Bellas Mariposas di Salvatore Mereu, con Sara Podda, Maya Mulas, Micaela Ramazzotti, Davide Todde, Luciano Curreli, Marina Loi, Rosalba Piras, Simone Paris, Anna Karina Dyatlyk, durata 100’, nelle sale dal 9 maggio 2013

Recensione di Luca Marchetti

Finalmente, dopo otto mesi dalla presentazione all’ultima Mostra del Cinema di Venezia (dove era in programma nella sezione Orizzonti), è arrivato nelle sale italiane Bellas Mariposas, l’ultima pellicola del regista sardo Salvatore Mereu (suo il meraviglioso Sonetaula).

Distribuito solo grazie all’impegno estremo del suo stesso autore (il fatto che sia stato il regista a dover intervenire personalmente per commerciare la propria opera dovrebbe dare il metro della condizione generale della nostra industria cinematografica), Bellas Mariposas è l’ultima fatica di uno dei cineasti più interessanti e indipendenti del panorama italiano, distinguibile soprattutto grazie alla sua sensibilità visiva e al suo un impegno artistico unico.

Il film, come i suoi precedenti, è ambientato in una Sardegna inedita, lontana anni luce dalle spiagge di sabbia rosa e dalle coste smeraldo che una certa deriva culturale, e una facile approssimazione intellettuale, ci ha costretto spesso a visualizzare. Questa volta, infatti, siamo nella periferia degradata di una Cagliari cattiva, in un non-luogo che tanto ricorda i palazzoni asettici dello Zen di E’ stato il figlio di Daniele Ciprì o i labirinti di Scampia della Gomorra di Matteo Garrone.

Questo palcoscenico di cemento “nasconde” un mondo particolare, dimenticato dal centro storico opulento ed egoista, dove la giovanissima Caterina, insieme all’inseparabile amica Luna, (interpretate dalle esordienti Sara Podda e Maya Mulas) ci fanno da Virgilio per questa esclusiva giornata all’inferno. Mereu non punta al patetismo buonista del cosiddetto cinema di denuncia, adatto a sconvolgere la coscienza ipocrita di chi, lontano chilometri, è ben contento di non essere coinvolto personalmente.

Il regista, pur sentendo emotivamente una forte unione empatica con i suoi protagonisti, non desidera fare alcuna morale, piuttosto vuole solo fotografare, in tutta la sua immediata e diretta atrocità, un contesto sociale "assurdo", dove si articolano le vite violente di tanti adolescenti, schiacciati tra adulti deplorevoli (la figura del padre maniaco ne è un esempio) e una predestinazione quasi antropologica che ne segna il destino. Segnati tutti, poi, da un rapporto invasivo con il sesso (tirato in ballo continuamente), che li costringe sempre a essere “grandi” molto prima del tempo.

Mereu, in questo progetto, mette evidentemente tutto se stesso. Il risultato finale è un lavoro genuinamente disturbante, dove gli sporadici peccati di presunzione sono bilanciati da una sincerità disarmante.

Le gag fuori luogo e senza senso e il pur affascinante epilogo magico (il cammeo finale di Micaela Ramazzotti è straordinario), infatti, anche se mal si conciliano con la spietatezza del resto del film, sono facilmente perdonabili.

Bellas Mariposas, pur con i suoi evidenti limiti, segna, comunque, un episodio importantissimo e stra-ordinario in un panorama intellettuale dove il coraggio delle idee è sempre più raro. Un’operazione audace, che al di là dei suoi meriti artistici effettivi, merita di essere supportata con forza dal pubblico.

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