17. 06. 2019 Ultimo Aggiornamento 21. 05. 2019

Fenomenologia dell’amore platonico: intervista alla psicoterapeuta Anna Attisano

Decidere di non decidere, in alcuni casi è l'unica via da seguire ... ma non secondo l'eros, che quando ama vuole tutto che è secondo natura; rinunciare a tutto è un arbitrio contro la natura. In questo nostro articolo parliamo di "Amorosa visione", che non è il poema allegorico boccaccesco, ma esattamente il suo opposto: l'amore platonico.

Esso si appaga all'unione spirituale con la persona amata in una contemplazione della bellezza, anche se, ahinoi!!!, nella realtà, spesso, corrisponde ad amore unilaterale.

Facciamo chiarezza e cerchiamo una spiegazione più scientifica, in compagnia della psicologa e psicoterapeuta Anna Attisano, trainer L.I.V.E. e consulente presso il "Salvator Mundi International Hospital".

Dottoressa Attisano, esiste una bibliografia su questo argomento e in caso affermativo, quali sono i principali modi con cui è descritto l'amore platonico?

Quando parliamo di amore platonico è bene specificare se ci stiamo riferendo  al concetto coniato da Marsilio Ficino o all’uso più comune del termine.

Nel primo caso, Ficino usa tale termine per indicare l’amore d’intelletto, un amore proteso alle qualità morali, intellettuali e spirituali di una persona e, pertanto,  scevro da ogni passione o attrazione fisica. E’ l’amore dell’allievo per il maestro non in quanto oggetto fisico, ma in quanto strumento che guida verso la conoscenza, la sapienza e la bellezza intesa quale elevazione spirituale, così come descritta da Socrate nelle ultime pagine del Simposio di Platone.

Questo concetto di amore lo fa proprio la religione cristiana, la Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi è, infatti, un inno alla forza e alla potenza dell’amore, continuato da Sant’Agostino nel suo “Discorso sull’amore” per arrivare al “Dolce stil novo” con Dante, dove l’oggetto d’amore (Beatrice) diventa guida morale ed elevazione verso Dio.

Nel senso più comune del termine, amore platonico indica invece un rapporto forte, coinvolgente tra due persone legate da affinità intellettive, da interessi o passioni identiche o complementari, ma privo di attrattiva sessuale. Quando, però, questo sentimento è unilaterale può facilmente scivolare in una morbosa ossessione, che porta alla dipendenza e all’autodistruzione.

Per quanto riguarda la letteratura, come non pensare nella sua forma drammatica a “I dolori del giovane Werther”di Goethe, o nella sua dimensione catartica al racconto “La bella e la bestia”, o al romanzo ”La ragazza con l'orecchino di perla” di Tracy Chevalier per l’equilibrata complicità che si crea tra la ragazza e il pittore Vermeer.

Potrebbe l'amore platonico essere rivelatore di un tabù che si è stabilito in età infantile, quando il bambino/a desidererebbe avere rapporti sessuali con il genitore?

La fase Edipica se non ben risolta produce persone egoiste e promiscue, a volte amorali e con difficoltà nella vita di relazione e questo potrebbe far sì che si sviluppi un amore platonico nella sua accezione peggiore, quella patologica, ossessiva. Se invece la fase Edipica è stata adeguatamente risolta, la successiva fase di latenza fa sì che le pulsioni sessuali vengano rivolte e sublimate verso altri scopi, quali una sana vita sociale e di relazione, la crescita dell’autostima e della moralità, l’identità con il genitore dello stesso sesso e la nascita di rapporti di amicizia significativi.

Possiamo, quindi affermare che se il complesso di Edipo o di Elettra si sono risolti positivamente, durante la fase di latenza si sviluppano persone in grado di amare, altrimenti si è incapaci di uno scambio sano e rispettoso di se stessi e dell’altro.

Ci sono studi ed indagini sulle modalità con cui si instaura e si sviluppa in età adulta un rapporto amoroso non fisico?

