17. 10. 2021 Ultimo Aggiornamento 15. 10. 2021

Ingv e concorsi. Quel pasticciaccio brutto di via di Vigna Murata

Categoria: Ingv

Nonostante le festività natalizie, per l’amministrazione dell’Ingv le ultime settimane sono state ricche di colpi di scena, alcuni dei quali hanno imposto scelte draconiane che hanno fortemente preoccupato il personale dell’ente, anche se ben poco è trapelato al riguardo. Cerchiamo, comunque, di fare una sintesi dei fatti recenti, delle loro premesse e delle possibili conseguenze.

Il 17 dicembre scorso, come puntualmente riferito dal Foglietto (e non da altri), il Tar del Lazio ha accolto le istanze di alcuni dipendenti che si trovano nelle cosiddette “graduatorie Mussi” (le graduatorie di merito stilate a valle dei “concorsi Mussi” del 2010, di fatto l’ultima tornata di concorsi per posti a tempo indeterminato banditi dall’Ingv), ma che, pur essendo idonei, non sono stati assunti per “scorrimento” delle medesime graduatorie: in diversi casi perché lo scorrimento ha interessato solo i primi candidati della lista, in un solo caso perché la graduatoria degli idonei non è stata fatta scorrere affatto.

In particolare, il Tar ha accolto la richiesta di sospensione dell’efficacia della Delibera 151 del 24 novembre 2014 , ovvero dello schema di ripartizione delle 200 unità di personale (40 unità annue, per un quinquennio) previste dal piano straordinario di cui al D.L. n. 104/2013 (convertito in L. n.128/2013) e al DM 300 del 5 maggio 2014 del Miur.

Va ricordato che la predetta Delibera 151 fu subito oggetto di numerose critiche, poiché:

- sanava tardivamente ciò che avrebbe dovuto essere fatto all’epoca della elaborazione del Piano Triennale 2014-2016, ovvero stilare un piano assunzioni che indicasse nel dettaglio i profili professionali ritenuti necessari per la vita dell’ente;

- trattava in un unico provvedimento sia i concorsi riservati, sia quelli ordinari, creando le premesse perché un intoppo lungo uno dei due percorsi danneggiasse anche l’altro, circostanza che si è puntualmente verificata;

- in alcuni casi, fotografava un ente “futuribile”, aprendo posti a concorso su settori disciplinari del tutto innovativi per l’Ingv, in contrasto con il fatto che il piano assunzioni avrebbe dovuto riguardare la stabilizzazione di personale in servizio all’Ingv da molti anni, in vari casi, anche più di dieci. Nell'elaborare il piano, il CdA - o chi per esso - avrebbe dovuto fare riferimento ai settori disciplinari previsti nella programmazione degli anni in cui è maturata la necessità di una stabilizzazione dei precari, ad esempio, rifacendosi alla programmazione per il 2007, anno successivo a quello in cui fu elaborato il primo elenco di aventi diritto alla stabilizzazione, ai sensi delle leggi 296/2006 e 244/2007 (per un totale di 117 “stabilizzandi” nei livelli I-III, come ricorda la stessa Delibera 15/2014);

- nonostante nel Piano fosse precisato che “... il CdA ha deciso di organizzare il piano straordinario partendo dal fabbisogno funzionale dell’Ente (fabbisogno che, come si è detto, non è mai stato dichiarato nel Piano Triennale in vigore, ndr) riferito alle esigenze connesse con le attività di: i) sorveglianza sismica e vulcanica del territorio; ii) manutenzione di tutte le reti di monitoraggio; iii) supporto a tutte le predette attività ...", nel Piano stesso si riscontrava una ampia assegnazione di posti a concorso per settori disciplinari che contrastavano con quanto precisato, in quanto nulla avevano e hanno a che vedere con lo spirito del D.L. n. 104/2013 e che non rientrano tra i temi previsti dalla Convenzione tra Ingv e Dipartimento della Protezione Civile (DPC).

