26. 04. 2018 Ultimo Aggiornamento 22. 04. 2018

L’Ingv, a sorpresa, chiude la sede avanzata di Nicolosi. Quali le conseguenze?

Categoria: Ingv

Prima è toccato all’Osservatorio Vulcanologico di Pizzi Deneri, importante struttura strategica dell’Ingv situata sull’Etna a quota 2970 m, chiusa per verificare prima la probabile presenza di fibre di amianto e, successivamente, quella di fibre di vetro nei tunnel sotterranei. Tunnel che ospitano importanti strumentazioni di misura, finanziate dal progetto PON VULCAMED per ca. 400.000 €, installate tre anni fa e mai messe in funzione. Strumenti unici nel settore delle misure delle deformazioni del suolo, posizionati per la prima volta al mondo su di un vulcano. La mancata messa in funzione e regolare manutenzione potrebbe aver già pregiudicato irrimediabilmente parti della strumentazione e, ad oggi, ciò è impossibile da verificare in quanto la struttura non è accessibile.

Adesso, prendendo spunto da una recente lettera inviata dall’ex direttore della Sezione di Catania dell’Ingv, dottor Domenico Patanè, nella quale si richiede una verifica sullo stato dell’arte e sulle condizioni di sicurezza e di funzionalità delle strutture gestite dalla stessa Sezione (sede principale di Piazza Roma, sede di Nicolosi, Osservatorio di Pizzi Deneri), l’attuale direttore, dottor Eugenio Privitera, ha emanato tempestivamente un ordine di servizio di chiusura della sede avanzata di Nicolosi, per la presunta mancanza della certificazione di agibilità.

La Sede di Nicolosi è di proprietà del comune, concessa in uso gratuito prima all’ex Sistema Poseidon e poi, dal 2000, all’Ingv. È surreale il fatto che, per tutti questi anni, nessuno – neppure il Comune – si sia mai posto il problema dell’agibilità e della destinazione d’uso che, solo oggi, venga sollevato, dopo che sono state spese ingenti risorse per adeguamenti, strumentazione e collegamenti veloci in fibra e satellitari con le altre sedi dell’Ingv.

Vista la risposta del Direttore Generale alla richiesta di Patanè, con la quale non si chiedeva certo al Direttore dell’Osservatorio Etneo la chiusura immediata della sede alle pendici dell’Etna ma una “urgente relazione sulla verifica dei requisiti delle strutture gestite dalla Sezione di Catania, evidenziando con essa che sono luoghi di lavoro presso cui svolgono le proprie attività i dipendenti dell’Istituto”, ad oggi rimangono sconosciuti i motivi che hanno portato il dottor Privitera ad una decisione così drastica e immediata che, forse, andava presa per la sede di Catania, e non certo per quella di Nicolosi dove, quantomeno, si dà per certo che esista per l’edificio una certificazione sismica.

Recentemente, un gruppo di ricercatori dell’INGV ha pubblicato sull’International Journal of Disaster Risk Reduction uno studio dal titolo “La vulnerabilità dimenticata”, che propone una graduatoria di priorità di interventi sui centri abitati più a rischio dell’Appennino italiano, dalla Liguria alla Calabria.

A proposito di vulnerabilità “dimenticata“, essendo a tutti ben noto come la Sicilia e, in particolare, la sua parte orientale, con la città di Catania, sia tra le zone a più elevato rischio sismico d’Italia, “appare alquanto singolare, come ancora oggi, dopo numerosi anni e due verifiche di vulnerabilità ultimate nel 2010 e nel 2015, la sede INGV di Piazza Roma in Catania, classificata come edificio strategico per le finalità e l’importanza della struttura, in quanto anche sede di una Sala Operativa h24 per le attività di sorveglianza sismica e vulcanica in Sicilia, non sia stata oggetto di nessun intervento per renderla conforme alle prescrizioni di legge (NTC 2008 e Circolare 2 febbraio 2009 n.617)”, come riportato da Patanè, nella sua recente lettera di richiesta di chiarimenti, inviata al Direttore Generale dell’INGV, sullo stato di “salute” e sulla sicurezza delle strutture gestite dalla Sezione di Catania.