Una forma di amore platonico particolarmente studiato, è di sicuro il rapporto che si crea in un setting analitico dove la relazione che si instaura tra lo psicoterapeuta e il cliente favorisce  una reciproca crescita di consapevolezza e personale.

"La signora della porta accanto"di  Francois Truffaut è la tragica storia di due amanti, che si apre e si chiude con l'enunciazione della regola ambivalente che ne stabilisce la rovina "né con te, né senza di te". Nelle storie d'amore infelici sono l'indecisione e l'ambivalenza, che molto più degli ostacoli esterni, impediscono l'amore?

L’opera di Truffaut delinea l’aspetto patologico di un rapporto passionale. Quando l’Io si annienta, perde la sua identità ed investe tutto nella ricerca di continue conferme dall’esterno, che si rivelano puntualmente frustanti in quanto incapaci di soddisfare il vuoto interiore. Senza la consapevolezza dei propri bisogni e il superamento degli stessi i rapporti affettivi non sono esperienze appaganti, ma luoghi dove il gioco perverso del dominio, del possesso e della svalutazione si alternano in una danza incessante tra aggressività e sensi di colpa.

Questa ambivalenza interna impedisce di trarre pienezza dal rapporto e ci si sente come degli eterni affamati, avidi d’amore, pronti a divorare l’altro, salvo un attimo dopo ergerlo ad oggetto idealizzato del desiderio. La tensione si può esasperare sino al punto di “uccidere per amore” o, per meglio dire, uccidere e/o uccidersi, per porre fine ad un’angoscia che l’Io non può più sopportare.

Perché alcuni amori rimangono confinati alla cosiddetta sfera platonica?

Premesso che la sfera platonica è un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, dominato da regole straordinarie che permettono forti emozioni di appagamento o di struggente dolore, le motivazioni che danno vita ad un rapporto platonico possono essere diverse: per impedimenti oggettivi quali distanza, segregazione, bisogno affettivo o un insieme delle tre come nella struggente canzone di Lucio Dalla “Maria”, sconvenienza sociale, scelta personale, appartenenza a categorie che applicano la castità, ricerca di ideali superiori o per temprare la forza di volontà come ci dice la biografia di Gandhi.

Sta di fatto che questi contesti, per un verso, sono spesso caratterizzati dall’unilateralità del sentimento e, quindi, possono essere frustanti, ma dall’altro permettono al soggetto di gestire le regole del gioco, di decidere come e a cosa dare importanza, sin dove spingersi e quando eventualmente interromperlo, alimentando un delirio di onnipotenza.

Che relazione c'è tra rapporto platonico e l'onanismo?

Nessun rapporto. L’onanismo può essere una soddisfazione naturale o una devianza, a seconda del contesto, della frequenza e dell’età di coloro che lo praticano, ma resta comunque carico di valenza erotica, caratteristica di cui l’amore platonico è privo.

Una similitudine è invece riscontrabile con l’innamoramento, uno stato tanto straordinario quanto nevrotico in cui si altera il rapporto spaziotemporale, e l’interpretazione, da oggettiva, diventa arbitraria, alterando i rapporti causa/effetto. Nell’innamoramento, il pensiero dell’altro è pressoché costante, la vita stessa viene organizzata in funzione dell’amato/a, la sua assenza diventa insopportabile e solo la sua presenza allevia il “vuoto amoroso”.

Come si risolve il conflitto tra la pulsione sessuale e l'amore idealizzato?

L’amore idealizzato ha già risolto il conflitto, negandolo o sublimandolo. Ciò non vuol dire che tanto l’amore platonico quanto l’innamoramento non possano evolversi in un amore maturo, retto da scelte consapevoli, e dal desiderio di costruire una vita, una famiglia insieme. Una vita di coppia sia essa omo o eterosessuale, se basata sul principio del reciproco rispetto, sulla capacità di mettersi in discussione, di porsi dal punto di vista dell’altro, aperta al dialogo e al confronto nonché sessualmente appagante, contribuisce significativamente al benessere psicofisico delle persone che la compongono.

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