Ad esempio, i settori “Geomagnetismo e aeronomia” (2 ricercatori), “Osservazioni geofisiche e monitoraggio per la terra fluida” (2 ricercatori) e, quantomeno pro-parte, “Monitoraggio geofisico per la caratterizzazione crostale e ambientale” (10 ricercatori), a cui vanno aggiunti lo “Sviluppo di tecnologie per le osservazioni ambientali” (4 tecnologi) e “Progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione di sistemi per il monitoraggio e la sicurezza ambientale” (un primo tecnologo), per un totale di 19 posti tra ricercatori e tecnologi.

Ebbene, l’esame delle “graduatorie Mussi”, reso obbligatorio dal D.L. n. 104/2013, e il successivo scorrimento di alcune di esse è avvenuto in mancanza di un quadro di riferimento chiaro delle professionalità per le quali si poteva attingere alle graduatorie stesse, sia nella qualità che nel numero.

Un primo pronunciamento del Tar del Lazio, con le ordinanze nn. 10569/2015 -10570/2015 – 10573/2015 – 3404/2015, chiedeva all’Ingv chiarimenti sul mancato scorrimento delle già esistenti graduatorie di idonei, ribadendo la necessità di stilare con maggior precisione – anche se tardivamente – un piano assunzioni.

La risposta dell’ente presieduto da Stefano Gresta (prossimo alla scadenza del mandato) non deve aver però convinto il giudice amministrativo, che ha disposto la sospensiva della Delibera 151 e di tutte le successive delibere attuative. Nell’Ordinanza del Tar si precisa altresì che “... è già stato fissato il merito del ricorso all’udienza del 5 maggio 2016”

La sospensione dell’efficacia della Delibera 151 ha avuto come primo grave effetto l’interruzione delle procedure in corso per l’assunzione di 28 Cter (decreto 164 del 14 maggio 2015 ). Questo concorso avrebbe dovuto essere completato entro le prime settimane del 2016.

I relativi vincitori, che oggi hanno contratti a gravare sui fondi della convenzione annuale DPC, sarebbero quindi presto passati su fondi ordinari dell’ente – una quota dei due milioni di euro che il Miur riconosce all’Ingv ogni anno per il completamento del piano assunzioni straordinario – liberando così risorse DPC.

Ai primi di dicembre, l’Ufficio Personale aveva già elaborato un piano per il rinnovo dei contratti in scadenza al 31 dicembre 2015. Contando sul risparmio che l’assunzione a tempo indeterminato dei 28 Cter avrebbe comportato, l’Amministrazione si accingeva a rinnovare su fondi DPC ben 119 contratti a termine ex-art. 23, più un certo numero di assegni di ricerca, per un costo di poco superiore ai 6 mln per l’intero 2016, una cifra pari a quella che il DPC concede annualmente per la voce “stipendi” all’interno della convenzione (siglata per il 2016 in articulo mortis il 31 dicembre 2015).

Nelle frenetiche giornate trascorse tra il 18, giorno in cui è scoppiato il caso, e il 31 dicembre, l’Ufficio Personale ha dovuto rivedere i propri piani: la necessità di trattenere su fondi DPC anche i potenziali vincitori del concorso a 28 Cter ha creato uno sbilancio che rendeva impossibile rinnovare i contratti in scadenza a valere sui medesimi fondi DPC per 12 mesi. L’Ingv ha così deciso di rinnovarli tutti ma per soli sei mesi, fino al 30 giugno 2016.

Ed è così che nei giorni del rientro al lavoro dopo le ferie natalizie, numerosi contrattisti, oltre 100, hanno avuto la sgradita sorpresa di vedere i loro contratti dimezzati: un fatto mai accaduto prima nella storia dell’Ingv, aggravato dall’assordante silenzio dei vertici istituzionali sul perché si fosse presa questa decisione e sulle prospettive negative che essa apre.

E’ qui che il pasticcio confezionato dal CdA dell’Ingv tra il 2013 e il 2015 è diventato un pasticciaccio.