Sempre nella lettera di Patanè, si legge che i risultati degli studi di vulnerabilità svolti hanno evidenziato come “la spiccata vulnerabilità e l’inadeguatezza sismica della struttura di P.zza Roma” e una “vita nominale residua dell’edificio (SLV (Pvr=10%)), intesa come il tempo entro il quale è necessario intervenire, di soli 4,48 anni” richiedono un intervento tempestivo, finalizzato a aumentare il livello di sicurezza minimo e ridurre il rischio sismico di tale struttura. Infine, viene anche ricordato che, l’OPCM 3274/03 sebbene abbia indicato come obbligatoria la verifica, ha demandato gli interventi alla pianificazione triennale delle singole Amministrazioni, come riportato nella Circolare ministeriale 2 febbraio 2009, n. 617. Lo stesso DPC (Prot. n. DPC/SISM/0083283) chiarisce che “la verifica è obbligatoria, mentre non lo è l’intervento” ma i proprietari e/o gestori di opere strategiche hanno l’obbligo di programmazione degli interventi e di agire entro un tempo prestabilito in base alla vita nominale restante e alla classe d’uso.

Le reali motivazioni che hanno spinto il Direttore della Sezione Ingv di Catania a chiudere con così tanta immediatezza la Sede di Nicolosi - sede che oltre a ospitare diversi dipendenti presenta installazioni strumentali necessarie a garantire il monitoraggio e la sorveglianza h24 sismica e vulcanica, come previsto dalla Convenzione stipulata tra l’Ingv e il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile - risultano tuttora sconosciute e incomprensibili.

Forse il Direttore dell’Osservatorio Etneo potrebbe, ma è soltanto un’ipotesi, non aver considerato che la chiusura della Sede di Nicolosi non consentirà più di svolgere l’attività di regolare manutenzione e ripristino, in caso di malfunzionamento, delle apparecchiature di monitoraggio che insistono nella sede stessa. Non consentirà l’approvvigionamento dei pezzi di ricambio o la sostituzione di apparecchiature necessarie a mantenere efficiente l’intera rete di sorveglianza sismica e vulcanica gestita dall’Osservatorio Etneo, visto che, lì sono ubicati i magazzini con i pezzi di ricambio e la strumentazione necessaria.

Oggi l’Ingv ha un nuovo presidente e un nuovo direttore generale, ma non tutto il vecchio è trascorso perché in Cda siedono ancora un componente di nomina “popolare”, il dottor Nicola Alessandro Pino, e il professore ordinario di Geofisica della Terra solida dell’Università di Messina, Giancarlo Neri, che ben conoscono le criticità del patrimonio immobiliare dell’Ingv.

Loro sanno, perché è stato discusso e deliberato in tal senso (seduta del Cda del 22/06/2016 e seduta del Cda del 29/11/2016) che “a seguito della ricognizione effettuata allo scopo della messa in sicurezza dei luoghi di lavoro dell’Ente era stato redatto un documento e un piano di interventi.

La dottoressa Maria Siclari, Direttore Generale dell’Ingv - che oggi chiede, al Responsabile Settore Prevenzione e Protezione dell’Ingv, (Dott. Ing. Massimiliano Barone) e al direttore dell’ Osservatorio Etneo (Dott. Eugenio Privitera) “di voler trasmettere con urgenza una relazione circostanziata connessa alla verifica dei requisiti delle strutture in questione, significando che sono luoghi di lavoro presso cui svolgono le proprie attività i dipendenti dell’Istituto” – dovrebbe ricordare che il 10 ottobre 2016 è stata la destinataria, insieme al Presidente Carlo Doglioni, di una lettera ufficiale del consigliere Neri con la quale il membro del Cda “reiterava in maniera formale la sua richiesta già inoltrata via mail il 2 ottobre sugli interventi urgenti per la sicurezza degli ambienti e del lavoro dell’Ente”?

