24. 01. 2019 Ultimo Aggiornamento 04. 01. 2019

Ancora una sentenza vittoriosa di Adusbef nell’eterno contenzioso con il ceto bancario

Il presidente dell’Adusbef, avv. Antonio Tanza, con un comunicato, ha reso noto che, con sentenza n.733 del 14 marzo 2018, il Tribunale di Vicenza, in persona del Giudice dott. Luigi Giglio, con argomentazione chiara ed inattaccabile, ha stabilito che nelle cause promosse dai risparmiatori contro Veneto Banca spa, prima che questa fosse posta in liquidazione coatta amministrativa dal D.L. n. 99/2017, convertito nella Legge n. 131/2017, non possa essere chiamata in giudizio Veneto Banca, ma Intesa San Paolo Spa, quale successore a titolo particolare, nonché quale responsabile a titolo solidale insieme alla banca cedente, Veneto Banca in Liquidazione Coatta Amministrativa (LCA), oltre che ai sensi dell’art. 2560 c.2 c.c..

La vertenza – si legge nel comunicato - nasce dal giudizio avviato nel 2017 dal legale Adusbef di Bassano del Grappa, avv. Emanuela Marsan, la quale aveva contestato a Veneto Banca spa una serie di vizi nella vendita di prodotti finanziari in danno del suo Assistito. Avverso dette istanze si era costituita Veneto Banca in LCA chiedendo l’estinzione del giudizio nei confronti della stessa per improcedibilità e/o improseguibilità della domanda essendo intervenuta, per l’appunto, una disposizione legislativa di messa in liquidazione coatta amministrativa.

Con un provvedimento, invece, aderente ai principi del nostro ordinamento costituzionale - aggiunge Adusbef - il Giudice di Vicenza ha ritenuto che se da un lato non vi fossero gli estremi per la prosecuzione del giudizio nei confronti di Veneto Banca spa in LCA, in quanto la normativa sulla liquidazione delle banche vieta l’introduzione/prosecuzione dei giudizi nei confronti della LCA, dall’altro ha stabilito che vi è diritto da parte dell’Avv. Marsan, legale Adusbef, di chiamare in causa a titolo di successore particolare, Intesa San Paolo Spa, che di Veneto Banca spa, come noto, ha acquistato un ramo di azienda, giusta contratto notarile del 26/06/2017 tra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca da una parte ed Intesa San Paolo dall’altra.

Il Tribunale di Vicenza, con sentenza emessa in data 14 marzo 2018, ha ritenuto dunque che il decreto Legge 99/17, non prevedendo alcuna deroga alla normativa del codice civile che dispone la responsabilità solidale tra cedente e cessionario, non determini alcuna limitazione di responsabilità nei confronti dei terzi creditori e quindi anche degli azionisti ed obbligazionisti subordinati; non solo, ma ha anche aggiunto che “l’art. 3 del D.L. 99/17 che disciplina la cessione di azienda definendone l’oggetto ed escludendo dal medesimo eventuali obblighi risarcitori, non prevede alcuna espressa deroga all’art. 2560 c.p.c. sicchè quest’ultima norma continuerebbe a regolare i rapporti tra cessionario e soggetti terzi, sommandosi ex lege alla responsabilità del cedente quella solidale del cessionario e determinandosi così la strutturale dissociazione tra l’oggetto del negozio di cessione, come designato dall’accordo contrattuale, e il regime di responsabilità verso i terzi”

La decisione del Tribunale Civile di Vicenza – sottolinea Adusbef – fa il pari con analoga decisione assunta, questa volta in sede penale, dal GUP di Roma nel procedimento penale nei confronti di Veneto Banca e degli ex amministratori all’udienza del 26/01/18, imputati dei reati di aggiotaggio ed ostacolo alla vigilanza, che aveva autorizzato la chiamata di Intesa San Paolo quale responsabile civile.

Conclude poi il Tribunale asserendo che: “altrettanto chiaro appare, ad opinione del giudicante, che da tale conclusione deriva la limitazione di responsabilità per i debiti pregressi solo nei rapporti tra parti del negozio e non già nei confronti dei terzi creditori” (risparmiatori ndr). il Giudice ha deciso che il processo proseguirà nei confronti di Intesa San Paolo, facultando l’avv. Marsan alla chiamata in giudizio di Intesa San Paolo spa.

Per l’Associazione presieduta dall’avv. Tanza, si tratta di una importante decisione che apre uno spiraglio in un gravissimo scandalo bancario, che ha visto coinvolte 210.000 famiglie, indotte ad acquistare obbligazioni e soprattutto azioni illiquide delle Banche Venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca).

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