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Lunedì, 22 Lug 2024

L'attenzione dei mass media è concentrata, comprensibilmente, sulla morte di Prigozhin e sul discorso funebre di Putin. Un po' tutti i commentatori si fanno la domanda: è cosa che rafforza l'autocrate del Cremlino, e quindi la sua guerra d'aggressione in Ucraina, o no? Le ipotesi che si fanno sono molteplici e anche contraddittorie fra loro.

L'unica cosa certa è che la morte del brutto ceffo capo della Wagner non giunge inaspettata, se si considera come nel regime autocratico di Putin si risolvono di regola i dissidi politici, sia con gli oppositori democratici che con quelli animati da tutt'altre intenzioni.

La guerra in Ucraina, intanto, continua belluinamente, sebbene comincino a sentirsi nell'un campo e nell'altro sommovimenti che potrebbero indurre ai sospirati negoziati fra Russia e Ucraina; escludendosi che il conflitto, sanguinoso per le popolazioni civili ucraine e per i soldati dell'una e l'altra parte, possa risolversi sul campo militare.

Molte le iniziative diplomatiche provenienti da molte direzioni ma non dall'Europa sopraffatta, fin dall'inizio, dalla Nato. L'ultimo a rilevare la mancanza dell'Ue nel campo dell'iniziativa diplomatica per la pace è stato il cardinale Zuppi inviato speciale del Papa per la pace in Ucraina. “Fa troppo poco, - ha detto al tradizionale meeting di Comunione e liberazione di Rimini - dovrebbe fare molto di più. Deve cercare in tutti i modi di aiutare iniziative per la pace, seguendo l'invito di papa Francesco a una pace creativa”.

Intanto Papa Francesco, con il cardinale Zuppi medesimo, continua indefesso la sua iniziativa pacifista a tutto campo ricordando in continuazione ad ogni Angelus, e anche in altre occasioni, gli effetti dell'aggressione putiniana sulle popolazioni ucraine. Dopo la visita a Kiev, Mosca e Washington, Zuppi aspetta ora di andare a Pechino.

Qualche giorno fa Papa Francesco ha ricevuto in udienza il capo di stato maggiore americano generale Mark Milley che, come si sa, da molto tempo sostiene che non può esserci vittoria sul campo. Neanche con gli aerei F16 in mano all'esercito ucraino, secondo il generale statunitense, la situazione potrà cambiare granché. Opinione alquanto sgradita al Presidente Zelensky, almeno in questa fase in cui le truppe ucraine sono impegnate nella controffensiva e lui è impegnatissimo a chiedere ad americani ed europei gli F16.

Il generale Mark Milley è cattolico, nominato da Trump nel 2016 tra un mese dovrà lasciare il suo incarico per avvicendamento. Nel colloquio con il Papa, non hanno parlato solo di Ucraina ma anche di Africa dove, con il golpe antidemocratico dei militari in Niger, si sta creando un altro elemento di instabilità in un continente che non ha pace, sottoposto a innumerevoli appetiti neocoloniali e a molte guerre civili e tribali indotte da grandi e piccole potenze extra continentali e dall'integralismo dell'Isis con le inevitabili e conseguenti emigrazioni di gente disperata verso l'Europa che fanno spessissimo del Mediterraneo un cimitero a cielo aperto.

Il fatto che il generale Milley, con le sue posizioni sul conflitto ucraino, sia stato ricevuto dal Papa, non è da sottovalutare. C'è una convergenza politica fra Papa Francesco e il generale americano: la soluzione politica e diplomatica della guerra in Ucraina. Una convergenza di ispirazione diversa; una religiosa e umanitaria che guarda al mondo multipolare e globale e che privilegia gli umili e gli ultimi, l'altra più strettamente legata a valutazioni di tipo militare. Almeno così appare quest'ultima.

Non è da escludere l'ipotesi, suffragata da molti episodi, che Biden, in vista delle elezioni del prossimo anno in cui sarebbe meglio per lui non presentarsi con un conflitto in corso con la Russia, seppur per interposta persona, stia cercando una strada per indurre Zelensky al compromesso; se non subito almeno a controffensiva ucraina esaurita. A questo proposito le posizioni del generale Milley potrebbero tornare utili e l'interlocuzione con Papa Francesco sommamente necessaria allo scopo di fermare la guerra.

Il rimprovero, sopra ricordato, che il cardinale Zuppi ha rivolto all'Europa lo si può rivolgere anche al campo progressista e alla sinistra italiana (Pd, M5s, Avs) che continua a non avere e, a quanto pare, nemmeno a pensare di avere una posizione sulla necessità di un'azione diplomatica dell'Italia e dell'Europa in grado di farla uscire dalla prostrazione alla Nato.

Per uscire da un immobilismo afasico e subalterno potrebbero almeno proporre nel parlamento italiano e nell'europarlamento un sostegno alle iniziative del Papa.
Ma dovrebbero saper fare politica, e in questo campo, finora, non mostrano proprio di esserne in grado.

Aldo Pirone
scrittore e editorialista
facebook.com/aldo.pirone.
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