22. 07. 2018 Ultimo Aggiornamento 19. 07. 2018

Cnr: per far fronte a due maxi risarcimenti, falcidiato il fondo di riserva

Categoria: Cnr

Nel bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2018, approvato lo scorso 28 novembre dal cda del Cnr, presieduto da Massimo Inguscio, è iscritto - come per gli esercizi precedenti - un "Fondo di riserva" che, per l’anno in corso, ha una dotazione di 6,6 milioni di euro, per fronteggiare spese urgenti, improrogabili e impreviste.

Allo stato, non appare difficile ipotizzare che nei prossimi mesi il cda verrà chiamato a rimpinguare, con un’apposita vaziazione di bilancio, il predetto Fondo, dal momento che dopo appena due mesi dall’inizio del corrente esercizio, con delibere dello stesso cda nn. 33 e 34 del 6 marzo 2018, quasi 2 milioni sono stati prelevati, per fronteggiare due maxi risarcimenti che la Giustizia ha posto a carico dell’ente di piazzale Aldo Moro.

Il primo dei due indennizzi, per un importo di circa 1.330.000,00 euro, deriva da una sentenza (n.325/2017), emessa dal Tribunale di Massa, che ha riconosciuto l’A.U.S.L. n. 1 di Massa e Carrara ed il Cnr - Istituto di Fisiologia Clinica Creas di Pisa - responsabili delle lesioni subite da una paziente, poi deceduta, durante un intervento chirurgico risalente al 9 settembre 2005, con condanna dei due enti, in solido, al pagamento della predetta somma a favore degli eredi della de cuius, oltre alle spese legali, liquidate complessivamente in euro 32.480,50 e al compenso per il Ctu.

Avverso la decisione del Tribunale, sia la A.U.S.L. che il Cnr hanno proposto ricorso in appello, eccependo difetto di legittimazione passiva, e contestando la quantificazione del danno.

La Corte d’Appello di Genova, in attesa di pronunciarsi nel merito del ricorso, ha accolto l’istanza di inibitoria presentata dall’A.U.S.L. di Massa, sospendendo l’esecutivià della sentenza, ma solo per essa e non per il Cnr, la cui difesa non ne aveva fatto esplicita richiesta nell’atto di appello ma si era associata, in sede di costituzione in giudizio, all’istanza avanzata dall’Azienda sanitaria. Tale scelta è stata ritenuta inammissibile dalla Corte territoriale.

La conseguenza è stata che le controparti risultate vittoriose innanzi al Tribunale di Massa (gli eredi della paziente deceduta) hanno chiesto al Cnr l’intero risarcimento riconosciuto dal Giudice di primo grado, al quale come detto, l’ente ha dovuto far fronte attingendo dal Fondo di riserva e in attesa dell’esito dell’appello pendente innanzi alla Corte Territoriale del capoluogo ligure che, in caso di accoglimento, permetterrebbe allo stesso ente di recuperare l’intera somma versata o la metà della stessa qualora, in caso di rigetto, fosse confermata la legittimazione passiva anche della A.U.S.L. di Massa.

Il secondo risarcimento, per un importo complessivo di circa 655mila euro, oltre spese legali, è stato posto a carico del Cnr dal Tribunale di Napoli con sentenza n. 4001/2017, che ha accolto il ricorso proposto dagli eredi di un ex dipendente, già in forza all'Istituto Motori dell’ente, che, nello svolgimento di mansioni tecniche - ad avviso dei ricorrenti - aveva operato in ambiente nocivo, con esposizione a fibre di amianto che gli avevano determinato l'insorgenza di malattia, consistente nella "fibrosi polmonare da asbestosi", che ne aveva causato il decesso nell’anno 2007.

Il Cnr, costiuitosi in giudizio, contestava la domanda in fatto ed in diritto chiedendone il rigetto.

La relazione del Consulente tecnico d’ufficio (Ctu) nominato dal Tribunale concludeva per la riconducibilità della patologia contratta dall’ex dipendente del Cnr all'ambiente lavorativo e l'ascrivibilità dell'evento morte alla suddetta malattia.

Il Tribunale, condividendo la relazione tecnica, affermava la sussistenza del nesso causale tra la patologia e il decesso e, per l’effetto, condannava l’ente datore di lavoro a risarcire gli eredi del de cuius nella misura complessiva sopra indicata.

L’Avvocatura dello Stato, ritenendo la sentenza immune da censure, non proponeva appello, per cui la stessa passava in giudicato.

Il 2018, dunque, in fatto di risarcimenti, potrebbe essere un annus horribilis per l’ente presieduto da Massimo Inguscio e ciò in quanto - come risulta al Foglietto – in attesa di decisione vi sarebbero numerose altre richieste risarcitorie risalenti ad apoca precedente al 2007, causate dall’attività sanitaria esercitata dall’Istituto di Fisiologia Clinica Creas di Pisa.

Forse sarebbe opportuno che il Cnr si dotasse per tempo di un "Fondo di riserva" ben più cospicuo di quello in essere, per far fronte, senza sommovimenti finanziari, a nuove condanne risarcitorie, che appaiono tutt’altro che improbabili.

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