20. 11. 2019 Ultimo Aggiornamento 05. 11. 2019

Il Crea nomina un direttore generale facente funzioni. Per un quadriennio

Categoria: Crea

LOGO CREA HQDopo aver licenziato lo statuto e i regolamenti, il Commissario straordinario del Crea, ente succeduto al Cra, nei giorni scorsi ha decretato la nomina del nuovo direttore generale, anche se solo facente funzioni (f. f.).

Secondo quanto indicato nel suo decreto n. 9 del 29 gennaio scorso, egli ha deciso di conferire il prestigioso incarico alla dott. Ida Marandola, proveniente dall’ex Cra (dove già ricopriva da qualche anno analogo incarico di dg f.f.), che per il disimpegno delle sue funzioni sarà ricompensata con 219.317.03 euro, totale annuo lordo s’intende, tale essendo il corrispondente trattamento economico, anch’esso stabilito con decreto, sempre del commissario, n.113 del 14 dicembre 2015.

Nel decisum del predetto decreto si legge che l’incarico, decorrente dal 1° febbraio scorso, ha durata quadriennale ma cesserà anticipatamente qualora, nel corso del quadriennio, dovesse verificarsi il rientro in servizio del precedente drettore generale ovvero la nomina del direttore generale del Crea, all’esito dell’espletamento della relativa procedura selettiva.

La formula usata ci pare alquanto singolare, dato che il f.f., in quanto tale, è per sua natura sottoposto a un termine di scadenza, onde non si capisce la necessità di fissarlo nel quadriennio. Men che meno si comprende l’espresso riferimento al precedente direttore, già sospeso dal servizio, dato che - se non andiamo errati - il suo periodo di permanenza nell’incarico in questione dovrebbe scadere entro marzo prossimo, sicché il suo ritorno al Crea (già Cra) appare del tutto implausibile.

E’ pacifico, invece, che, quando viene nominato il direttore generale pleno iure, quello f.f. deve andarsene. Tanto valeva allora nominare solo un f.f., ma senza indicare che il suo incarico ha durata quadriennale. Se un f.f. dura in carica 4 anni, quanto dovrebbe restare in sella uno pleno iure!?!

Di fronte a certe situazioni, ci viene il dubbio (solo il dubbio, per carità) che forse coglieva nel segno chi sosteneva che in Italia non c’è niente di più definitivo del provvisorio.

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