21. 08. 2019 Ultimo Aggiornamento 11. 08. 2019

”La scoperta dell’alba”: il film visto per Il Foglietto da Luca Marchetti

La scoperta dell’alba, di Susanna Nicchiarelli ,con Margherita Buy, Susanna Nicchiarelli, Sergio Rubini, Lina Sastri, Renato Carpentieri, Lino Guanciale; durata: 92’, distribuito nelle sale dal 10 gennaio 2013 da Fandango

Recensione di Luca Marchetti

In un panorama cinematografico asfittico come quello italiano, dove si continua a investire grandi somme di denaro solo in commedie e si punta a ottenere il massimo (incasso) con il minor sforzo (intellettuale) possibile, un film “diverso” come La scoperta dell’alba non può che suscitare più di una simpatia.

La regista Susanna Nicchiarelli, dopo l’esordio folgorante con il gustoso Cosmonauta (piccolo film di rara freschezza), è tornata a parlare del legame tra politica e famiglia, con una pellicola più matura e difficile. L’autrice, questa volta, mette da parte i toni favolistici e leggeri del suo primo film e affronta con coraggio un lato spesso dimenticato degli anni di piombo: la vita delle famiglie delle vittime. E’ già da un po’ di anni che si cerca di restituire dignità a queste testimonianze e il successo delle opere di Benedetta Tobagi e di Mario Calabresi (che ha sempre rifiutato di concedere i diritti del suo libro Spingendo la notte più in là) dimostra come il pubblico italiano voglia ascoltare queste storie.

La scoperta dell’alba, dunque, ispirandosi molto vagamente all’omonimo romanzo di Walter Veltroni, racconta la vita di due sorelle, Caterina e Barbara, figlie di un famoso professore universitario scomparso nei primi anni ottanta, presumibilmente ucciso dalle Brigate Rosse. La sorella maggiore, svuotando la casa al mare, scopre un vecchio telefono capace, misteriosamente, di metterla in contatto con il passato. La donna allora deciderà di provare di tutto per salvare il padre, ma dovrà confrontarsi con le verità di quella vicenda.

Mettendo da parte la divertente trovata fantascientifica, già usata nel mediocre Frequency di Gregory Hoblit, il film ha l’onestà di raccontare la vita delle due protagoniste, due donne tristi che ancora oggi soffrono l’assenza del proprio padre, e di mostrare i loro caparbi tentativi di chiudere definitivamente questo duro capitolo della loro vita. La regista, che interpreta anche Barbara, la sorella minore, è palesemente coinvolta nel dolore delle sue “eroine” e trasmette al pubblico, con efficacia, tutte le emozioni che provano, soprattutto nella scena sulla spiaggia, il loro senso di liberazione e la speranza nel futuro.

La Nicchiarelli, oltre al legame emotivo con la propria storia, dimostra di essere un’ottima regista anche per la capacità di usare la macchina da presa (eccellente la prima scena dell’attentato) e, a differenza di molti suoi colleghi italiani, per l’intelligenza con la quale inserisce due perle degli anni ‘80 come 99 Luftballons di Nena e Video Killed the radio star dei Buggles.

Anche la direzione degli attori è degna di nota. Nel cast, composto anche da ottimi caratteristi come Lina Sastri e Renato Carpentieri, tutte le attenzioni saranno rivolte a Margherita Buy. L’attrice, infatti, è alle prese con il solito ruolo della donna di mezza età in crisi, un personaggio che interpreta, convincendo, ormai a occhi chiusi. L’interpretazione più sorprendente però è quella di Sergio Rubini, che trasforma il suo piccolo ruolo di contorno in qualcosa di molto più profondo e sfaccettato, specie nei dialoghi con l’agente immobiliare.

Detto ciò, non si possono ignorare anche i diversi limiti della pellicola, legati soprattutto a sviluppi narrativi notevolmente deboli, ma alla luce del risultato finale sono poca cosa di fronte alla soddisfazione di gustarsi, finalmente, un film italiano interessante, diretto da una giovane regista piena di talento.

Luca Marchetti

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