Brooklyn, di John Crowley, con Saoirse Ronan, Domhnall Gleeson, Michael Zegen, Emory Cohen, Julie Walters, Jim Broadbent, Emily Bett Rickards, Paulino Nunes, Maeve McGrath, durata 113’, nelle sale dal 17 marzo 2016, distribuito da 20th Century Fox.

Recensione di Luca Marchetti

Fresco di tre pesanti nomination agli Oscar (tra cui Miglior Film e Miglior Attrice protagonista), arriva nelle sale italiane Brooklyn, ultima pellicola del regista irlandese John Crowley.

Tratto dal romanzo del 2009 di Colm Toibin e adattato per il grande schermo dal talento di Nick Hornby (sempre più dentro ad un’interessante carriera da sceneggiatore hollywoodiano), Brooklyn racconta la storia di Ellis, giovane ragazza della contea di Wexford, che decide di lasciare l’amata sorella e la madre per cercare fortuna nella grande New York degli anni ’50.

Come tanti europei arrivati spaesati in America, la nuova vita della ragazza sarà difficile ai primi tempi, colpita dalle difficoltà di ambientamento nella dimensione metropolitana e da una nostalgia terribile. Non è facile diventare adulti, scegliere che il proprio mondo e il proprio futuro sia diverso e lontano da quello dei propri cari.

Ellis affronta questo distacco lacerante sulla sua pelle ed è solo grazie al suo impegno e alla sua dedizione che, lentamente, riesce a costruirsi la speranza di un futuro, trovando anche un amore. E’ il tenero affetto, poi diventato passione, per l’idraulico italo-americano Tony a crearle prospettive diverse, facendola sentire finalmente a casa. Un lutto improvviso e una scelta decisiva da compiere porteranno Ellis a mettere in discussione tutto.

Crowley si muove tra il period drama e il melò, dirigendo una pellicola raffinata e curata che, intelligentemente, si accomoda sui due splendidi pregi: la sceneggiatura di Hornby e l’interpretazione di Saoirse Ronan.

Se lo scrittore londinese ha la fortuna di lavorare sull’opera magnifica e soavemente commovente del suo collega irlandese (mettendo nello script anche molto della sua leggera ironia e della sua empatia per i personaggi), a impressionare davvero è la prova della giovane Ronan. Già messasi in mostra in Espiazione e Hanna, l’attrice irlandese dà tutta se stessa per la pellicola, regalando una delle interpretazioni più convincenti ed emotive di quest’anno. Tutti i sentimenti, le sensazioni e le paure della sua Ellis arrivano con forza al pubblico che, pur con qualche calo di ritmo della storia, non può fare a meno che struggersi per il destino e le disavventure di questa giovane eroina.

A questi elementi fondamentali, si aggiunge la bravura di un regista che non calca mai la mano, che non cerca mai di impressionare con picchi e ricatti emotivi ma racconta una piccola grande storia comune attraverso semplici sentimenti.

Il cinema americano è sempre più incapace di limitare le proprie narrazioni allo stretto indispensabile, alla trovata più naturale ed efficace, Hollywood, anche nei film più intimi, sceglie di optare per la strada più esagerata, volendo più estenuare lo spettatore che affascinarlo. Brooklyn, invece, è un’opera che tenta soluzioni diverse e sincere e per questo ottiene risultati encomiabili e si dimostra un ottimo esempio da seguire per tutti i futuri sceneggiatori o scrittori intenzionati a “giocare” con i sentimenti del proprio pubblico.

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