03. 02. 2023 Ultimo Aggiornamento 01. 02. 2023

Ingv. Il commiato del presidente uscente tra amnesie, omissioni e astuzie

Categoria: Ingv

Ingv logo 400X400 quaterE’ per me un piacere, prima ancora che un dovere, ringraziare tutti coloro che in questi quattro anni, col lavoro, la pazienza, l’impegno, l’entusiasmo, la critica costruttiva, mi hanno aiutato in questo compito, talvolta duro, sempre entusiasmante...”.

Inizia così il messaggio che il presidente uscente dell’Ingv, Stefano Gresta, ha deciso di inviare a tutti dipendenti dell’ente, scegliendo – forse inconsapevolmente – una data simbolica, quella del 1° maggio.

Ma per molti di loro – almeno così ci hanno riferito – l’iniziale benevolenza verso le parole cortesi dell’ex presidente si è trasformata in muto stupore nel leggere l’allegato all’email, sospetto già dal titolo “Sintesi attività 2012-2016 e prospettive”. Prospettive di che? Visto che si tratta di una lettera di commiato.

Lo stupore è diventato via via sbigottimento, fino a degenerare in rabbia, nello scorrere il testo: un documento autocelebrativo, curiosamente datato 8 marzo - data che poi emergerà essere non casuale - ed evidentemente indirizzato a un pubblico molto diverso dal popolo Ingv.

E’ bastata ancora qualche riga per far capire che quel testo non era altro che la lettera con cui Stefano Gresta ha risposto al bando del Miur per la nomina del futuro presidente dell’Ingv: bando che scadeva, appunto l’8 marzo. E se i toni roboanti potevano essere giustificati dalla necessità di fare colpo - peraltro senza successo, come si è visto - su coloro che avrebbero dovuto indicare il nome del prescelto, hanno suonato come una assurda beffa per il popolo INGV, che conosce bene - e in alcuni casi ha vissuto sulla propria pelle - la natura e la qualità dei risultati di questo quadriennio.

La lettera inizia citando una serie di grandi accordi istituzionali, alcuni dei quali già in essere prima dell’arrivo di Gresta, come i programmi comunitari EPOS e EMSO; altri già in nuce, come il PON denominato MED-SUV; o semplici reiterazioni di accordi in piedi da decenni, come quello tra Ingv e USGS.

C’è poi la puntata riguardante i rapporti con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), nella quale Gresta si intesta il merito di aver favorito la costituzione del Centro Allerta Tsunami (CAT) e del Centro di Pericolosità Sismica (CPS), iniziative alla cui realizzazione Ingv e DPC in realtà lavoravano già da anni.

La marcia trionfale prosegue con l’elenco dei risultati ottenuti sotto il profilo gestionale e organizzativo.

Prevedibilmente, Gresta si assegna anche il merito di aver ottenuto le 200 unità di personale concesse dalla Legge 128/2013, che in effetti arriva alla fine di un percorso pluriennale avviato da Enzo Boschi, e di aver varato il piano straordinario di assunzioni attraverso “... una dura attività di coordinamento del processo ...”: omette però di dire che al momento questo processo è bloccato da alcune sospensive del Tar del Lazio, che ha accolto i ricorsi avanzati da diversi dipendenti a contratto.

Si assegna, poi, il merito di aver reso operativa la nuova organizzazione dell’Ingv, quella basata sulle Strutture di Ricerca e sulle Sezioni territoriali, definendolo “... un percorso complesso ...”; ma ancora una volta omette di dire che secondo l’opinione di molti – e soprattutto secondo l’autorevole giudizio del Consiglio Scientifico dell’Ingv – il percorso non solo non è concluso, ma si registrano quotidiane tensioni che più volte hanno portato di Direttori di Struttura a protestare per il progressivo impoverimento del loro ruolo a vantaggio del ruolo dei Direttori di Sezione.

Anche il passaggio autoelogiativo verso “... quel che riguarda la gestione e la ottimizzazione delle infrastrutture ...” stride con una realtà in cui l’organizzazione delle infrastrutture stesse è stata la grande assente del quadriennio grestiano.

Ma la lettera raggiunge l’acme quando cita il pieno impegno di Gresta nel rendere i dati dell’Ingv accessibili alla comunità scientifica e al pubblico, secondo quanto previsto dalla Carta di Berlino, firmata nel 2012.

Sono in molti all'interno dell’Ingv a ricordare quanto scarso sia stato l’interesse della presidenza per questo tema, tanto che - per ammissione dello stesso Gresta - l’approvazione dei “Principi della Politica dei Dati dell’Ingv” (PoliDat) da parte del CdA è arrivata solo a febbraio 2016, ovvero quattro anni dopo che la questione era stata sollevata e a solo ad un mese dalla scadenza del mandato presidenziale.