Coloro che hanno chiesto spiegazioni hanno, infatti, dapprima ricevuto l’assicurazione che il concorso per i 28 Cter sarebbe stato regolarmente espletato il 29 gennaio, come previsto, e che entro metà febbraio i vincitori sarebbero stati immessi in ruolo, con i conseguenti effetti benèfici sul bilancio dei fondi DPC. Ma è presto emerso che questa immissione in ruolo avrebbe rappresentato una palese violazione dell’Ordinanza del Tar, una responsabilità che in nessun caso la direzione dell’ente si sarebbe assunta. Poi si è detto che in fondo il problema si sarebbe risolto il 5 maggio, giorno in cui è fissata l’udienza di merito, dimenticando, però: a) che la decisione che il Tar deve prendere è resa molto complessa dall’intreccio di situazioni che si è venuto a creare; b) che la sentenza potrebbe essere del tutto sfavorevole all’ente, imponendogli ad esempio una riscrittura della Delibera 151, e, soprattutto, c) che le sentenze del Tar arrivano mediamente due-tre mesi dopo la data dell’udienza di merito.

Dunque, a meno di un miracolo, che l’Ingv potrebbe ottenere ricorrendo al Consiglio di Stato e ottenendo l’annullamento delle molteplici sospensive, il 30 giugno le condizioni che hanno portato ai “contratti dimezzati” saranno del tutto immutate.

Pertanto, ora sono in tanti a chiedersi: con quali risorse potranno essere rinnovati quei contratti per la seconda metà del 2016?

A questo punto verrebbe però anche da domandarsi: come mai nel 2016 l’Ingv fatica a rinnovare contratti che è riuscito ad onorare regolarmente fino al 2015, sapendo che la nuova convenzione annuale con il DPC concede all’ente un aumento non trascurabile rispetto a quella precedente? La risposta è semplice quanto sconcertante, e fa seguito a due recenti scelte della direzione dell’ente di via di Vigna Murata.

La prima scelta è quella di aver trasferito su fondi DPC almeno 24 contrattisti (sul totale dei circa 200 rinnovati il 1 gennaio scorso), che in precedenza erano sostenuti da altri fondi: 4 contrattisti e due assegnisti dal progetto SIGLOD, un contrattista di NEXTDATA, 6 contrattisti del PON MASSIMO, e altri. A parte il fatto che si tratta di progetti che non hanno alcun legame con le attività finanziate dal DPC, qualcuno ha accertato che i fondi di partenza di questi contrattisti siano effettivamente esauriti? O si è consentito piuttosto a qualche titolare di progetto di assumere del personale per poi scaricarne in seguito l’onere sulla “fiscalità generale” rappresentata dai fondi DPC, consentendogli di trattenere per altri utilizzi il tesoretto così risparmiato? Una veloce verifica del DB-Progetti dell’Ingv indica che i tre progetti citati avrebbero ancora capienza nel loro piano finanziario, in un caso anche molto ampia (SIGLOD): e allora?

Torniamo ora sui 200 contrattisti rinnovati il 1° gennaio scorso. Si tratta nel 90% dei casi di “riservisti”, ovvero contrattisti che, avendo avuto almeno tre anni di anzianità al 30 ottobre 2013, sono stati inseriti a termini di legge nel processo di stabilizzazione in corso. Alla fine del 2014 il CdA dell’Ingv ha poi deliberato l’estensione del loro contratto fino al 31 dicembre 2018, a prescindere dall’esito della stabilizzazione e in dispregio di quanto statuito dal comma 3 bis dell’Art. 24 del D.L. 104/2013, che recita: "Fino al completamento delle procedure per l'assunzione del personale di cui al comma 1 e comunque non oltre il 31 dicembre 2018, l'INGV può prorogare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, i contratti di lavoro a tempo determinato in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto. La proroga può essere disposta, in relazione all'effettivo fabbisogno dell'Istituto e alle risorse finanziarie disponibili ed in coerenza con i requisiti relativi al medesimo tipo di professionalità da assumere a tempo indeterminato ai sensi del comma 1 e comunque nel rispetto dei vincoli assunzionali previsti a legislazione vigente."

