Categoria: Ingv

altIl pasticcio pisano, oltre a essere particolarmente indigesto, sta costando davvero salato all’Ingv presieduto da Stefano Gresta, se è vero - come è - che il 3 giugno scorso l’ente di via di Vigna Murata ha dovuto sborsare qualcosa come 938.918,55 euro, per far fronte a un atto di precetto notificato dalla società Sviluppo Pisa, interamente posseduta dal Comune della Torre pendente.

Il tutto trae origine dall’ormai annoso contenzioso riguardante un edificando immobile, che nel 2009 l’Ingv si era formalmente impegnato ad acquistare per circa 9 milioni di euro dalla società Sviluppo, per trasferirvi la propria sede territoriale tuttora ubicata a Pisa, in via della Faggiola, in virtù di un contratto di locazione da tempo disdetto dalla proprietà.

Nel 2013, l’ente presieduto da Stefano Gresta, invocando asserite inadempienze da parte della società pisana ed anche motivi di spending review, deliberava di risolvere il contratto e di avviare un’azione giudiziaria dinanzi al Tribunale di Pisa contro la stessa società.

Quest’ultima decideva di passare al contrattacco e citava a sua volta in giudizio l’ente innanzi al Tribunale di Roma, che con una sentenza dell’ottobre scorso, condannava l’Ingv a pagare alla società la somma di 900 mila euro.

La sentenza, munita di formula esecutiva, veniva notificata il 29 settembre 2014 all’Ingv che, non avendo provveduto al pagamento di quanto dovuto nei termini di legge, si esponeva all’atto di precetto, che puntualmente veniva notificato dalla società creditrice a maggio scorso e saldato (con ulteriore aggravio di spese) dall’Ingv, anche al fine di evitare una esecuzione forzata.

Ma vi è qualche altro particolare che merita di essere ricordato. Il contratto di locazione dell’immobile che oggi ospita la sede pisana dell’ente, ad esempio, scade improrogabilmente il 31 ottobre prossimo, e prevede che, in caso di ritardo nel rilascio dello stabile, venga riconosciuta al locatore, oltre al canone mensile di 9 mila euro, una penale giornaliera di 900 euro, alla quale se ne aggiungerebbe un’altra da 500 euro al dì, qualora il locatore, per rientrare in possesso dell’immobile, fosse costretto a ricorrere al Tribunale per ottenere provvedimento giudiziario di sfratto o titolo esecutivo equipollente.

La sconcertante pasticcio pisano promette, dunque, ulteriori colpi di scena, che potrebbero costringere l’Ingv a nuovi e più consistenti esborsi e la Corte dei conti ad aprire un fascicolo per accertare la sussistenza di eventuali danni all’erario.

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