23. 10. 2017 Ultimo Aggiornamento 20. 10. 2017

Internet può provocare cambiamenti fisiologici negli utenti

Categoria: Temi di discussione

In uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori delle Università di Swansea e di Milano, pubblicato lo scorso 25 maggio su Plos One, a 144 partecipanti, dai 18 ai 33 anni, sono state misurate frequenza cardiaca e pressione sanguigna, prima e dopo una breve sessione di Internet, così come l’ansia percepita e la dipendenza da Internet.

I risultati hanno mostrato un aumento dell’attivazione del sistema nervoso autonomo alla chiusura della sessione di Internet per coloro che lo utilizzavano in maniera problematica. Questo fenomeno si è accompagnato a un aumento delle sensazioni di ansia.

Viceversa, non ci sono stati cambiamenti per i partecipanti che non hanno segnalato problemi di utilizzo di Internet.

Il coordinatore dello studio, il professor Phil Reed dell'Università di Swansea (UK), ha dichiarato: "Sappiamo che le persone dipendenti da Internet esperiscono ansia quando si disconnettono, ma ora possiamo vedere che questi effetti psicologici sono accompagnati da effettivi cambiamenti fisiologici".

Per coloro che hanno evidenziato problemi nell’utilizzo di Internet - oltre il 40% del campione - c'è stato un aumento medio del 3-4% della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna e, in alcuni casi, del doppio, immediatamente dopo la disconnessione da Internet rispetto a prima di utilizzarlo. Anche se questo fenomeno non costituisce una minaccia immediata alla vita, tali cambiamenti possono essere associati a sentimenti di ansia e ad alterazioni del sistema ormonale, che possono ridurre le risposte immunitarie.

Lo studio ha anche suggerito che questi cambiamenti fisiologici e l’ansia portano ad uno stato di “astinenza”, come per molte sostanze, quali l'alcool, la cannabis e l'eroina; stato che potrebbe essere responsabile della necessità per alcune persone di riconnettersi a Internet per ridurre queste sgradevoli sensazioni.

La dottoressa Lisa A. Osborne, dell'Università di Swansea, coautrice dello studio, ha commentato: "Un problema della percezione di cambiamenti fisiologici come l'aumento della frequenza cardiaca è che possono essere interpretati come qualcosa di fisicamente minaccioso, soprattutto da coloro che hanno un alto livello di ansia, e ciò può comportare ulteriore ansia, e quindi una maggiore necessità di ridurla".

I ricercatori evidenziano che l'uso di Internet è sollecitato non solo dall'eccitazione a breve termine o dal piacere della tecnologia, ma che l'eccessivo utilizzo può produrre cambiamenti fisiologici e psichici negativi, che possono indurre le persone a riconnettersi, anche quando non vorrebbero.

Il professor Reed ha, inoltre, affermato: "I partecipanti al nostro studio hanno usato Internet in modo piuttosto tipico - social media e shopping - quindi confidiamo che questi risultati possano essere generalizzati. Tuttavia, ci sono persone che usano Internet in altri modi, come i giocatori, forse per aumentare l’attivazione, e gli effetti del disconnettersi sulla loro fisiologia potrebbero essere diversi - ciò è ancora da stabilire".

Il professor Roberto Truzoli dell'Università di Milano, coautore della ricerca, ha aggiunto: "Se l'uso problematico di Internet risulti essere una dipendenza che implica effetti di astinenza fisiologici e psicologici o se sia più da riferirsi a compulsioni è un argomento da approfondire, ma questi risultati sembrano indicare che, per alcune persone, è molto probabile che ci si trovi di fronte a una dipendenza”.

Studi precedenti da parte del predetto gruppo di ricerca e di altri gruppi hanno evidenziato un incremento a breve termine dell’ansia percepita subito dopo essersi disconnessi e un aumento a lungo termine di depressione e solitudine, nonché riduzioni della massa corticale e della funzione immunitaria.

Secondo lo stesso professor Reed, infine, "Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione digitali sta alimentando l'aumento dell'utilizzo di Internet. Oggi c'è evidenza degli effetti negativi dell'uso eccessivo della rete sulla psicologia, sulla neurologia, e ora, in questo studio, sulla fisiologia. Quindi, sarebbe opportuno un atteggiamento più responsabile nella commercializzazione di questi prodotti da parte delle aziende - come si fa ad esempio per i farmaci”.

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