17. 09. 2019 Ultimo Aggiornamento 10. 09. 2019

In Italia, è allarme obesità. Per i cani

E’ chiaro che abbiamo un problema. Passi pure che a maggio le vendite al dettaglio sono diminuite, in particolare i beni alimentari.

E passi pure che il credito bancario va avanti a calci e mutui, che se fosse per le imprese staremmo freschi. I soldi li tirano dietro, ma sembra non li voglia più nessuno.

Potrei persino far finta di niente quando scopro che il sedicente boom delle compravendite immobiliari non basta a riportarle al livello del 2007 e che gran parte di questi mutui generosamente concessi dalle banche sono surroghe.

Ma è chiaro che abbiamo un problema. Un vero problema intendo e dobbiamo dircelo, sennò a che serve stare qui a parlare? Vi do un indizio. Ha a che fare con i disordini alimentari, ma non dipende dal fatto che mangiamo meno. Semmai al contrario. SI mangia troppo. Ma non noi, che appunto mangiamo meno, ma loro. Loro, dai: i cani.

Già, poverini. Ci sono cinque milioni di cani obesi in Italia, dice il solito specialista che vende diete, e soffrono anche di disturbi dell’umore, aggiunge lo psicologo canino, categoria con tassi di crescita cinesi. Provate a mettervi fra Fido e la ciotola e vedrete.

La vostra pancetta può attendere, quella del cane proprio no. C’è la prova costume.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

Il debito pubblico è un problema? Solo per chi non se lo può permettere

Per una curiosa coincidenza, l’ultimo Bollettino economico della Bce pubblica un approfondimento dedicato al paper nel quale l’autore, Oliver Blanchard, arguiva che il debito pubblico non è fonte di problemi per un’economia a patto di avere un tasso di crescita sempre maggiore rispetto al costo complessivo del debito. L’articolo della Bce è un’ottima occasione per fare un passo in avanti e guardare anche altri aspetti del problema, con particolare riferimento al caso europeo, visto che lo studio era riferito agli Stati Uniti.

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L’autunno tedesco fa tremare l’Est europeo. E non solo

Ora che l’autunno economico si affaccia sull’Europa, minacciando anche le regioni più fertili, sarebbe puro esercizio di buon senso domandarsi che ne sarà dei fieri nazionalismi dell’Est europeo, che hanno nutrito interessanti esercizi polemici, come quelli che ispirati dal gruppo di Visegrad, una volta che il gigante tedesco dovesse di colpo ammalarsi per il freddo.

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L’Oro di Bankitalia, ossia l’Oro del Reno ma senza Wagner

L’oro di Bankitalia, dunque. Se fosse solo una questione di soldi, vale a dire del desiderio di impossessarsi del tesoro aureo di via Nazionale, che a prezzi 2017 valeva circa 85 miliardi, non sarebbe più di una riga nelle cronache dell’inesauribile fame fiscale del nostro tempo. E invece l’oro di Bankitalia è un capitolo di una saga assai più intricata che gareggia con quella dei Nibelunghi, con i banchieri centrali a recitare il ruolo dei difensori dell’oro del Reno, da cui si può forgiare l’anello per dominare il mondo.

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Trasparenza e anticorruzione - Monitoraggio flash 2019

Tra il 4 e l’8 febbraio 2019 l'Ossevatorio sulla corruzione nelle amministrazioni pubbliche ha visitato i siti internet di 531 pubbliche amministrazioni appartenenti ai comparti dell’Amministrazione centrale (24), Scuola (20)[1], Università (66), Enti pubblici di ricerca (20), Regioni (20), Province e città metropolitane (102), Comuni capoluogo (108), Aziende sanitarie locali (101), Aziende ospedaliere e Irccs (70). In termini di personale gli enti monitorati rappresentano i 2/3 della pubblica amministrazione.

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