Categoria: Crea

di Biancamaria Gentili

Da domani, Giovanni Lo Piparo da  Bagheria, dove è nato il 17 marzo 1944, dopo una vita da grand commis nell’amministrazione statale, non sarà più il direttore generale del Cra.

Lascia l’incarico di top manager per scadenza di contratto, dopo aver dominato ininterrottamente la scena nell’ente di ricerca di via Nazionale dal 3 dicembre  2007 a oggi.

L’attuale commissario straordinario del Cra, l’ex senatore Domenico Sudano, pupillo dell’ex ministro delle Politiche agricole Saverio Romano, aveva addirittura cercato di “licenziare” Lo Piparo con un mese di anticipo, ma il “direttorissimo”, come lo chiama(va)no in via Nazionale, ha saputo resistere da par suo, con una memorabile lettera destinata a entrare nell’archivio storico del Cra.

Non meno leggendaria, però, è la missiva spedita da Lo Piparo il 15 novembre scorso, che rappresenta una sorta di testamento spirituale.

Dopo tanti anni in cui ha impersonato l'ente, come Cuccia a Mediobanca, anteponendo "l'interesse generale a quello particolare, rappresentato dalla sensibilità ferita", Lo Piparo, oggetto di "aggressività e livore, verbali e scritti, manifestati dalla struttura commissariale", ha deciso di disertare l'ultima riunione di contrattazione sindacale, non senza, però, aver delegato suo sostituto “Ida Marandola, dirigente generale della Direzione centrale affari giuridici, che su mie precise e particolareggiate indicazioni ... è capace e pienamente in grado di sostenere le ragioni sottese ai vari argomenti all’o.d.g.”.

Nell'ora del commiato, due particolari, meglio di ogni altra cosa, illustrano l'uomo: la  puntuale delega a rappresentarlo, per "non rendere monca la delegazione preposta alle trattative", e il premuroso invito, affidato a un post scriptum, a cercare per il personale "a causa della situazione generale del Paese, soluzioni pronte e immediatamente monetizzabili".

Ancora una volta, come sempre, per "non distruggere quel clima di operosità creato nell'ente con tanta fatica in questi lunghi ed operosi anni di lavoro".

Fedele a se stesso, egli è rimasto dunque "operoso" fino all'ultimo, pur non celando la sua dolorosa estraneità all'opaco momento in cui l'ente si dibatte.

A rimpiangerlo forse saranno in pochi ma a tirare un sospiro di sollievo sarà sicuramente l’erario, che non sborserà più la somma record di 270 mila euro, che annualmente, dal 2007 a oggi, il Cra ha versato al “direttorissimo” Giovanni Lo Piparo.

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