Deepwater – Inferno sull’Oceano, di Peter Berg, con Mark Wahlberg, Kurt Russell, Kate Hudson, Dylan O'Brien, John Malkovich, Gina Rodriguez, Brad Leland, J.D. Evermore, Joe Chrest, durata 97’, nelle sale dal 6 ottobre 2016, distribuito da Medusa Film.

Recensione di Luca Marchetti

Il 20 aprile 2010, sulla Deepwater Horizon, una piattaforma petrolifera della British Petroleum al largo delle coste della Louisiana, divampò un imponente incendio che, oltre a distruggere lo stabilimento e uccidere 11 persone, riversò milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico.

Questa catastrofe è ricordata come il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti. Ispiratosi all’articolo del New York Times, che ha ricostruito il drammatico evento, Deepwater – Inferno sull’Oceano è un film che va oltre la semplice cronaca del disastro, per concentrarsi sugli atti di eroismo individuali e sull’aspetto umano della vicenda.

Peter Berg, infatti, dopo il flop del sottovalutato Battleship, si conferma un regista che ha uno sguardo sinceramente viscerale con i progetti basati su storie vere. Il regista, pur indirizzando il suo talento visivo verso una spettacolarizzazione estrema e il puro entertainment, non perde occasione per concentrarsi sui suoi personaggi, soprattutto quando questi ultimi sono ispirati a veri “eroi per caso”.  

E’grazie alla collaborazione con Mark Wahlberg, di cui Berg usa il corpo filmico con intelligente cura narrativa, che trova credibilità ed efficacia questa umanizzazione dell’eroe hollywoodiano.

In una ipotetica trilogia iniziata con Lone Survivor, continuata con questo Deepwater e presto ultimata con l’attesissimo Patriots Day (pellicola a breve in sala, sull’attentato alla maratona di Boston), Wahlberg diventa il filtro con cui Berg guarda gli aspetti reali e contemporanei della Nazione Americana (la guerra, il petrolio, la sicurezza interna) trasformandoli in Cinema. In questo discorso, l’attore assume un’importanza capitale.

Con il suo sarcasmo proletario, con il suo essere un perfetto prodotto/figlio delle strade delle periferie di Boston, Wahlberg non solo è il perfetto working class hero americano ma si conferma il pilastro su cui si basa il progetto umanista dei blockbuster di Berg.

Il regista non si tira indietro dal ricordare dati ed esporre dettagli ma Deepwater non è mai un thriller tecnicista. Il cuore dell’opera non è la ricerca dei colpevoli o la denuncia moralista (anche se, con un modo semplice quanto diretto, capiamo bene di chi siano le responsabilità della catastrofe) ma l’epica lotta di uomini comuni, chiamati all’impossibile per limitare i danni e salvarsi la vita.

Appoggiandosi totalmente sul cast, la lotta ideologica è ridotta all’osso, tra capitalisti avidi (l’emblematico volto disturbante di John Malkovich) e coraggiosi dipendenti (la rassicurante forza di Kurt Russell), Berg costruisce una confezione di ottima azione solo per regalare ai suoi eroi proletari la loro sacrosanta epica.

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