Categoria: Crea

di Roberto Tomei

In preda a un irrefrenabile slancio d'amore verso i dipendenti pubblici, la Civit (Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche) si è mobilitata per migliorarne il benessere, chiedendo adeguato supporto a tutte le amministrazioni.

Tra queste, il Cra ha dato subito la sua entusiastica adesione, impegnandosi a inviare nei prossimi giorni un questionario ai propri dipendenti, il cui contenuto è stato anticipato a tutti i sindacati con una nota a firma di Ida Marandola, direttore generale f.f..

Nell'assicurare che l'acquisizione delle informazioni avverrà in forma anonima, l'ente di via Nazionale si augura "un alto livello di adesione", ma non può fare a meno di avvertire, sia pure in via assai incidentale, che la compilazione del questionario medesimo è facoltativa.

Chi non vuole, perciò, non è tenuto a riempirlo.

Vedendo tanti fogli pieni di palline vuote, che inanellano domande dirette a sapere se il personale è “per nulla d'accordo” o, passando per gradi intermedi, “del tutto d'accordo” su questo o quest'altro aspetto del lavoro, abbiamo cercato di capire che cosa vanno cercando di carpire al povero dipendente, naturalmente per farlo stare meglio.

Vabbè che il fine giustifica i mezzi, ma le domande sono proprio parecchie, tanto da essere state divise in cinque gruppi, per un totale di centoquindici quesiti: roba da far impallidire persino gli autori dei questionari censuari.

Già al primo impatto, si capisce subito che per rispondere occorre essere onniscienti. E infatti, crediamo che siano veramente pochi quelli in grado di dire se il loro luogo di lavoro è sicuro o meno.

Per altre domande si incontrano non minori difficoltà. Come si fa a stabilire se si è trattati "correttamente" con riferimento alla propria razza, lingua, religione, opinione politica o appartenenza sindacale!?!

Per non parlare, poi, del quesito se uno si sente parte di una squadra, che più che al lavoro in un ente fa pensare all'impegno nel calcio o, tutt'al più, in un commissariato di polizia in versione televisiva. Ovvero dell'altro quesito in cui si chiede se si è a conoscenza delle strategie dell'amministrazione e se ne condividono gli obiettivi, domande cui forse sanno rispondere soltanto presidenti, direttori e consiglieri di amministrazione, e, tra questi, forse nemmeno tutti.

C'è poi tutta una serie di domande sul "Capo", che ormai non si chiama più così da nessuna parte e  che fanno inevitabilmente pensare al decalogo del “Capo che ha sempre ragione, non mangia ma si nutre …”, e così via.

Talmente tante, infine, le domande su affermazioni e comportamenti a sfondo sessuale, che non si capisce se il dipendente si trova in un luogo di lavoro o sul set di un film osé.

L'ultimo e meno corposo gruppo di quesiti riguarda i dati anagrafici, ma una clemente avvertenza precisa che è "a compilazione facoltativa". Specificazione quanto meno sorprendente, dato che a essere facoltativa, come già fatto notare, è la compilazione dell'intero questionario. Per di più, qui c'è la "guida", che mostra proprio poca fiducia nell'intelligenza delle persone, visto che laddove si deve precisare il "genere sessuale", severamente avverte di scegliere “o solo maschio o solo femmina” (sic!).

C’è da scommettere che, tra gli stoici dipendenti che decideranno di rispondere, non saranno pochi ad avvertire una sensazione di malessere, esattamente l’effetto contrario di quello auspicato dall’amministrazione.

Non è specificato, infine, quando dovrà essere compilato il questionario: se nelle ore di lavoro ordinario, durante lo straordinario ad hoc concesso e retribuito oppure a casa, con consequenziale recupero della giornata lavorativa. Parliamoci chiaro: per compilarlo con scienza e coscienza, di tempo ce ne vuole. Eccome.

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