Dovrebbe anche rammentare che “in considerazione delle precisazioni fornite in audizione da parte del Sig. Massimiliano Cerrone e Direttore Generale”, nel corso della seduta del Cda del 29/11/2016, sono state messe a bilancio delle somme da destinare ad interventi di adeguamento per la sicurezza, secondo il piano aggiornato fornito al Cda “Budget/Preventivo manutenzione 2017 ridotto 1.0/ manutenzioni”, giusta Delibera n. 265: Allegato C al Verbale n. 13/2016 - Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2017 e della quale non è dato sapere il contenuto visto che, nella sezione “Amministrazione trasparente” dell’Ingv non sembra esserci traccia.

Tenuto conto che le funzioni, con riguardo alla sicurezza delle strutture e dei luoghi di lavoro, rietrano tra le responsabilità del Datore di lavoro non delegabili, era dunque necessaria una ulteriore lettera del dottor Patanè per far sì che l’ente si occupasse finalmente delle sedi dell’Ingv.

A nulla sono serviti, evidentemente, gli articoli (1 - 2) pubblicati negli anni dal Foglietto; a nulla è servita la relazione inviata da Patanè nel febbraio 2016, a conclusione del secondo studio di vulnerabilità della Sede di Piazza Roma della Sezione di Catania, studio finanziato con fondi POFESR della Regione Siciliana. Relazione che, a nostro avviso, nel 2016 il dottor Patanè forse avrebbe dovuto trasmettere anche al Capo del Dipartimento della Protezione Civile dell’epoca.

I geofisici dell'Ingv sono abituati a trattare le catastrofi naturali, che sono imprevedibili, costose, spesso luttuose ma sicuramente non imputabili al genere umano; resterebbero basiti di fronte a una catastrofe istituzionale prevista nei dettagli, certamente costosa, dolorosa se non luttuosa, ma certamente imputabile agli esseri umani.

Difficilmente al comune cittadino si riuscirebbe a spiegare come si possano spendere 16 mila euro per l’affitto di un ponteggio per mettere in sicurezza dei balconi e non si interviene per rendere sicura una sede che, quotidianamente, apre le porte a più di un centinaio di dipendenti e, in occasioni di convegni e settimane della cultura, a migliaia di visitatori.

Altrettanto difficilmente si riuscirebbe a giustificare la presenza di una Sala Operativa, finanziata con soldi del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, in una sede in cui “a seguito delle continue sollecitazioni del terreno di sedime in occasione della esecuzione dei sondaggi geognostici e delle prove in situ per la verifica della stabilità dell’edificio, non può essere totalmente esclusa l’ipotesi che il cedimento del balcone sia stato in qualche modo accelerato dalle vibrazioni indotte dalle prove eseguite”, così come riportato nell’ultimo verbale del Collegio di Sezione dell’Osservatorio Etneo – Sezione di Catania.

Se tanto ci dà tanto, e sempre che l’edificio stesso rimanga in piedi in caso di un forte terremoto, non osiamo pensare cosa potrebbe accadere ad una “struttura strategica dell’Ingv” che nei piani d’intervento della Protezione Civile è definita ”fonte per conoscere i parametri dell’evento sismico e vulcanico e richiedere elaborazioni sulle evoluzioni possibili”.

Come più volte sostenuto, riteniamo che, nell’immediato, vada trovata una diversa collocazione per la Sala Operativa e per il CED, come ad esempio, in dei moduli prefabbricati collocati all’esterno nella sede del CUAD o della stessa Piazza Roma.

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Coordinatore nazionale Usi-Ricerca/Ingv


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