20. 04. 2019 Ultimo Aggiornamento 04. 04. 2019

Il Trattato di non proliferazione nucleare ha fallito? Intervista ad Achille Albonetti

L’uranio è presente nella crosta terrestre in una concentrazione pari a circa 4x10-8 e rappresenta, al momento, il combustibile nucleare più importante.  I depositi più rilevanti di minerali uraniferi si trovano nel Congo, nel Canada, nel Colorado, in Russia, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto e nelle miniere d’oro del Sudafrica.

Negli ultimi decenni, la scienza e di conseguenza la tecnologia, hanno dato un grandissimo contributo al suo sviluppo. L’accaparramento dei giacimenti e l’impiego dell’energia prodotta dall’uranio ha provocato, nel tempo, parecchi problemi tra Paesi.

Il Mondo è entrato nella così detta “epoca nucleare” dopo il lancio di due ordigni atomici su Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945), costringendo la comunità mondiale a creare, per la prima volta nella storia, un Trattato di Non Proliferazione (TNP), con il fine prioritario della pace e sicurezza internazionale.

Cosa è cambiato oggi da quel Trattato?

Lo chiediamo all’economista Achille Albonetti, direttore responsabile della Rivista "Affari Esteri", già rappresentante permanente per l’Italia dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite a Vienna. Albonetti, per venti anni è stato direttore per gli affari internazionali e gli studi economici del comitato nazionale per l’energia nucleare (oggi Enea). Collaboratore di Limes.

«Vorrei innanzitutto precisare che l’uranio naturale diffuso in molti Paesi del Mondo è indubbiamente una materia prima importante, ma molto più importante è lo sviluppo di tecnologie per raffinarlo e creare il così detto uranio arricchito. Uranio a basso arricchimento viene utilizzato per la produzione di energia elettrica. Ad alto arricchimento è il combustibile per la bomba atomica. Oggi sono pochi i Paesi che sono in grado di produrre uranio arricchito, in particolare sono i nove Paesi che hanno un arsenale di ordigni atomici e cioè: Usa, Russia, Cina, Francia, UK, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele. I primi cinque di questi nove Paesi sono membri permanenti, con diritto di veto, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. I medesimi Paesi, per di più sono stati militarmente e legalmente nucleari ai termini del Trattato di Non Proliferazione - TNP».

Oggi, a 40 anni dal 1975, cosa è cambiato?

«Lo scopo finale del TNP è la pace e la sicurezza internazionale, che dovrebbe essere assicurata tramite l’abolizione totale delle armi nucleari. Purtroppo, dopo 50 anni, non si è registrata una diminuzione delle armi nucleari. Al contrario, ai cinque Paesi firmatari del Trattato se ne sono aggiunti altri quattro. Tutti i nove Paesi militarmente nucleari hanno rafforzato e migliorato i loro arsenali atomici. Aggiungo che anche recentemente Paesi importanti con migliaia di ordigni atomici, come la Russia, se ne vantano e minacciano di utilizzarli».

Anche il Trattato delle Nazioni Uniti ha come scopo centrale la pace e la sicurezza internazionale, era necessario il TNP?

«L’ONU è stato creato nel 1945, dopo la fine della seconda guerra mondiale, che doveva essere l’ultima guerra della storia. Il TNP invece è stato lanciato più di venti anni dopo, nel pieno dell’epoca nucleare, iniziata con il lancio da parte degli USA dei due ordigni atomici su Hiroshima e Nagasaki. Lo scopo principale del TNP infatti è quello di portare all’abolizione totale del disarmo nucleare per garantire la pace oggi e nasce solo per questa tematica, non altre».

Come lei stesso spiega, dal ’45 nel settore nucleare sono aumentate le nazioni che posseggono armi nucleari, ultima la Corea del Nord e sono anche aumentati e modernizzati gli arsenali nucleari di tutte le potenze nucleari. C’è un fallimento da parte del TNP? Dove si possono trovare le cause?

«Certo che è un fallimento e vorrei dire che il fallimento è più vasto, se includiamo l’ONU. Ambedue i trattati hanno, infatti, come scopo la pace e, dopo 70 anni, si fondano su una struttura iniqua e discriminatoria. Il Consiglio di Sicurezza è composto da 15 Stati. Cinque di essi con seggio permanente e diritto di veto (USA, Russia, Cina, UK e Francia), gli altri dieci con seggio rotatorio biennale. Ugualmente il TNP riconosce lo status di Paese militarmente e legalmente nucleare ai medesimi 5 Stati permanenti e con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Questo è forse il motivo principale per cui l’ONU è raramente presente nelle crisi mondiali in quanto uno o più membri permanenti del Consiglio di Sicurezza utilizzano il diritto di veto. Parimenti come accennavo, il TNP ha fallito perché, dopo 40 anni dalla sua entrata in vigore, non solo non sono state soppresse le armi nucleari, ma i Paesi militarmente nucleari sono aumentati e soprattutto hanno accresciuto e modernizzato i loro arsenali».

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