15. 06. 2021 Ultimo Aggiornamento 15. 06. 2021

Analizzare i grandi del passato aiuta la politica del momento. Intervista al filosofo Franco Ricordi

altSecondo Franco Ricordi,  filosofo e regista teatrale, la politica andrebbe rielaborata attraverso "un'educazione estetica" e con modelli culturali di riferimento come quelli di Dante e Shakespeare, intese come grandi forze. Oggi invece si pensa che tutto possa risolversi attraverso la tecnologia e il capitalismo, illudendosi di realizzare gli scopi di una società.

I concetti di Dante e Shakespeare sono costanti universali alle quali i politici dovrebbero far riferimento. A mezza strada tra i bisogni di un popolo e i "capi" della politica con i loro apparati che privilegiano l'apparire e la parola facile rispetto al merito, si può dire che il destino della verità sta al di sopra e ne vede l'alienazione.

Chiediamo a Ricordi che rapporto c'è tra Dante e Shakespeare nel mondo di oggi

Dante e Shakespeare sono oggi da considerare come i due "fari illuminanti" del secondo millennio cristiano che abbiamo da poco trascorso. Entrambi sono radicati nel medioevo, anche se a 3 secoli di distanza, Dante nato nel 1265 e Shakespeare nel 1564. Non ci sono altri poeti, scrittori o filosofi che abbiano più fortemente caratterizzato la nostra civiltà occidentale, entrambi alle prese, seppure in maniera diversa, con il Cristianesimo.

Tuttavia la loro peculiarità è quella di essere insieme poeti, filosofi e drammaturghi: anche Dante lo è, non a caso il suo capolavoro si intitola "Commedia", anche se di fatto si tratta di una "tragedia a lieto fine", ovvero "tragedia metafisica". Certo Shakespeare, a livello universale, è stato più citato e studiato di Dante, e la potenza della lingua inglese ha concorso in questo: tuttavia come ha scritto anche T. S. Eliot, "Dante e Shakespeare, un terzo non c'è".

Ma il celebre detto di Jan Kott "Shakespeare nostro contemporaneo", si può applicare senza remore anche a Dante, come dirò in seguito. E se il primo a tracciare questo parallelo fu Thomas Carlyle, parlando di Dante e Shakespeare come i due "eroi della poesia", pochi anni fa Harold Bloom ha voluto vedere sempre in Shakespeare (con il solo Dante che gli tiene testa), l'epicentro di ciò che lui ha chiamato il "Canone Occidentale" nella letteratura, ma implicitamente anche nella filosofia e nella poesia.

La modernità di Dante nel mondo contemporaneo a livello poetico, filosofico, politico

Anche Dante è certamente "nostro contemporaneo" e anzi, per certi aspetti, credo che lo si possa comprendere soltanto adesso, nel secolo XXI, a 7 secoli di distanza. La sua poesia non ha soltanto influenzato profondamente tutta la letteratura italiana e mondiale a lui posteriore; in Dante si possono ravvisare anche certe impostazioni metalinguistiche del secolo XX, riferibili a Joyce, Pirandello, Beckett. E tutti i maggiori poeti italiani hanno fatto in qualche maniera riferimento a lui, nella nostra epoca citerei almeno Leopardi, Pascoli e Pasolini, ma insieme molti altri anche più recenti.

Per ciò che riguarda la filosofia, ritengo che Dante possa considerarsi oggi il maggior "anti-nichilista" dell'Occidente: superando il pensiero di Nietzsche e Heidegger, Dante raggiunge un concetto dell'"essere" che soltanto con il nostro Emanuele Severino è possibile attingere.

Dante concepisce "l'eternità dell'ente", avvicinando "l'eterno ritorno" di Nietzsche al pensiero di Severino, e superando così il "problema dell'Ateismo" come posto da Augusto Del Noce. E tutto questo possiede anche un rilievo politico fondamentale: sebbene Dante sia stato giudicato (e forse non a torto) un "politico fallito" per la sua epoca - e a questo dovette la dura esperienza dell'esilio, in realtà il Sommo Poeta, nel messaggio ultimo della "Commedia", arriva a concepire un'idea di "Sovra-politica" che solo con Jaspers si chiarirà nel secolo XX di fronte al problema della bomba atomica e del destino dell'uomo. 

Secondo lei, quali sono i modelli di riferimento, che aiuterebbero l'educazione di un popolo?

Nel mio libro "Essere e libertà" ho parlato di "Educazione estetica", facendo anche riferimento a Schiller. Ma, sempre seguendo il filosofo e drammaturgo tedesco, etica ed estetica a certi livelli coincidono. Così ritengo che l'educazione sia il primo fondamento politico di una società, come ha scritto John Dewey, ma che questa sia possibile soltanto attraverso un riconoscimento autentico di ciò che oggi si definisce "cultura".

Per questo motivo mi sto impegnando verso una nuova impresa di divulgazione e approfondimento della "Commedia" di Dante, la nostra maggiore opera letteraria. Ritengo che tutto questo abbia un fondamentale valore politico: non certo in riferimento a quello che nel XX secolo è stato definito "teatro politico", profondamente condizionato dalla sola parte politica che ha investito storicamente sulla cultura, la Sinistra. Dante non si può ascrivere a nessuna delle parti: al contrario, egli è "l'Assoluto Super Partes"; semmai nel tentativo che cominciò da allora di "unire" questa nostra "serva Italia di dolore ostello/ nave senza nocchiere in gran tempesta/ non donna di province ma bordello".

Soltanto elevandosi ad un livello ancora non raggiunto di "cultura politica", in Italia, si potrà forse raggiungere una educazione, etica ed estetica, che possa contrastare questo "pensiero unico" tecnico-comunicativo che, ormai, ha omologato - per dirla con Pasolini - ogni diversità e ogni originalità. E quando Dante, nel III canto dell'Inferno parla di una "INSEGNA" che tutti gli ignavi seguono, e non sanno nemmeno cosa sia, ci vuole davvero poco a capire come il problema tra "massa e potere" sia stato identificato già lì.

Quella "insegna", non sarà più né il fascismo né il comunismo, né altra ideologia: è soltanto l'odierna televisione con i suoi surrogati!

 

 

 

 

 

 


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