19. 01. 2022 Ultimo Aggiornamento 18. 01. 2022

Ingv, prima grana per il nuovo cda

Categoria: Ingv

Il nuovo cda dell’Ingv ha fatto appena in tempo a insediarsi, che subito è stato posto di fronte a un vero e proprio aut aut da parte di una società controllata dal comune di Pisa.

La vicenda non è nuova, è esplosa sotto il precedente cda, si trascina ormai da qualche anno ed è approdata addirittura in tribunale, dove le cose non sembrano essersi messe bene per l’ente presieduto da Stefano Gresta.

Se i componenti del nuovo consiglio di amministrazione (di cui due, il presidente Gresta e il consigliere Pino, facevano parte anche del precedente) pensavano di essere estranei alla tenzone, ci ha pensato la società Sviluppo Pisa a tirarli in ballo qualche giorno prima di Natale, con una missiva sulla quale ora dovranno prendere posizione.

Della storia oggetto della controversia, Il Foglietto si è occupato più volte in passato. Si tratta dell’inopinato dietro front da parte dell’Ingv rispetto al contratto preliminare del 14 maggio 2009, con il quale l’ente di via di Vigna Murata si impegnava ad acquistare una parte – circa 3000 mq. – di un edificando edificio di circa 10.000 mq. (denominato Sesta Porta), da destinare a sede dell’Ingv di Pisa, per un costo complessivo di 9 milioni di euro, oltre Iva.

L’edificio – scrive la società Sviluppo Pisa ai membri del cda – è stato realizzato attenendosi rigorosamente alle disposizioni tecniche, progettuali e costruttive indicate dall’Ingv, al fine di renderlo funzionale alle esigenze del committente e non di altri.

Nel 2013, ultimati gran parte dei lavori, la società costruttrice avrebbe maturato il diritto a percepire la somma di oltre 7,5 milioni, oltre Iva, alla quale – una volta ultimati tutti i lavori – si sono aggiunti altri 990 mila euro, sempre oltre Iva, da corrispondere al momento della sottoscrizione del contratto di vendita che, però, non è mai stato formalizzato perché medio tempore l’Ingv - come leggesi nella missiva recapitata ai consiglieri prima di Natale - cambiava idea, in quanto l’immobile non coincideva più con i programmi strutturali e organizzativi dell’ente e con le risorse disponibili e, per giunta, “la crisi immobiliare enfatizza anche il peso di un costo che già in partenza appariva di elevato livello”.

Di fronte al ripensamento dell’Ingv, inevitabile l’approdo della questione in tribunale, dove la società avviava non una, ma tre azioni giudiziali, tutte finalizzate ad ottenete il pagamento delle somme indicate nel contratto preliminare del 2009.

Una delle tre cause si è già conclusa in primo grado, con la condanna dell’Ingv (che per un disguido non si era costituito in giudizio) al pagamento della somma di 900 mila euro, più Iva e più spese legali. L’ente ha proposto appello, con istanza di sospensiva del pagamento. La Corte di Appello di Roma ha rigettato l’istanza e ha fissato per il 30 gennaio 2019 l’udienza di trattazione.

Anche per le altre due azioni giudiziali - tutte contestate dalla difesa dell’ente di via di Vigna Murata, affidata a un legale del Foro di Pisa, che, a quanto se ne sa, sosterrebbe la nullità del contratto preliminare - i tempi della giustizia sono tutt’altro che ravvicinati ed è questo il motivo per il quale la società Sviluppo Pisa, nel frattempo posta in liquidazione, con la citata lettera si è rivolta ai neo consiglieri, proponendo una definizione bonaria della controversia, sulla base di una precedente proposta risalente a settembre 2014: riduzione da 3000 a 1370 mq. della superficie da adibire a sede dell’Ingv di Pisa, con conseguente abbattimento del prezzo da 9 a 5,1 milioni di euro, da pagarsi in tre rate annuali; oppure, locazione al canone annuo di 325 mila euro, o locazione con riscatto per 360 mila euro l’anno, con possibilità – in caso di successivo acquisto dell’immobile – di detrarre i canoni pagati per la locazione medesima.

Qualora il cda dell’Ingv decidesse di valutare la proposta della società, si troverebbe però di fronte un altro ostacolo, che rischia di far lievitare ulteriormente i costi dell’operazione.

Infatti, mentre le controversie facevano, seppure con scarsa speditezza, il loro corso, l’Ingv – al fine di assicurare comunque un tetto ai propri dipendenti operativi nella città della Torre pendente – ha rinnovato il contratto di locazione dell’attuale sede (750 mq., più 100 di giardino) di via della Faggiola Uguccione n. 32, per un altro sessennio (dal 1° novembre 2015 al 31 ottobre 2021), al canone mensile di 13.000 euro (159 mila annui) per i primi tre anni, durante i quali lo stesso Ingv non potrà risolvere anticipatamente il contratto stesso.  

Ne consegue che un eventuale accordo con la soc. Sviluppo Pisa, che comporti l’acquisizione dei nuovi locali da parte dell’Ingv, non esonererebbe l’ente dal pagare comunque quasi mezzo milione di euro al proprietario dell’attuale sede, per l’impossibilità di risolvere la locazione prima della fine del 2018.

In caso di mancato accordo e successiva possibile soccombenza in giudizio, invece, per l’Ingv ci potrebbe essere un vero e proprio tracollo finanziario, i cui effetti rischierebbero di ricadere anche sugli organi di amministrazione, qualora fossero accertate responsabilità agli stessi ascrivibili.

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