Numeri alla mano, è evidente a chiunque che alla fine delle selezioni, che avrebbero dovuto svolgersi al più tardi entro il 2016, non meno di 70-80 (ma forse molti di più) di questi contrattisti avrebbero perso (a favore di altri) la loro occasione per essere stabilizzati.

E' quindi del tutto paradossale che l'ente si sia impegnato a rinnovare tutti questi contratti per almeno altri due anni, fino al 2018.

Su quale base giuridica potranno essere rinnovati i contratti di coloro che sono rimasti fuori dalle selezioni? Per fare cosa, visto che l’Ingv, presumibilmente, avrà già assunto le 200 unità di personale che soddisfano "l'effettivo fabbisogno dell'Istituto"? E soprattutto, con quali fondi?

Le prime di queste domande non hanno mai avuto una risposta, né forse potranno mai averla, mentre all’ultima si può rispondere osservando quanto sta accadendo in questi giorni: a margine di una procedura di stabilizzazione straordinaria, che ha concesso all’Ingv un aumento della dotazione organica di quasi un terzo, si è ritenuto di poter iniziare nuovamente a creare precariato, in una misura pari se non superiore a quella che aveva inizialmente spinto il Governo a correre ai ripari.

La prova di questa affermazione è nella seconda delle scelte della direzione dell’Ingv, quella di rinnovare per il 2016 su fondi DPC 20 contrattisti “non-riservisti” (anch’essi per soli sei mesi, come tutti gli altri), tre dei quali con meno di un anno di anzianità complessiva nell’ente, per un costo annuo di quasi un milione di euro.

Senza neanche entrare nel merito dei ricorsi al Tar, i quali, stante la politica ondivaga e reticente del precedente CdA hanno un’alta probabilità di vedere l’Ingv soccombente, queste scelte dell’amministrazione dell’ente hanno dell’incredibile.

Quello che poteva valere per i “riservisti”, non può certo applicarsi ad altri, a meno di non ammettere come normale che tutti i contrattisti dell’Ingv assunti in ogni epoca e a valere sui fondi di qualunque progetto possano essere in seguito trasferiti su fondi DPC, peraltro senza aver verificato puntualmente se i fondi di provenienza siano effettivamente esauriti.

Questo modo di procedere ha una prima grave controindicazione nel fatto che vengono imputati a fondi DPC contrattisti che svolgono attività che nulla hanno a che vedere con la convenzione annuale, il che potrebbe comportare il disconoscimento di quella spesa da parte dello stesso DPC. La seconda grave controindicazione è che il meccanismo ideato non è ovviamente in grado di autosostenersi, ed è destinato a portare le finanze dell’ente al collasso, forse già dall’estate del 2016. La terza – e moralmente più grave – controindicazione risiede nel fatto che i “rinnovi dimezzati”, che colpiscono soprattutto precari storici che da sempre svolgono attività di monitoraggio e sorveglianza di interesse per il DPC, e che rappresentano quindi il target primario del D.L. n. 104/2013, non sono frutto di una riduzione del contributo del DPC stesso – al contrario, come si è visto – ma solo di un autentico “assalto alla diligenza”, che li umilia e diluisce colpevolmente i loro diritti e le loro legittime aspettative. In questo senso la mancata immissione in ruolo dei 28 Cter è stata solo la causa scatenante di una situazione destinata comunque a esplodere, prima o poi.

Queste scelte, coniugate con le prossime scadenze degli incarichi di vertice dell’ente (Presidente, 31 marzo 2016; Direttore Generale, 31 agosto 2016) e con l’escalation del contenzioso a vari livelli, sembrano spalancare le porte a un temuto – ma a questo punto inevitabile, e forse anche opportuno – commissariamento dell’Ingv.

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Coordinatore nazionale Usi-Ricerca/Ingv


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