16. 09. 2019 Ultimo Aggiornamento 10. 09. 2019

Le tante ombre del miracolo tedesco

di Maurizio Sgroi*

Anche stamattina mi sono svegliato con la voce di qualcuno che ammoniva circa “la grande emergenza rappresentata dalla mancanza del lavoro”. Che poi è una variante di un altro motto oracolare che avrete sentito migliaia di volte in questi anni tormentati: servono le riforme.

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Stranezze italiane: l’unico mattone che non rende è quello dell’Inps

di Maurizio Sgroi*

La débâcle dell’Immobiliare Nazionale della Previdenza Sociale, secondo o terzo nome dell’Inps, è scritta nei conti e nelle relazioni che l'hanno accompagnata. La commissione parlamentare di controllo sugli enti di previdenza e la Corte dei conti, che al patrimonio immobiliare dell’Inps hanno dedicato pagine e approfondimenti, lo dicono a chiare lettere: il mattone dell’Inps vale oltre 1,8 miliardi di euro eppure riesce a spuntare rendimenti negativi. Un altro triste primato della cosa pubblica.

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Anomalie italiane. L’incredibile odissea della gestione degli immobili di Stato

di Maurizio Sgroi

Sono il convitato di pietra di ogni discussione pubblica. Il Moloch che campeggia rassicurante sulle pagine dei giornali ogni volta che si parla di risanamento dello Stato. Rappresentano, insieme al cosiddetto patrimonio mobiliare, la ricchezza pubblica italiana calcificata da svariati decenni fra le pieghe del bilancio statale: sono gli immobili dello Stato.

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L'ossessione italiana di nome spending review

di Maurizio Sgroi*

Cosa sappiamo del bilancio dello Stato? In tempi in cui si parla ossessivamente di spending review finisce che tutti insistono sulla necessità di tagliare la spesa pubblica, dando per scontato che si sappia come lo Stato spende i suoi soldi. Ma è davvero così? Prima di reclamare un taglio delle spese pubbliche sarebbe meglio perdere qualche ora per conoscerle. Sennò, come si fa a decidere?

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Ecco come e tra chi viene spartito il (poco) risparmio degli italiani

di Maurizio Sgroi*

A un certo punto dobbiamo scegliere. Decidere a chi dare i nostri soldi, pochi o tanti che siano. Di fronte a noi abbiamo due bocche gigantesche spalancate che attendono di essere saziate: lo Stato, affamato da un debito più che trentennale, e la finanza privata, stremata da anni di giochi di prestigio (il caso Mps è solo l’ultimo di una serie lunghissima) e in debito di capitalizzazione.

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Fra qualche anno, Inps sarà l’acronimo di Istituto nazionale pensioni sociali

di Maurizio Sgroi*

Ci siamo armati di pazienza e ci siamo letti il monumentale referto della Corte dei Conti sul bilancio 2011 dell’Inps. Una robetta di oltre duemilacinquecento pagine, fra relazione e allegati, che illustra con dovizia di particolari lo stato di salute dell’Istituto dopo l’incorporazione dell’Inpdap. Un boccone indigesto che rischia di far saltare i conti già traballanti del colosso della previdenza italiana, alle prese con problemi sistemici rilevanti.

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Nell’età dell’euro, ecco com’è cambiata la ricchezza delle famiglie

di Maurizio Sgroi*

In tempi elettorali ragionare sulla ricchezza di un Paese conduce di rado a qualcosa di buono, specie in tempi di crisi. Si offrono strumenti a chi soffia sul vecchio conflitto di classe o a quelli che offrono soluzioni a gettone per questioni complesse come la redistribuzione del reddito o del carico fiscale. E tuttavia chi voglia capire come stiamo oggi non può prescindere dal guardarsi indietro e vedere come stavamo. E l’analisi della ricchezza è un indicatore sociale assai eloquente, a volerlo leggere.

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