27. 10. 2020 Ultimo Aggiornamento 27. 10. 2020

Dopo le parole di Papa Francesco, l’Istat faccia un pronto e operoso ravvedimento

Categoria: Temi di discussione

papa francescoSempre attento e sensibile alle problematiche sociali, alcuni giorni fa, in occasione dell’udienza ai gruppi del progetto Policoro, istituito dalla Cei venti anni fa per promuovere l’occupazione giovanile, Papa Francesco è tornato sul tema del lavoro, affermando, tra l’altro, che esso dovrebbe essere un diritto di tutti, perché il lavoro è dignità, che è propria di ciascuno e di tutti e va sempre tutelata.

Soprattutto i giovani - ha continuato il Santo Padre -  dovrebbero “poter coltivare la fiducia che i loro sforzi, il loro entusiasmo, l’investimento delle loro energie e delle loro risorse non saranno inutili”.

Sta di fatto che i giovani, in Italia, faticano a trovare lavoro. E chiedendosi cosa fa un giovane senza lavoro,  il Papa – come scritto da alcuni organi di stampa - si è dato questa risposta: “si ammala, deve andare dallo psichiatra, o cade nelle dipendenze o si suicida”, sottolineando che “le statistiche dei suicidi giovanili non sono pubblicate: si trovano escamotage per non pubblicarle”.

Il Papa parlava di suicidi dei giovani, ma sono le statistiche sui suicidi in generale e non solo quelle dei giovani a suscitare non poche perplessità, come da questo giornale segnalato ben due volte (la prima nel 2012 e la seconda l’anno successivo) con dovizia di argomenti, ai quali l’Istat non ha mai avuto niente da ribattere.

Proprio mentre la crisi infuriava e i mass media insistevano sul nesso tra difficoltà economiche e suicidi, l’ente statistico, senza dare particolari spiegazioni della sua scelta, ha deciso di continuare  a pubblicare soltanto le statistiche sanitarie, che del fenomeno dei suicidi danno un quadro parziale e meno tempestivo, cancellando invece la rilevazione dei suicidi ricavati da fonte giudiziaria, ossia in base alle segnalazioni delle forze dell’ordine, che peraltro aveva anche un basso costo. Ne è derivato, come a tutti noto, un vuoto statistico tuttora da colmare, con una perdita, oltre che di tempestività nella diffusione dei dati, anche di contenuti, in particolare con riguardo alle condizioni professionali della vittima.

Non più vox clamantis in deserto nel denunciare questo vuoto, Il Foglietto non può che esprimere tutta la sua soddisfazione nel trovarsi accanto come “alleato” nientemeno che il Sommo Pontefice. A fronte di una tanto severa rampogna proveniente da così alto loco, staremo a vedere se ora l’Istat vorrà finalmente intraprendere, con la dovuta umiltà, l’unico percorso che ormai le rimane. Quello di un pronto e operoso ravvedimento.

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