23. 10. 2017 Ultimo Aggiornamento 20. 10. 2017

Istat, sulla reperibilità per gli informatici, si parte con il piede sbagliato

Categoria: Istat

Lo scorso 28 settembre si è tenuto un incontro di trattativa sindacale sulla reperibilità per il personale addetto alla gestione delle infrastrutture informatiche, al quale ha partecipato per Usi-Ricerca una rappresentanza di lavoratori.

La reperibilità è un istituto complesso e articolato, per via dei servizi coinvolti e delle risorse umane necessarie, per le complessità organizzative, per il cambiamento di vita che impone ai soggetti coinvolti. Per tali motivi, è inopportuno che l’ente presenti un disciplinare, senza aver prima chiarito il motivo per il quale si rende ora necessaria la reperibilità.

Le motivazioni che hanno condotto l’amministrazione a istituire il servizio di reperibilità non sono, infatti, ben definite, né un chiarimento è avvenuto nel corso dell’incontro.

In particolare, si tratta di capire se tale esigenza deriva dal progetto di Razionalizzazione dei Data Center della PA secondo i dettami impartiti dall'Agenzia per l'Italia digitale (Agid) o, più semplicemente, se l’istituzione della reperibilità nasce dall’esigenza di assicurare la risoluzione tempestiva di disservizi, che talvolta accadono fuori dall’orario di lavoro su alcuni sottosistemi importanti.

Nella prima ipotesi (il piano cloud nazionale), il servizio di reperibilità è certamente rilevante, ma si pone dopo altri e ben più importanti aspetti che, ad oggi,  l'amministrazione non sta affrontando. In primo luogo, nel solco della tradizione dell’eccellenza informatica nell’Istituto, va perseguito l’obiettivo di ottenere il riconoscimento Agid di ‘Polo strategico di interesse nazionale’ (PSN), assicurando, attraverso adeguati investimenti, il raggiungimento degli stringenti requisiti richiesti.

Tutti gli altri centri informatici non PSN, infatti, “dovranno chiudere i propri Data Center e rilocare i propri servizi” informatici presso altro PSN, raggiungibile mediante una Private Cloud della PA o addirittura un Cloud esterno alla PA. In questa fase di scelte strategiche di assoluta rilevanza, parlare solo del servizio di reperibilità appare del tutto fuori luogo, soprattutto alla luce dei ritardi finora accumulati sull’implementazione del Disaster Recovery rispetto alle linee guida del Codice dell’Amministrazione Digitale.

Pertanto, l’amministrazione deve - a nostro avviso - definire al più presto un documento programmatico, nel quale dichiari, con assoluta chiarezza, come intende porsi rispetto al futuro del settore informatico.

Quanto al contenuto del “Disciplinare del servizio di pronta reperibilità” proposto dall'Istat, v'è da dire che dallo stesso emergono numerosi punti rispetto quali i diretti interessati manifestano forti perplessità:

1) Obbligatorietà: l’ipotesi di accordo del trattamento accessorio 2017, sottoscritta da CGIL, CISL e ANPRI, senza consultare i lavoratori dell’IT, prevede l’adesione obbligatoria all’istituto della reperibilità, che unita alla avvilente retribuzione di 12€ lordi per ogni turno di 12 ore, lede la dignità dei lavoratori, incide sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e sull’organizzazione familiare. Il ritiro di questo punto sarebbe un segnale importante per cercare di frenare il crescente malcontento che serpeggia fra i lavoratori della DCIT e consentirebbe di instaurare il giusto clima costruttivo che porti ad una definizione seria, funzionale e dignitosa dello strumento della reperibilità;

2) Emolumenti previsti per lo “stato di attesa”: al momento non risulta prevista una retribuzione oraria, bensì è stata ipotizzata una retribuzione forfettaria di 12 € lordi “su base turno” di 12 ore. Ad avviso del personale coinvolto, va ridefinita tale retribuzione, impostandola su base oraria suddivisa per le fasce giornaliere (feriale, prefestivo, festivo) e distinta tra notturna e diurna;

3) Emolumenti previsti per lo “stato di intervento”: al momento non risulta prevista una differenziazione tra varie forme di straordinario, come quello notturno o festivo rispetto a quello svolto in orario d’apertura dell’Istituto. Sono svariate le realtà nella PA dove vige anche il servizio di reperibilità e lo “stato di intervento” viene retribuito in modo differenziato;

4) Coesistenza degli istituti del turno e della reperibilità: molti lavoratori appartenenti al servizio ITA prestano servizio a turno. Non risulta chiaro come i due istituti (turno e reperibilità) dovrebbero interagire, senza che questo comporti una perdita economica. Ad esempio, si avrebbe perdita economica in caso di intervento domenicale in cui, attualmente, vige la regola che lo straordinario inizia solo dopo un perdurare della prestazione lavorativa oltre le 7:12 ore. Prima di tale soglia, c’è l’obbligatorietà del giorno di recupero, con perdita economica (indennità di turno e buono pasto);

5) Finanziamento della reperibilità: inserendo il capitolo di spesa della reperibilità nel fondo incentivante, si sottraggono risorse al fondo stesso e i lavoratori non interessati potrebbero avere la percezione errata che gli ‘informatici’ siano dei privilegiati;

6) Lista dei servizi ritenuti essenziali e per i quali deve essere assicurata la continuità operativa: la reperibilità è legata all’individuazione di alcuni servizi, la cui garanzia è ritenuta essenziale per la produzione dell’istituto e non ad una generica “continuità dei servizi“, che potrebbe andare ad includere un insieme eccessivamente ampio di richieste;

7) Raccordo con i servizi forniti da ditte esterne: si sottolinea come sia contraddittorio immaginare una forma di reperibilità su alcuni servizi informatici se non si predispone parallelamente la medesima misura per impianti e particolari sistemi a supporto - a carico di ditte esterne operanti all'interno dell'ente – che, in caso di guasto e mancato loro pronto intervento, potrebbero vanificare il servizio di reperibilità;

8) Modalità di apertura della chiamata: al di là delle modalità di intervento, risulta poco chiaro – anche dal disciplinare appena presentato dall'ente – con quali modalità dovrebbe avvenire l’apertura della chiamata del personale reperibile, laddove non risulta previsto un presidio notturno in sede, per scongiurare ricorrenti “falsi positivi”;

9) Rapporto tra risorse a disposizione e personale necessario alla copertura dei turni di reperibilità: le cifre presentate dall’amministrazione sulla effettiva possibilità di garantire la copertura di tutti i turni secondo i vincoli disposti nell’accordo (un massimo di 72 turni di reperibilità all'anno a persona, 6 turni di reperibilità al mese a persona, una domenica al mese a persona) sembrano presentare criticità e necessitano di seri approfondimenti.

In conclusione, a fronte delle criticità appena elencate e in attesa di definire il piano strategico per l'informatica, mancano oggi - ad avviso dei lavoratori- i prerequisiti essenziali per avviare la reperibilità. Appare preferibile istituire un gruppo di lavoro, con il coinvolgimento dei lavoratori direttamente interessati, in grado di intercettare e dare risposte sia alle perplessità e ai punti di fallimento sopra descritti, sia alle esigenze utili al raggiungimento degli obiettivi di continuità del servizio. Tutto ciò, affinché “la macchina” della reperibilità possa essere in grado di funzionare adeguatamente rispetto alle finalità che si intendono raggiungere.

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