20. 09. 2019 Ultimo Aggiornamento 10. 09. 2019

Re della terra selvaggia: il film visto in anteprima per Il Foglietto da Luca Marchetti

Re della terra selvaggia di Benh Zeitlin , con Quvenzhanè Wallis, Dwight Henry, Levy Easterly, Gina Montana, durata 93’, distribuito nelle sale da Bolero Film dal 7 febbraio 2013.

Recensione di Luca Marchetti

Da anni il Sundance Film Festival di Robert Redford mette ogni volta, nel proprio programma, pellicole che diventano le più acclamate e apprezzate dell’anno, confermandosi così una fucina continua di talenti.

Re della terra selvaggia (suggestiva traduzione dell’originale Beasts of Southern Wild) ne è l’ennesima conferma. Piccolissima pellicola dell’esordiente Benh Zeitlin (per lui all’attivo solo qualche cortometraggio), oltre a vincere il Gran Premio della Giuria al Festival americano, ha ottenuto anche la Camera d’Or (il premio alla migliore opera prima) lo scorso maggio a Cannes e, recentemente, ha sorpreso tutti guadagnandosi pesantissime nomination agli Oscar, come quelle alla Miglior Regia, al Miglior Film e alla Migliore Attrice Protagonista.

La domanda, dopo tanto clamore, sorge quasi spontanea: il film di Zeitlin merita davvero tutti questi elogi e attestati di stima o è semplicemente un’opera furba che ha giovato del talento della Fox Searchlight, la sua casa di distribuzione, famosa per saper vendere nel miglior modo possibile questo tipo di prodotti? Come sempre, in questi casi, la risposta non è facile.

Re della terra selvaggia è l’ennesima creatura, stupefacente, di una nuova generazione di autori che, nell’ambito del settore indipendente americano, dà sfogo alla propria visione borderline di Cinema, mettendo in scena opere a bassissimo costo ma dal grande impatto visivo.

Pellicole come quelle di Jeff Nichols (Take Shelter e Mud) o Debra Granik (Un gelido inverno), infatti, hanno molto a che vedere con un nuovo corso che si sta facendo largo negli Usa. Lontani anni luce dalla spettacolarizzazione della Hollywood milionaria, questi piccoli artigiani si trovano a proprio agio all’ombra dei grandi studios e realizzano opere capaci di conquistare tutto e tutti.

Benh Zeitlin, pur con qualche distinzione, non si discosta molto dalla poetica di questi suoi colleghi.

Guardando apertamente alla carriera di Terrence Malick (molte scene, anche per l’ambientazione fluviale, ricordano il meraviglioso La sottile linea rossa) e al suo esclusivo modo di interagire con la natura che lo circonda, il giovane regista racconta il legame tra un padre e una figlia immersi in un luogo senza tempo. E’ vero che più di un indizio ci porta a vedere, negli splendidi paesaggi del film, la Louisiana, anche per i riferimenti all’impatto distruttivo dell’uragano Katrina, ma la favola di Zeitlin si colloca in un’atmosfera senza tempo, in bilico tra un futuro apocalittico e un passato remoto preistorico, dove elementi onirici (le misteriose, enormi, creature) si confrontano con duri spaccati visivi quasi da documentario di denuncia.

Detto questo, però, non abbiamo ancora risolto la questione iniziale. E’ meritato il successo di questa pellicola? Senza dubbio la caratteristica più impressionante è il talento recitativo dei due protagonisti della pellicola, scovati chissà dove dal regista. Entrambi, con una notevole aderenza fisica ed emotiva ai propri ruoli, danno alle loro interpretazioni un’efficacia difficilmente raggiungibile da colleghi più esperti. Specie la performance matura della giovanissima Quvenzhanè Wallis (candidata all’Oscar per questa sua interpretazione), a cui è anche affidata per gran parte del film la voice-over (responsabilità non da poco), rimarrà l’ennesima dimostrazione di come il cinema americano sappia rendere credibili anche gli attori bambini.

Nonostante tutto, la sensazione che si ha vedendo questo film non è quella di essere di fronte ad un capolavoro. L’ottima fotografia, la regia ispirata, la suggestiva colonna sonora sono tutti elementi inconfutabili, ma se si prova ad andare ancora più a fondo, ci si accorge di rimanere con poco in mano. Il desiderio del regista di ricercare sempre la confezione eccellente, in più di un’occasione, arriva a reprimere l’impatto emotivo del film, non commovendo come dovrebbe.

Ciò non toglie, comunque, che quello di Ben Zeitlin sarà un nome sicuramente importante nel futuro del Cinema.

Luca Marchetti


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