Mai come quest’anno, grazie ad un programma definito da molti come esaltante, si sono generate grandi attenzioni intorno al Festival del Cinema di Venezia, arrivato alla sua 73° edizione. Il direttore Alberto Barbera e i suoi collaboratori hanno buon gioco a definirsi orgogliosi del proprio lavoro, considerato anche i grandissimi nomi e titoli chiamati a partecipare alla selezione (uno su tutti, l’attesissimo Jackie di Pablo Larrain, biopic su Jackie Kennedy con Natalie Portman). Tra i tantissimi film visti qui al Lido ci siamo divertiti, in questo primo recap, a dividerli tra promossi e bocciati, tra le pellicole che ci hanno travolto e quelle che ci hanno deluso.

I Promossi.

La la land: opera seconda dell’acclamato Damien Chazelle, La la land è un musical che guarda apertamente ai classici holllywoodiani di Vincent Minnelli, proiettando i suoi due splendidi protagonisti Emma Stone e Ryan Gosling (finalmente tornato con un ruolo affascinante) in una favola canora dove, al di là dello straniamento vintage per coreografie e canzoni, conquista con un finale commovente.

Arrival: Dennis Villeneuve è uno dei registi più interessanti del panorama mondiale e il suo approdo alla fantascienza (presto lo vedremo alle prese con il sequel di Blade Runner) è un’opera di un’umanità profonda. Il dialogo tra la linguista Amy Adams (già pronta per l’Oscar per questa parte) e dei misteriosi alieni ha regalato le scene, visivamente, più affascinanti del concorso.

Une vie: film in costume del socialmente impegnato Stephane Brizè, Une vie è tratto dall’omonimo libro di Guy de Maupassant, il racconto della vita disgraziata di un’aristocratica di campagna. Grazie ad una narrazione audace (la linea narrativa logica è spesso accantonata) e ad un gusto visivo raffinato, la pellicola rende terribilmente attuale e vicino il dramma umano della sua ottima protagonista.

The Young Pope: chi aveva dubbi sulla capacità di Paolo Sorrentino di affrontare una serie tv si deve ricredere. Il pilot del suo ambiziosissimo progetto, presto su Sky, è forse uno dei lavori più riusciti della sua filmografia. Grazie a grandi interpretazioni del cast, capeggiato da un clamoroso Jude Law, spietato e implacabile Pio XIII, la serie già si prefigura come qualcosa di imperdibile, sperando che la qualità rimanga così alta.

Hacksaw Ridge: dopo anni di (volontario?) esilio, Mel Gibson torna con un war movie classico sulla storia del soldato Doss, obiettore di coscienza capace di salvare ben 36 dei suoi commilitoni senza sparare alcun colpo. Gibson non si limita certo in retorica ma il suo film è pervaso da una emotività talmente sincera da conquistare.

Indivisibili: derubato da un sacrosanto posto in concorso, il film di Edoardo De Angelis, dimostra una nuova volta il talento del suo regista nel raccontare la propria disgraziata terra. La storia delle due gemelle siamesi Dasy e Viola diventa così la favola tragica di due ragazze in cerca della propria felicità

I bocciati.

L’estate addosso: Gabriele Muccino, ormai perso nella strada tra Hollywood e Roma, torna a parlare di giovani senza troppo successo. Il suo film, comunque girato con grande maestria, mette troppa carne al fuoco, diventando solo un confuso e disordinato teen movie. Dialoghi raccapriccianti.

La region salvaje: le ambizioni erano più che ottime. Amat Escalante vuole, attraverso un grottesco horror erotico raccontare, da un lato, le ambiguità morali del suo Messico, mentre dall’altro si concentra su una serie di metafore moralistiche contro l’omofobia e le dipendenze. Purtroppo, anche a causa di un’arroganza programmatica insostenibile e una trovata narrativa e visiva fastidiosa, le buone premesse del regista rimangono confinate sulla carta, svilite da un film che irrita più che colpire.

Brimstone: polpettone sadico di Martin Koolhoven travestito da western, la pellicola gioca seriosa con troppi riferimenti classici mettendo contro un folle esasperante Guy Pearce e una debole e poco convincente Dakota Fanning. Il regista, come molti suoi colleghi, non ama la sua protagonista e infierisce su di lei, senza ritegno, per tutta la pellicola. Molti hanno apprezzato lo sguardo nord-europeo su un genere puramente americano, noi abbiamo detestato la presunzione di chi ha voluto sfruttare le basi del cinema per portare avanti il proprio gioco al massacro.

Nocturnal Animals: Tom Ford torna alla regia portando sullo schermo lo splendido romanzo Tony e Susan. Grazie alla bellezza della trama e ad un’interpretazione immensa del sempre ottimo Michael Shannon (qui nei panni di un doloroso sceriffo) il film evita il tracollo. Ciò, però, non può farci dimenticare il gusto rutilante per un’estetica estrema del suo regista e l’incapacità di andare nel profondo delle proprie storie.

The Light Between Oceans: melò insostenibile, dove le buone prove degli ottimi e innamorati Michael Fassbender e Alicia Vikander sono lasciate in balìa di un regista, Derek Cianfrance, che ha ormai sperperato l’enorme credito ottenuto con il suo esordio, lo splendido Blu Valentine. Questo dramma su maternità, lutto e rinascita, oltre alle splendide ambientazioni, si trascina per la sua immensa durata senza colpi, anestetizzando il proprio, esausto pubblico.

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