25. 11. 2017 Ultimo Aggiornamento 24. 11. 2017

Rientro cervelli e cattedre Natta: per il presidente dell’Infn, “una storia indegna del nostro Paese”

Categoria: Temi di discussione

Giovedì scorso, 11 maggio, su Scuola24, supplemento on line del Sole 24-Ore, è apparso un articolo, a firma di Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) che, attesa l’autorevolezza dell’autore e la materia che tratta (della quale più volte Il Foglietto si è occupato 1-2-3-4-5-6-7 e 8) abbiamo deciso di sottoporre, di seguito, integralmente, all’attenzione dei lettori.

“Una storia indegna del nostro Paese. Nel 2013 il Fondo di finanziamento ordinario degli enti di ricerca stanzia 1.6 milioni di euro per permettere chiamate dirette di ricercatori eccellenti provenienti dall'estero e vincitori di Erc. Grazie a questo tornano in Italia (o non se ne vanno) una ventina di cervelli. Bello no?Poi comincia l’incubo. Nel 2014 si mette a bando 1 milione, ma il ministero (Miur) dimentica di promulgare il decreto che permetterebbe di presentare le domande e quindi non ritorna nessuno. Nel 2015 si promettono 790 mila euro. Questa volta le domande vengono presentate ma la commissione ministeriale preposta per motivi incomprensibili non le esamina e quelle giacciono chissà dove in attesa di un miracolo.Nel 2016 viene approvato il decreto sulla semplificazione degli Enti di ricerca che permette agli stessi di attivare le chiamate dirette sui fondi propri. Bello no? Peccato che la commissione che dovrebbe giudicare la qualità degli aspiranti è quella inesistente delle inesistenti cattedre Natta e quindi continua a non tornare nessuno.

Non sarà che ha ragione chi se ne va e che qui né si vuole chi vorrebbe tornare né si vuole trattenere chi pur vorrebbe restare?”

Per completezza di informazione, aggiungiamo che, ad oggi, non c’è stata alcuna reazione da parte del Miur che, considerati la provenienza e il contenuto della dichiarazione, qualche colpo farebbe bene a (ri)batterlo. Possibilmente con un po' di dati alla mano, tanto per non restare nella consueta vaghezza, degna de "la casa dei doganieri" di Montale, in cui non si sa chi va e chi resta.

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