15. 06. 2021 Ultimo Aggiornamento 15. 06. 2021

Ruolo e importanza dello psicoterapeuta dell’età evolutiva. Intervista a Natalia Sasso

Anche quest’anno, la Società Italiana di Neurologia (SIN) il mese scorso ha celebrato, dal 16 al 22 marzo, la Settimana Mondiale del Cervello, ricorrenza dedicata a sollecitare la pubblica consapevolezza nei confronti della ricerca su questo organo affascinante e, ancora in parte, misterioso.

Approfittando di questa iniziativa della SIN, il nostro giornale oggi ospita Natalia Sasso, psicoterapeuta dell’età evolutiva, dell’adolescenza e della coppia che, dopo i suoi studi in Psicologia, si è specializzata presso il corso di psicoterapia dell’Età Evolutiva ASNE-SIPsIA.

Questa formazione - che articola la tradizione con i più recenti sviluppi nel campo della psicoanalisi, della psicologia dell’età evolutiva e delle neuroscienze (il Corso trae ispirazione anche alle collaborazioni con la II Cattedra di Neuropsichiatria Infantile diretta negli anni ’70 dal Prof. Adriano Giannotti, con il sostegno del Prof. Giovanni Bollea, direttore dell’Istituto di Neuropsichiatria Infantile) - ha formato generazioni di psicoterapeuti caratterizzati da un elevato standard di formazione e professionalità e costituisce un importante punto di riferimento nel campo della psicoterapia psicoanalitica in età evolutiva in Italia.

La dottoressa Natalia Sasso, che ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande, si occupa con passione e competenza del lavoro clinico con bimbi, adolescenti e i loro genitori in un’attività terapeutica e di prevenzione.

Con il termine terapia della famiglia ci riferiamo alle terapie che guidano l’incontro nell’ambito della famiglia intera anziché in un dato paziente. Cioè tutti gli approcci si fondano sulla necessità di esaminare i sintomi di un dato paziente o pazienti nell’ambito dell’interazione familiare complessiva. E’ così dottoressa Sasso? E di per sé le tecniche essenziali per la terapia della famiglia sono o non sono diverse da quelle della terapia individuale? Qual è la differenza specifica tra il comportamento che il terapeuta osserva nel contesto della terapia della famiglia e quello che tiene nella terapia individuale?

Partirei con una premessa: dal metodo classico di Freud alle nuove applicazioni delle tecniche psicoanalitiche su bambini e famiglia si sono sviluppati, specialmente negli ultimi 40 anni, alcuni studi clinici che hanno evidenziato l’importanza del considerare la famiglia come un’unità per cui il lavoro sulle interazioni tra i diversi membri familiari è considerato la base per ottenere il cambiamento.

Un contributo rilevante in questo senso è stato offerto dallo studioso inglese Donald W. Winnicot, pediatra e anche psicoanalista, incline, grazie anche alla sua composita formazione, a un approccio integrato mente/corpo. Questo studioso, mio principale autore di riferimento, ha per primo evidenziato il complesso intreccio di relazioni che contraddistingue il nucleo familiare e sollecitava a tenere conto delle risorse della famiglia e a stimolarle. In una prospettiva psicoanalitica classica, l’individuo è stimolato a prendere coscienza delle cause della propria vulnerabilità individuale e viene sostenuto e accompagnato per trovare le modalità più idonee a potenziare le risorse di risoluzione dei problemi.

Come accennavo prima però,  una piccola parte del panorama psicoanalitico si è aperta a una visione che tiene conto anche del contesto familiare in cui è inserito il singolo: se ognuno fa certamente i conti con la propria organizzazione interna, è pure vero che  si forma in contesti che influenzano ognuno in diverse maniere, per cui teniamo conto delle determinanti intersoggettive e non solo intrapsichiche. In questo senso, il lavoro con la coppia e la famiglia sono diventati ineludibili nell’affrontare patologie in età evolutiva (infanzia, adolescenza) per favorire la ripresa e la funzionalità di base. Che ci si occupi di coppia genitoriale, problemi coniugali, bambini o adolescenti, è fondamentale, per quanto riguarda il mio metodo di lavoro, tenere conto dell’intreccio tra il mondo intrapsichico del singolo membro nel contesto del funzionamento della famiglia intera.

Quando si prende in terapia un bambino, per esempio, si avvia in parallelo una terapia con la coppia, perché sia possibile compiere i necessari movimenti evolutivi utili al singolo, ma anche all’intero nucleo familiare. Questi livelli compresenti impongono risposte terapeutiche articolate che possano effettivamente permettere un’integrazione ed elaborazione delle esperienze traumatiche.

Le famiglie in difficoltà che si rivolgono a lei che speranze ripongono nella terapia familiare e che specifico cambiamento desiderano. Cosa generalmente chiedono di modificare in meglio?

Purtroppo molte volte i genitori arrivano a noi psicoanalisti in situazioni di estrema difficoltà e di urgenza, dopo percorsi in cui diversi professionisti hanno operato separatamente su ciascuna delle difficoltà che il bambino presenta. Prendere in considerazione tutta la persona è invece quanto permette un approccio a indirizzo psicoanalitico, poiché integra diversi modelli nella visione della complessità del funzionamento psichico umano. Ciò permette, attraverso strumenti raffinati, di  operare valutazioni diagnostiche valide per offrire, di conseguenza, adeguate modalità di intervento.

