15. 06. 2021 Ultimo Aggiornamento 15. 06. 2021

Il cervello illumina la mente. Intervista alla neurologa Maria Gabriella Buzzi

altLe intuizioni rimangono il nucleo vitale del pensiero scientifico: Idea, luce del pensiero o ragionamento? Proviamo a dare una risposta in chiave medico/neurologica, perché il cervello è il posto dove si affollano le idee, la “lampadina” che apre gli occhi al nuovo.

Ne parliamo con Maria Gabriella Buzzi, neurologo presso l'Ospedale IRCCS Fondazione Santa Lucia (Roma).

Dottoressa Buzzi, la luce naturale eccita l’occhio che produce sensazioni visive, cioè la possibilità di riconoscere ciò che ci circonda. Come avviene questo riconoscimento dal punto di vista neurologico?

Il segnale viene trasmesso attraverso la retina, il nervo ottico e le radiazioni ottiche ai lobi occipitali ove il messaggio viene elaborato e riconosciuto. E' evidente che per la visione degli oggetti e' necessario che questi siano illuminati. Ma ciò non basta. La visione come riconoscimento e significato dell'oggetto e/o della scena ha bisogno appunto della elaborazione a livello cerebrale dove a ciò che si guarda si associa il significato. Lesioni del cervello nelle aree di competenza della visione possono indurre infatti non un deficit di trasmissione dell'immagine guardata, ma del significato di essa. Il mancato riconoscimento ed il suo significato configurano quadri neurologici come ad esempio la agnosia visiva. Si pensi ad esempio a “L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello” del neurologo e scrittore Oliver Sacks. Ciò implica che le vie della visione non sono strade dritte ed indipendenti, ma sono intimamente connesse con altre aree funzionali che permettono di comprendere quello che si vede e trasformarlo in ciò che si percepisce. Un secondo aspetto, molto importante, rispetto alla luce è quando la si spegne. L'ingresso nel buio della notte in realtà apre altre attività cerebrali altrettanto importanti quanto quelle diurne. Il sonno, parte fondamentale del nostro ciclo giornaliero, rappresenta la fase della giornata in cui avvengono soprattutto il recupero dell’energia fisica e la riparazione dei tessuti, l’apprendimento ed il consolidamento della memoria. Durante il sonno profondo si verificherebbe la riattivazione delle informazioni immagazzinate durante la veglia nelle regioni della memoria labile ed a facile decadimento, vengono eliminate le informazioni non significative e salvaguardate soprattutto quelle importanti per lo sviluppo del comportamento, riorganizzate e confrontate con quelle già precedentemente memorizzate, e quindi trasferite alle regioni della neocorteccia, depositi della memoria a lungo termine, più stabile nel tempo. Una buona qualità del sonno dipende moltissimo da come viviamo le nostre ore “di luce” e da essa dipende come vivremo le ore di luce che verranno.

Quali sono, se ce ne sono, le differenze tra idea, pensiero, ragionamento?

L'idea può essere una parola, una immagine, una condizione che scaturisce nella nostra mente attraverso collegamenti più o meno coscienti. L'idea viene elaborata attraverso il pensiero che le da' forma ed attraverso il ragionamento che permette di realizzarla o di scartarla. Immaginiamo di avere l'idea di cambiare casa. Pensiamo a come/dove la vorremmo e ci mettiamo alla ricerca di essa secondo il ragionamento che ci permetterà di avvicinarci il più possibile all'idea di casa nuova che abbiamo in mente.

La fantasia illumina la mente? In che modo?

La fantasia è capacità creativa di sviluppare un pensiero attraverso la creazione mentale di elementi anche inesistenti. Attraverso la fantasia possiamo arrivare a conclusioni virtualmente applicabili alla realtà. Pertanto la fantasia, attraverso percorsi anche impossibili, può condurci ad immaginare soluzioni. Ripartendo da queste, il ragionamento può trovare soluzioni praticabili nella realtà. La fantasia rappresenta pertanto uno stimolo per la mente perché la mette in condizione di dover rendere possibili percorsi irreali. La fantasia è un elemento importante nello sviluppo del bambino. Attraverso il gioco fantastico il bambino impara a fare collegamenti e a riconoscere la possibilità e la impossibilità di quanto crea.

L’elemento più semplice di pensiero è legato al bisogno primario?

