03. 08. 2020 Ultimo Aggiornamento 01. 08. 2020

Quando i personaggi entrano in contatto con il lettore. Intervista allo scrittore Gaetano Cappelli

Gaetano Cappelli - che gentilmente ha accettato di rispondere alle nostre domande - canonizzato tra gli autori del Novecento insieme a D'Annunzio, Collodi, Pirandello, Salgari, Svevo, Moravia, Brancati, Levi, inizia la sua attività di narratore negli anni ’80 con i racconti di fantascienza per Radio Rai Basilicata e pubblica sulla rivista “Re Nudo” la storia inventata di Attanasio Kircher.

Egli è anche autore di saggi musicali. Negli anni ’90, con sette titoli editi da Marsilio, De Agostini, Frassinelli, Mondadori, diviene, Scrittore (con la maiuscola).

Negli anni 2000 arrivano i riconoscimenti, come quello universitario del premio speciale degli studi di Camerino e il premio del festival nazionale “Bigiaretti di Matelica”. A seguire, due premi dei festival internazionali: “John Fante” e “Hemingway”.

Le sue opere sono state tradotte in lingua tedesca e francese. Le sue storie, raccontate come tavolozze colorate e, in particolare, i suoi personaggi entrano in contatto con il lettore attraverso una dimensione emotiva, cogliendo quasi un residuo di umanità fisica. Il lettore ne è coinvolto con una sorta di complicità.

Dottor Cappelli, che valenza ha l’empatia nella costruzione dei personaggi? E come procede nella loro struttura?

I personaggi, a un certo punto, mi appaiono appunto di persona. All'inizio appena di sfuggita. Poi, è come se iniziassi a frequentare nuovi amici, amiche. In alcuni noto delle somiglianze con me stesso, delle parti di me. Fisiche e mentali. Me ne innamoro - questo, naturalmente, mi riesce più facilmente con le femmine. Ma è difficile che riesca a rendere un personaggio particolarmente odioso.

Per dire, col conte Yarno Cantini dei Conti del Canto degli Angeli della Storia controversa, che è un gran snob, ci ho provato, avendo io in sommo odio lo snobismo. Ma poi mi sono accorto che le lettrici s'erano tutte innamorate di questo nobile spiantato, bello e di grande eleganza nonostante le pezze al culo, nonostante la sua aria sprezzante; o forse proprio per quello.

Leggendo “Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo” ho girato lo sguardo verso un altro scrittore, lo svedese Jonas Jonasson, autore, tra l’altro, de “Il centenario che scappò dalla finestra e scomparve” il cui protagonista, Alan Carson, assomiglia, nella gestione della storia, al lucano Riccardo Fusco. Chi è che ha copiato dei due?

Io no di sicuro, visto che il mio libro è uscito quasi dieci anni fa. Che i due personaggi poi si somiglino non mi meraviglia affatto. Tutti e due i romanzi sono inscrivibili, infatti, nel genere commedia. Più surreale quello di Jonasson, meno il mio, con un protagonista, Riccardo  Fusco, che occhieggia  ai personaggi di maschi irrisolti alla Brancati. Bello, talentuoso e dalle grandi speranze, da aspirante maître à penser finirà succube della moglie mattatrice in un’esistenza torpida, salvo poi ad avere un’altra occasione nell’incontro con un compagno di scuola ora tra i dodici uomini più ricchi d’Italia, che se non sarà proprio risolutiva lo porterà di nuovo almeno nella vita reale.

Le stanze dell’antico silenzio (Ed. Cometa 2015) e Scambi equivoci e più torbidi inganni (Ed. Marsilio 2015) sono due dei suoi diciassette titoli che purtroppo non ho letto e per questo spero che non me ne voglia. Ma se ora volesse convincermi a leggerli, come me li descriverebbe?

Le stanze dell’antico silenzio è non solo la prima cosa che ho scritto in assoluto ma si tratta, per di più, di un racconto addirittura mistico.  E questo è già un buon motivo di curiosità visto che da allora i miei romanzi hanno virato sul registro dell’eros; e, più di tutti, proprio Scambi, equivoci e più torbidi inganni, che è una storia di intrighi, corna e corruzione nella Roma del pre Mafia Capitale.

Il protagonista, lo scrittore  Lorenzo Dalrè, imbastisce una relazione con la moglie sessantenne (!), ma assai sfrenata, di un politico disonesto e le loro telefonate hard finiranno nelle intercettazioni di un magistrato, che metterà lo scrittore e soprattutto il padre di lui, una specie di immacolato Garibaldi contemporaneo, nei guai.
 
Dietro un grande successo, c’è sovente un grande dolore?

Non saprei. Purtroppo non ho mai avuto un grande successo. Mi sono assestato sul successo medio.

La scrittura è arte? Somiglianze e opposti rispetto ad una sinfonia

Direi senz’altro che sì, è arte. Poi, c’è arte e arte. Né sarei così sicuro su chi dà la patente di arte a un’opera qualunque. Mai come oggi, è possibile scegliersi quella che più ci aggrada. Così le librerie e la rete sono pieni di best seller ma anche di titoli per pochi. Esattamente come accade per la musica, il cinema, la pittura. Sul web, per dire,  posso ascoltare un compositore come Harold Budd che io, magari insieme ad altri mille, reputiamo un grande. Rimarrà nella storia? Non lo so né me ne preoccupo. La cosa che magari mi preoccupa è se ci sarà ancora una storia.      

Che vuol dire che è stato insignito della dicitura Cavaliere del wine testing della Borgogna? Che accadeva e in quali circostanze?

La Confrérie du Tastevin di Borgogna è una consorteria goliardica di beoni, che ha visto tra i suoi membri personaggi del calibro di Norman Rockwell e Winston Churchill. Il tastevin è infatti quella ciotola d’argento per assaggiare il vino che usano i sommelier. E nella famosa sera in cui venni intronizzato cavaliere, in virtù della pubblicazione in Francia della Storia controversa, di vino ne scorse a fiumi e di eccelsa qualità in una cena di gran gala, con musiche e canti e lazzi ma tutto très chic, come i francesi sanno fare.  

Sappiamo che quando sui social interagisce con i suoi follower fa uso di un particolare idioma. Di che si tratta?

Sui social mi piace usare una specie di pidgin lucanesco, ovvero una via di mezzo tra il lucano e il romanesco. Una lingua inventata, ovviamente, ma che mi pare il giusto antidoto al trombonismo dilagante in rete; non solo in rete, veramente.

Questo è il mese in cui ricorre la Festa della mamma. Quale dei suoi libri consiglierebbe di dedicare alla propria mamma e perché?

Direi che senz’altro Parenti lontani, commuove e diverte tutte le mamme del mondo.

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