Nella società contemporanea stiamo assistendo a profonde trasformazioni nell’ambito familiare e viviamo un’epoca di diffusa sofferenza mentale: lo strumento psicoanalitico permette di potere affrontare i problemi con un approccio flessibile, che si modula sulla base di differenti  modelli a seconda delle diverse esigenze delle nuove famiglie; rende possibile che si  tenga conto della dimensione evolutiva delle diverse fasi del ciclo vitale e che la crisi venga considerata come una nuova opportunità trasformativa per evolvere verso nuovi assetti individuali e familiari. Il clima emotivo che l’approccio psicoanalitico offre, permette di utilizzare al meglio gli strumenti del paziente perché possa sentire, pensare, comprendere il motivo per cui queste capacità sono bloccate o poco funzionanti, per passare alla ripetizione compulsiva, alla creatività.

Qual è la più frequente scissione che spesso si crea in un nucleo familiare? O meglio, quali sono le circostanze per cui le famiglie si rivolgono allo psicanalista?

Sempre più spesso gli adulti mostrano difficoltà nell’esercizio del loro ruolo. Genitori e insegnanti si sentono sopraffatti da bambini provocatori e ribelli, e chiedono il parere di uno specialista. Insegnanti e pediatri sono, peraltro, molte volte in grado di cogliere sintomi o modalità comportamentali che manifestano i bambini come spia di un disagio: bambini che non riescono a tenere l’attenzione a scuola, ipercinetici, oppositivi nei confronti degli adulti e delle loro regole.Tirannici, come si usa dire.

In effetti, è molto importante intervenire tempestivamente perché sia possibile un lavoro di prevenzione: a volte si tratta solamente di lievi disarmonie che non ostacolano il regolare sviluppo, ma che, se persistono nel tempo, possono influenzare negativamente le future evoluzioni del bambino. La possibilità di individuare le situazioni di rischio è fondamentale per favorire, attraverso un adeguato percorso terapeutico, lo sviluppo di capacità che prevengano evoluzioni disadattative che rischiano di portare a patologie conclamate. In questo senso, si interviene per favorire le capacità genitoriali nella relazione con i figli, per esempio, contribuendo ad una elaborazione di esperienze traumatiche (lutti, separazioni, malattie) che causano il venire meno del sostegno necessario al bambino per evolvere.

Frequentemente troviamo i genitori impreparati ad affrontare l’adolescenza dei figli, per cui si rivolgono a noi per l’urgenza e la difficoltà di certi momenti intricati e angosciosi tipici di questa età. L’approccio alle problematiche adolescenziali richiede strumenti precipui che possano rispondere alle complessità dei movimenti interni degli adolescenti, per accompagnarli verso la maturazione psichica, la separazione e l’individuazione.

Cogliere il significato profondo di ciò che accade - pensiamo, per esempio al bisogno di trasgredire, spesso in modo violento - è possibile attraverso colloqui che permettano di fare crescere nei ragazzi il desiderio di capire, la capacità di pensare, di trovare gli stimoli per recuperare la fiducia e una visione che renda possibile l’accesso fertile ad una nuova fase di vita. Fondamentale nel caso degli adolescenti è riuscire a formulare la diagnosi differenziale: distinguere cioè una crisi passeggera legata alla fase evolutiva da una dimensione patologica, che è legata ad aspetti irrisolti nelle precedenti fasi evolutive e che rischia di compromettere lo sviluppo dell’adolescente.

Ci può dare il senso di cosa è una famiglia tradizionale, ovvero, cosa si intende oggi per famiglia tradizionale?

I fenomeni sociali che noi tutti osserviamo ci mostrano un grande cambiamento in atto, le famiglie di oggi sono sempre più lontane dal concetto tradizionale: troviamo famiglie ricomposte, monogenitoriali, allargate, adottive, omosessuali. I modelli preesistenti sono venuti meno, e le nuove esigenze rappresentano una grande sfida al funzionamento psichico delle persone, e sono nel contempo occasione per riflettere sulle modalità di intervento per portare un arricchimento alla clinica stessa.

Il costituirsi di una famiglia si declina oggi in infinite possibilità e intrecci, vi sono nuovi e complessi processi che stravolgono i riferimenti e le modalità delle relazioni. Queste trasformazioni incidono sulla psiche e causano spesso disorientamento, provocano tensioni e sofferenze a causa di un grosso scarto fra il cambiamento effettivo e la capacità di elaborazione che esso richiede. Un lavoro psicoanalitico deve tenere conto della complessità che tutto ciò comporta, siamo chiamati ad affrontare dubbi e a generare domande e lo strumento psicoanalitico nel fare riferimento a diversi modelli stratificati, permette di non ridurre le problematiche e di non semplificarne l’approccio.

In un’ottica di prevenzione (se non si fa prevenzione questi fenomeni generano malesseri a catena e hanno nel tempo costi molto alti per la società nel suo insieme), mi pare che nostro compito fondamentale sia quello di potere offrire, all’interno di queste situazioni molteplici e variegate, uno spazio nel quale emotività e sofferenza possano essere comprese nel loro senso più profondo e contenute in uno spazio protetto nel quale possano essere pensate e trasformate per dare nuovo senso e rendere così possibili nuove evoluzioni.
    
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