Il capitolo successivo tratta della gestione delle emergenze sismiche e vulcaniche, e si apre con l’affermazione che il quadriennio 2012-2015 “... è stato caratterizzato da numerosi eventi sismici e vulcanici di notevole impatto sul territorio e sull’opinione pubblica”. Affermazione che si appalesa non proprio vera, visto che l’attività vulcanica del quadriennio è stata nella norma – o forse sotto la norma – e che l’attività sismica ha riguardato solo un terremoto importante, peraltro caratterizzato da esiti tragici: quello che ha colpito l’Emilia nel maggio 2012 e che ha causato 27 vittime, molti feriti e innumerevoli crolli.

Gresta sostiene di essersi “impegnato in prima linea” nella “organizzazione e il coordinamento delle attività in emergenza”, ma è ben noto che l’Ingv affronta le emergenze sismiche con strutture che esistono ormai da molti anni, come facilmente verificabile dall’esame dei documenti programmatici dell’ente: Quest, per l’indagine speditiva degli effetti sul costruito; Emergeo, per l’indagine degli effetti sull’ambiente; Sismiko, per il coordinamento e la gestione delle reti sismiche temporanee, per citare solo i principali. Le strutture si attivano - e si sono attivate nel 2012 con grande tempestività - secondo protocolli consolidati da anni.

Gresta omette invece di menzionare che nei giorni successivi al terremoto alcuni giornali nazionali (Il Resto del Carlino, 4 giugno 2012) avevano ricordato come lui stesso avesse già svolto uno studio sismologico su quell’area nelle vesti di un consulente della società Erg-Rivara, che all’epoca avrebbe voluto realizzare lì un impianto di stoccaggio di metano. Lo studio, anche se svolto nel 2010, crea una situazione decisamente imbarazzante per il presidente di un ente che ha nella difesa dalle catastrofi naturali il proprio core business.

Segue una dichiarazione secondo cui “Tutte le attività ... hanno comportato da parte dello scrivente, una presenza assidua a un coordinamento dei vari soggetti coinvolti”, che deve aver fatto sorridere quanti hanno aspettato settimane per un incontro con il presidente, molto raramente presente in sede per più di tre giorni alla settimana (dalla tarda mattinata del martedì al pomeriggio del giovedì).

La successiva sezione della lettera tratta delle “Prospettive aperte dall’esperienza di presidente dell’Ingv” è un vero florilegio che deve aver fatto stropicciare gli occhi per l’incredulità a molti dipendenti.

Gresta infatti inizia(va) il suo grottesco “manifesto per la rielezione” osservando che “... la singolare esperienza di questo Istituto, governato (dapprima come Ing e poi come Ingv) per circa un trentennio da uno stesso vertice, ha ingenerato cristallizzazioni di ‘potere’, anomalie e nicchie di privilegi che certo non possono essere superate nel volgere di qualche anno...”.

Segue, poi, la consueta gomitata al Direttore Generale, del quale Gresta omette di ricordare sia di averlo scelto personalmente sia di averlo difeso a spada tratta quando tutta la stampa nazionale lo attaccava; e seguono le solite dichiarazioni sulla necessità di innalzare “... il livello di competitività in ambito nazionale ed internazionale ...” e sul fatto che “...il ruolo svolto dallo scrivente dovrebbe aver posto le premesse per una fase di ulteriore crescita dell’Istituto...”, anche qui omettendo di dire che nel quadriennio della presidenza Gresta la produzione scientifica ha subito un tracollo mai visto nella storia dell’INGV, come documentato dal Foglietto.

Ancora una elencazione in ordine sparso di attività scientifiche che, lungi dal rappresentare le vere e indiscusse punte di diamante dell’INGV, sembrano rispondere solo al criterio di essere le attività in carico a un ristretto numero di ricercatori appartenenti al “cerchio magico". Per fortuna dell’INGV, le attività di punta sono molto più numerose e diversificate di quanto rappresentato dal presidente uscente Gresta.

La lettera si chiude con una nota grottesca, laddove Gresta ricorda la necessità di “... modifiche allo Statuto ...”, necessarie per evitare “... la possibile sovrapposizione di ruoli tra Direttori di Struttura e Direttori di Sezione ...”. Ma non aveva appena finito di dichiarare che il funzionamento della macchina organizzativa era prossimo alla perfezione?

Perché Gresta critica uno Statuto che lui stesso ha contribuito a scrivere come componente del CdA, sotto la presidenza Boschi? E se queste modifiche erano necessarie, come in effetti molti pensano, cosa ha impedito a Gresta di proporle al CdA e approvarle, avendo avuto a disposizione più di un quadriennio?

E cosa ne è stato delle modifiche a suo tempo richieste dal Miur e dal Ministero del Tesoro, riguardanti l’opportunità di rendere ineleggibili nel CdA i dipendenti dell’ente?

Su questi temi, da Gresta si registra solo un assordante silenzio.

Finita la disamina delle dichiarazioni autocelebrative, molti dipendenti si sono esercitati a capire cosa la lettera avrebbe dovuto dire ma non dice.

Sul piano gestionale-finanziario, Gresta omette di ricordare di aver chiuso gli ultimi due esercizi finanziari con un disavanzo di competenza di 6,8 e 14,5 milioni, rispettivamente nel 2013 e nel 2014, mantenendo l'INGV costantemente sul baratro del dissesto finanziario per l'intero quadriennio.