Se pensiamo all'elemento più semplice del pensiero come la sopravvivenza, allora forse in automatico ci riferiamo al nostro bisogno primario. Ma se pensiamo all'elemento più  semplice del pensiero quale “Sono, esisto”, allora non ci troviamo nell'ambito del bisogno primario ma nel riconoscimento della essenza: penso perché sono … ma questa é un'altra storia.

L’intuizione è una sospensione del pensiero? In che rapporto sta con la razionalità?

L'intuizione non è una sospensione del pensiero. L'intuizione è un momento di sintesi estrema del pensiero che si crea in un tempo brevissimo attraverso collegamenti velocissimi di quanto si conosce. Friedrich August Kekulé von Stradonitz, chimico del diciannovesimo secolo, finalmente vide in sogno la formula chimica che rappresenta la struttura del benzene. Il sogno, parte integrante del sonno normalmente strutturato, mette in essere l'apprendimento cosciente (dello stato di veglia). Il sonno è fondamentale per consolidare quanto si apprende di giorno ed evidentemente il sogno rappresenta una creazione della mente che tiene conto della conoscenza.

Qual è la migliore espressione di un’idea? Parola o segno?

La parola, il verbo, racchiude in se' l'idea del pensiero, ne implica la comunicazione ad altri, e permette la dialettica sull'idea. Il segno è ciò che appare ma che necessita di essere spiegato. Vedi ad esempio i segni nel Vangelo di San Giovanni. Gli apparentemente semplici segni non sono confinati all'accaduto in se', ma debbono poi essere elaborati dal pensiero e quindi trasmessi attraverso la parola. Il segno talora è simbolo e come tale deve essere spiegato, talora è talmente di uso comune che è automaticamente compreso. Pensiamo ad esempio al “mi piace” o il “non m piace” di facebook. Pollice alto o pollice verso di cui conosciamo l'origine antica (il pollice verso  si riferisce al gesto della mano usato dalle folle  nell'antica Roma per decidere la sorte di un gladiatore sconfitto). Molto meno familiari possono invece essere alcun segni o simboli di culture a noi lontane. Ecco che per questi abbiamo bisogno del ricorso alla parola.

Quanto è vero il detto popolare che recita: “Il bisogno aguzza l’ingegno” o meglio quanto condiziona la “necessità” nell’invenzione?

Il bisogno aguzza l'ingegno perché il grado di necessità  in cui ci troviamo ci stimola a trovare soluzioni rapide per risolvere quella necessità. Anche in condizioni di pericolo, e' necessario ricorrere all'ingegno: lottare o fuggire implicano entrambi la messa in opera di strategie che ci portino a non soccombere. L'invenzione diventa una naturale conseguenza dell'ingegno: pensiamo alla invenzione della ruota, probabilmente l'invenzione  più importante nella storia dell'umanità. Aguzzare l'ingegno non solo condiziona l'invenzione ma anche la scoperta, poiché permette di osservare con maggiore attenzione la realtà che ci circonda e quindi di rendersi conto di quanto esiste intorno a noi in attesa solo di essere svelato.

Cartesio definisce fittizie le idee formate dall’attività spirituale. Che cos’è una percezione sensibile?

La percezione o esperienza sensibile è ciò che apprendiamo attraverso i cinque sensi (vista, udito, tatto, olfatto, gusto). Pertanto, allo stimolo specifico corrisponde la percezione della informazione. Secondo Cartesio potremmo quindi affermare che per esempio, se tocchiamo il fuoco percepiamo dolore. In realtà l'esperienza dolorosa non si limita al puro riconoscimento di un evento sgradevole. Il riconoscimento dello stimolo nocivo si trasforma lungo il percorso nel sistema nervoso centrale fino al riconoscimento dell'esperienza dolorosa, subendo una elaborazione che passa attraverso la memoria di eventi analoghi precedenti, la aspettativa che abbiamo rispetto a quel dolore, la capacità del nostro sistema di nocicezione, il significato che diamo a quel dolore, le condizioni fisiche e psichiche in cui ci troviamo al momento dell'evento. Tutto questo ci fa elaborare quel dolore in modo tale che anche la stessa esperienza sensoriale può essere vissuta diversamente in diversi momenti. Per dirla con Antonio Damasio “il dolore è una emozione”. Lo stesso ragionamento è applicabile a tutte le tipologie di percezione sensoriale o, meglio esperienza, appunto. Tale esperienza non può prescindere dalla attività spirituale poiché questa condiziona fortemente le modalità di elaborazione delle nostre esperienze quotidiane. Anche per questo ogni uomo è una storia a sé ed ogni sua esperienza è una storia personale.


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