23. 10. 2017 Ultimo Aggiornamento 20. 10. 2017

Ogs: i numeri dell'ultima gestione certificata dalla Corte dei conti

Categoria: Altri Enti

La Sezione controllo sugli enti della Corte dei conti, con determinazione n. 57/2017, lo scorso 16 giugno ha comunicato al Parlamento la Relazione sulla gestione finanziaria, per il biennio 2014-2015, dell’Istituto Nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs), con sede a Sgonico (Trieste), ente di ricerca a carattere non strumentale, posto sotto la vigilanza del Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica (Miur).

Dalla nota conclusiva del predetto documento, emerge, tra l'altro, che, mentre la gestione finanziaria dell’Ogs, nel 2014, ha registrato un forte incremento delle entrate complessive rispetto al precedente esercizio (+126,3 per cento), nel 2015, ha avuto una decisa flessione (-54,7 per cento).

In particolare, nell’esercizio 2015, vi è stata una sensibile contrazione delle entrate correnti (-16,3 per cento), dovuta alla riduzione dei trasferimenti statali, (-13,5 per cento) nonché alla notevole flessione (-42,9 per cento) delle entrate derivanti da contratti e convenzioni per l’esecuzione di programmi di ricerca.

I giudici contabili rilevano, invece, un lieve incremento dalle entrate commerciali, derivante dalla fornitura di servizi nel settore della ricerca applicata (+3,8 per cento, nel 2014 e +2,1 per cento, nel 2015).

Nell’ambito delle entrate di parte capitale – prosegue la Relazione - la forte contrazione registrata nel 2015 (-99,5 per cento) è dovuta ad un contributo di 1,8 mln assegnato per il solo 2014, per operazioni di ripristino della nave OGS Explora.

Per quanto riguarda la spesa, nell’esercizio 2014, l’aumento delle spese totali, al netto delle partite di giro rispetto al precedente esercizio (+21,8 per cento), è stato originato, soprattutto, dalla rilevante crescita delle spese in conto capitale, (+240,4 per cento) collegate prevalentemente alla realizzazione delle nuove strutture; modesto è stato, invece, l’incremento delle spese correnti (+4,9 per cento). Nel 2015, di contro, il totale delle spese, al netto delle partite di giro, ha registrato un decremento, rispetto al 2014, del 20,1 per cento: tale diminuzione ha riportato le spese totali ad un livello prossimo al valore registrato nel 2013.

Entrambi gli esercizi si sono chiusi con un disavanzo finanziario di competenza: quello del 2015, per euro 2.152.266, con un incremento (+10,9 per cento) rispetto al disavanzo 2014, pari ad euro 2.414.862; tuttavia, l’incidenza delle singole componenti è diversa.

Nel 2014, infatti, si è registrato un consistente avanzo della gestione corrente, pari ad euro 2.989.114, a fronte di un disavanzo delle partite in conto capitale, pari ad euro 5.208.436, collegato anche alla realizzazione delle nuove strutture operative dell’ente, nonché di quello della gestione dei mutui, pari ad euro 195.540.

Nel 2015, invece, l’avanzo delle partite correnti si è contratto sensibilmente (-94 per cento), scendendo ad euro 179.240; nel contempo, anche il disavanzo delle partite in conto capitale ha fatto registrare una flessione significativa (-57,7 per cento), assestandosi ad euro 2.203.752, come pure quello, di euro 127.754, derivante dalla gestione dei mutui (34,7 per cento).

La gestione di entrambi gli esercizi ha conseguito risultati di amministrazione positivi, pur dovendosi evidenziare un loro progressivo, sia pure percentualmente modesto, decremento: infatti, l’esercizio 2014 si è chiuso con un avanzo di amministrazione di euro 4.578.238 (- 4,9 per cento) e quello 2015 di euro 4.493.787 (- 1,8 per cento).

Come risulta dai prospetti contenuti nella nota integrativa - evidenzia la Corte - sia l’avanzo 2014 che quello 2015 sono in notevole parte vincolati (nel 2014, euro 2.693.387 e nel 2015, euro 3.588.038) per: la costituzione del fondo residui perenti; la copertura delle spese del personale a termine il cui finanziamento è coperto dalle entrate acquisite dalle Sezioni di ricerca, il ripristino del fondo imprevisti; la reiscrizione del fondo accantonamento quote Tfr/Tfs di personale proveniente da altri enti; il ripristino del fondo svalutazione crediti.

Nell’ultimo esercizio considerato, in controtendenza rispetto agli esercizi 2014 e 2013, risulta rilevante l’incidenza dei residui, sia attivi che passivi, degli esercizi precedenti sul totale dei residui; i residui attivi degli esercizi precedenti rappresentano, infatti, il 59,8 per cento del totale ed i residui passivi degli esercizi precedenti il 57,8 per cento del totale; va, nel contempo, preso atto che, come risulta dal giornale dei residui, sono stati eliminati per insussistenza residui attivi, nel 2014 per euro 147.547 e nel 2015 per euro 89.485, nonché residui passivi per i considerevoli importi di euro 2.324.565 nel 2014 ed euro 2.157.299 nel 2015, in gran parte afferenti spese correnti del titolo IV per l’esecuzione di programmi di ricerca istituzionali (euro 1.374.062, nel 2014 ed euro 1.624.817, nel 2015).

Al riguardo, in sede istruttoria - precisa la Corte - l’ente ha rappresentato quanto segue: il valore elevato di detti residui si spiega in quanto l’art.27, c.4, del regolamento di contabilità all’epoca vigente consentiva l’assunzione di “impegni di stanziamento” sui progetti di ricerca, con accertamenti in entrata nello stesso esercizio; la loro eliminazione è dovuta alla circostanza che si tratta principalmente di spese per il personale a tempo determinato finanziato con i fondi per la ricerca impegnati in esercizi precedenti (precisamente, per euro 1.230.151, nel 2014, ed euro 1.401.610, nel 2015), per cui la “tecnica contabile all’epoca utilizzata” prevedeva, in termini di cassa, il ricorso ad “anticipazioni” sui fondi dell’esercizio e, contestualmente, l'eliminazione di residui passivi i cui valori venivano ad essere “recuperati” in sede di applicazione dell’avanzo.

In ordine a tale anomala procedura contabile - si legge sempre nella Relazione - che non risulta aderente ai principi contabili di chiarezza e veridicità, cui gli enti pubblici devono uniformare i documenti di bilancio, determinano il formarsi di residui passivi, la cui insussistenza non si correla alla mancanza dei presupposti per la loro conservazione in bilancio. L’ente stesso – aggiungono i giudici contabili - ha dichiarato tuttavia che, a partire dall’esercizio 2016, ha provveduto ad adottare un diverso criterio di contabilizzazione delle spese in questione, che utilizza la quota vincolata dell’avanzo di amministrazione.

La Corte ha invitato, comunque, l’ente a proseguire l’attività tesa a verificare la permanenza delle condizioni per la conservazione dei residui attivi e passivi, considerato anche che alcuni di essi provengono da esercizi remoti.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


I cookie ci aiutano a fornirti i nostri servizi. Utilizzando i nostri servizi, accetti le nostre modalità d'uso dei cookie. Per saperne di più