Omette di ricordare che ha sostenuto per ben due anni il Direttore Generale, approvando tutta la sua attività di gestione, salvo poi entrare in rotta di collisione con il medesimo, portando l'ente sull'orlo di una guerra civile tra "presidentisti" e "direttoristi".

Asserisce che sono necessarie modifiche ai regolamenti dell’ente, ma omette di dire che insieme al Direttore della Sezione di Catania, Dott. Eugenio Privitera, ha contribuito a soffocare il tentativo di modifica del Regolamento di Organizzazione e Funzionamento (ROF) messo in atto dal personale della sezione. Avendo disertato in massa l’elezione dei propri rappresentanti in CdS (solo il 13% ha votato), il personale confidava appunto in una modifica di detto Regolamento. Ma a nulla è valso disertare le urne, e a nulla è valsa la lettera inviata a Presidente e CdA: per vanificare tutto, è stata sufficiente la scelta opposta di tre dipendenti che, con il loro voto, hanno determinato l’elezione nel Collegio di Sezione del rappresentante del personale. Con la benedizione di Presidenza e CdA, dunque, una esigua minoranza ha prevalso su una schiacciante maggioranza.

Dopo aver allungato un paterno buffetto sulla guancia dei precari dell'ente ("... un apprezzamento particolare devo farlo. A tutto il personale precario, che oltre la notevole professionalità ha sempre mostrato grandi pazienza e maturità..."), omette di ricordare di aver portato il piano straordinario di assunzioni allo stallo totale, condizione causata dalle discutibili modalità con cui il piano stesso è stato concepito e gestito da lui e dal precedente CdA.

La verità purtroppo è molto diversa dalla situazione rosea che Gresta ha tentato di rappresentare ai vertici del Miur, e che ha avuto il cattivo gusto di propinare ai dipendenti dell'INGV, già provati da un quadriennio difficile e preoccupatissimi per le condizioni precarie in cui il presidente lascia l'ente.

Oggi l'INGV ha poche risorse e vanta crediti che forse non potranno mai essere riscossi. E’ schiacciato da un contenzioso immenso, quasi tutto accumulato negli ultimi quattro anni. Non ha un documento di programmazione, perché il Piano Triennale di Attività 2016-2018, che il Miur chiedeva di ricevere entro metà aprile, è stato solo abbozzato. Non ha un Bilancio 2015 approvato. E non ha mai elaborato un piano assunzioni degno di questo nome, né sa quali attività svolgano i dipendenti dell’ente, non avendo proceduto a mappare l'impegno di ognuno sulle attività dell'ente stesso, come avveniva fino al 2012.

Potremmo fare un elenco infinito delle omissioni che, a nostro parere, hanno caratterizzato l’azione del presidente uscente. Gli atti adottati non sono stati che pannicelli caldi per coprire le numerose emergenze; mai si è vista una strategia di lungo termine, ma solo soluzioni estemporanee, che il più delle volte sono risultate peggiori delle cause che le avevano generate.

Purtroppo, nel tempo le abitudini si sono trasformate in 'copioni' (proprio come in teatro si recita e si entra in una parte). Se considerassimo a ritroso gli errori che ha commesso codesto Presidente (forse senza volerlo), scopriremmo un modus operandi assolutamente ripetitivo.

Volendo scaricare tutta la responsabilità sul Ministro che lo nominò nel lontano 2012, potremmo dire che, oggi, l’Ingv è il risultato della gestione “prodotta anche da una imprevedibile presidenza”.

A spiegare alla comunità internazionale la condizione in cui versa oggi l’Ingv ci ha pensato un giornalista dell’autorevole rivista Science, Edwin Cartlidge, il quale in un articolo pubblicato il 29 aprile scorso descrive l’INGV come un ente in cui sono frequenti i conflitti di interesse e gli episodi di nepotismo e di uso improprio dei fondi destinati alla ricerca.

Il giornalista non ha tutti torti. Ad esempio, da anni si continuano a mantenere in comando presso altre amministrazioni dipendenti dell’INGV, permettendogli di conservare il posto di lavoro all’INGV e costringendo l’Ente a reclutare ulteriori lavoratori precari. Per l’occasione, il Presidente e il CdA, rispettosi delle norme e consapevoli che “il comando è disposto, per tempo determinato e in via eccezionale, per riconosciute esigenze di servizio o quando sia richiesta una speciale competenza”, non dimenticano di precisare nella delibera che “... il comando è per la durata di un anno, non rinnovabile.” Si, ma per quanti anni ancora?

Di tutto questo l’ormai ex presidente Gresta si è spesso dimenticato, sperando che anche gli altri facessero altrettanto.

La strada del nuovo presidente, dunque, è manifestamente tutta in salita. In questo senso forse la passione per la montagna del Prof. Carlo Doglioni, nativo delle Dolomiti venete, va vista come un autentico segno del destino.

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Coordinatore nazionale Usi-Ricerca/Ingv


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