21. 09. 2018 Ultimo Aggiornamento 20. 09. 2018

Polizze “Unit Linked”, sentenza Cassazione apre a contenziosi e risarcimenti per gli assicurati

Il vizietto delle compagnie di assicurazioni di camuffare, spacciando per polizze vita, (la “polizza” è l’investimento che fa assumere alla compagnia l’assunzione del rischio di performance e la protezione del capitale), rischiosi prodotti finanziari di investimenti ordinari (Unit Linked), che non garantiscono la restituzione del capitale “investito”, è stato scoperto e smontato dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 10333/2018 (pubblicata il 30 aprile 2018), a conferma di una pronuncia della Corte di Appello di Milano.

La differenza tra polizze assicurative e contratti di investimento, sta nella salvaguardia dell’integrità del capitale investito, che non può essere messo a rischio ed addossato all’investitore: se viene a mancare la garanzia della conservazione del capitale alla scadenza, il prodotto oggetto dell’intermediazione – scrive la Cassazione – deve essere considerato un vero e proprio investimento finanziario da parte degli assicurati e non una polizza assicurativa sulla vita.

La Suprema Corte, richiamando la sentenza n. 6061/2012, con la sentenza in rassegna ha stabilito che, al di là del nome che le viene dato, la polizza assicurativa sulla vita, deve essere identificata come quella in cui il rischio dell’assicurato – cioè l’evento relativo alla sua esistenza – è assunto dall’assicuratore, mentre si tratta di un contratto di investimento finanziario quando il rischio di performance viene completamento assunto dall’assicurato.

Richiamando, altresì, le comunicazioni Consob (DI/98086703 del 4 novembre 1998 e DIN/6022348 del 10 marzo 2006) relative alla possibilità per le società fiduciarie, alle quali è consentito, come previsto dalla legge n.1966 del 1939, di rendersi intestatarie di contratti di investimento e di contratti di negoziazione e raccolta ordini per conto dei propri fiducianti, la Cassazione ha ribadito che l’intermediario è obbligato a fornire con chiarezza, tutte le informazioni adeguate sulla natura, i rischi e le implicazioni delle operazioni o del servizio la cui conoscenza è necessaria per effettuare consapevoli scelte d’investimento o disinvestimento.

La segnalazione dell’eventuale inadeguatezza dell’operazione deve essere indirizzata al cliente-fiduciante, la cui omessa informativa al cliente comporta la risoluzione del contratto con l’assicurazione, con la restituzione del capitale versato e il relativo risarcimento dei danni.

Poiché lo scorso anno i premi raccolti tramite polizze di ramo III sono stati di circa 28 miliardi di euro, in crescita del 33% sul 2016, contro un calo del 18% per le polizze tradizionali (cosiddetto ramo I) a 50 miliardi di euro, moltissimi assicurati che hanno subito perdite potenziali, o coloro che hanno polizze in scadenza, hanno l’opportunità – con l’assistenza legale di Adusbef – di impugnare i contratti e pretendere la restituzione del capitale integrale oltre ad un congruo risarcimento dei danni.

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