12. 11. 2019 Ultimo Aggiornamento 05. 11. 2019

Col Piano della mobilità, l'Istat complica la vita al personale

Categoria: Istat

ISTAT  LOGO 2Mentre la nebbia della ‘modernizzazione’ non accenna a diradarsi e numerosi personaggi, peraltro lautamente retribuiti, continuano a vagare tra le sedi dell’Istituto in attesa di ricevere un incarico, l’amministrazione ha pensato di assestare un nuovo colpo al personale con l’annuncio di un 'Piano della mobilità' che presenta molti lati oscuri, per nulla chiariti nel corso dell’incontro informativo dell'amministrazione, guidata dal direttore generale, con Usi Ricerca.

Nei prossimi mesi, ben 1.107 lavoratori, su un totale di 1.875, il 59% della forza lavoro che gravita su Roma, saranno trasferiti a una sede diversa da quella attuale, in alcuni casi transitando prima per una collocazione intermedia, con un aumento sconsiderato dei tempi medi di percorrenza casa-lavoro.

Chi, dopo l’adesione al piano triennale di investimenti dell’Inail dello scorso gennaio, sperava in una forte accelerazione del progetto di costruzione della sede unica a Pietralata, non potrà che rimanere deluso nell’apprendere che in questi cinque mesi trascorsi da allora ci sarebbe stata solo un’interlocuzione informale con il ministero dell’economia. In pratica, è tutto fermo.

Chi, invece, si illudeva che la rotazione degli uffici fosse funzionale al rispetto della normativa che prevede, a partire dal 2016, una riduzione (sul 2014) non inferiore al 50% dei canoni di affitto e del 30% in termini di spazi utilizzati, sarà ugualmente deluso nell’apprendere che l’obiettivo non sarà affatto raggiunto.

Senza contare il fatto che la nuova sede da 178 posti in corso di acquisizione nel polo di Roma sud, dopo aver ottenuto il parere di conformità dell’Agenzia del Demanio sul canone di locazione, sembra presentare più di qualche problema. Sembrano anche essersi perse le tracce del 'Piano di razionalizzazione delle sedi’ aggiornato, considerando che quello presentato lo scorso anno all’Agenzia del Demanio è da cestinare, in quanto non più rispondente alla realtà.

Inutile, poi, cercare una ratio nella nuova collocazione degli uffici. Per giustificare lo spostamento a viale Liegi della Direzione centrale degli affari amministrativi, la sede Istat dei Parioli è stata per la prima volta inglobata nel ‘Polo centrale’, nel presupposto che dista solo 24 minuti a piedi (sic!).

Gli informatici, ma solo quelli che non hanno avuto il privilegio di poter scegliere la loro collocazione, dovranno adattarsi alla vita da ‘globetrotter’, oggi in una sede e domani in un’altra, a soddisfare le richieste del client (i servizi di produzione). L’Istat, in pratica, vorrebbe avere un’informatica centralizzata ma decentrata: un concetto che, pur con tutta la buona volontà, non si riesce proprio a comprendere.

L’unica vera ragione di questo tourbillon di spostamenti è che, a dispetto dei principi enunciati nel piano della mobilità, in nome di una non meglio precisata ‘integrazione dei temi’, devono essere allocati nella sede centrale di via Cesare Balbo n. 16 alcuni servizi di produzione ritenuti – a torto o a ragione – più importanti degli altri: le statistiche sull’occupazione (tanto care al Governo) e quelle su inflazione, consumi e redditi delle famiglie.

Nonostante il giudizio negativo di gran parte del personale, che sta provocando stati di agitazione a macchia di leopardo, l’amministrazione sembra essere sorda a qualsiasi ragionevole richiesta di ripensare l’irragionevole Piano della mobilità.

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Le Osservazioni sul Piano della mobilità di Sergio vaccaro


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