica”, per 5.175 euro.

Le “entrate non classificabili in altre voci”, sono risultate costituite soprattutto dalla voce “vendita dei tesserini per la raccolta dei funghi”, per euro 144.751.

Le entrate in conto capitale sono state pari a 59.480 euro, derivanti quasi totalmente da contributi straordinari regionali (55.081 euro).

Le spese correnti, per complessivi 2.736.450 euro, hanno registrano un incremento del 8 per cento rispetto al 2017, con l’incidenza maggiore (59,3 per cento) sulla voce “spese per le prestazioni istituzionali”, risultate pari a complessivi euro 1.622.700 euro (+19,2% rispetto al 2017); quelle più rilevanti hanno riguardato gli interventi e i progetti per la promozione territoriale (23,4%), per il fondo per la ricerca finalizzata (17,6%), per attività divulgative (15,8%) e per la gestione di strutture informative (12%).

Le spese in conto capitale, nel corso del 2018, hanno registrato un aumento rispetto all’esercizio precedente (+6,8 per cento), risultando pari a euro 1.169.218, per il 94 per cento finalizzate all’acquisizione di beni di uso durevole ed opere immobiliari (euro 1.098.948).

L’avanzo di amministrazione (-21,2 per cento, rispetto al 2017) è stato di euro 2.056.031, di cui 1.614.571 quale parte vincolata, per: Tfr dei dipendenti (euro 512.551) e per progetti finanziati con fondi Ue (euro 1.102.020); ed euro 441.460, di parte disponibile.

La gestione economica si è chiusa con un avanzo pari a 55.605 euro, con un consistente decremento (-80,8 per cento) rispetto al 2017.

ll patrimonio netto dell’Ente, infine, è risultato pari ad euro 4.686.620 euro, con un incremento dell’1,2 per cento rispetto all’esercizio 2017(4.631.016 euro), derivante dal risultato economico di esercizio.

(13 - continua)

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