Fai Bei Sogni 2Fai bei sogni, di Marco Bellocchio, con Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Fabrizio Gifuni, Guido Caprino, Barbara Ronchi, Miriam Leone, Emmanuelle Devos, Fausto Russo Alesi, Pier Giorgio Bellocchio, Piera Degli Esposti, Roberto Herlitzka, durata 134’, nelle sale dal 10 novembre 2016, distribuito da 01 Distribution.

Recensione di Luca Marchetti

Massimo è un giornalista importante, di quelli da prima pagina, seguiti da migliaia di lettori. Il successo però non è stato mai il suo obiettivo principale, anzi. Le critiche positive e le lettere entusiaste sono arrivate un po’ per caso, all’improvviso, in una carriera vissuta nel modo più ordinato e scontato possibile, sempre al centro della Storia (Mani Pulite, l’assedio di Sarajevo) ma un passo in disparte. Massimo, infatti, da una vita cerca di rimanere una figura di contorno, uno dei tanti nella folla, schiacciato da un peso che ne ha segnato l’esistenza. L’assenza ingombrante di sua madre, morta quando lui era bambino, ha condizionato ogni gesto e ogni emozione dell’uomo, immergendolo in una dolente ma comoda auto-commiserazione. Solo l’incontro con una donna e il definitivo confronto con il passato (e con la figura della madre) lo costringerà a guardare alla rinascita.


Tratto da Fai bei sogni, romanzo autobiografico di successo del noto giornalista Massimo Gramellini, l’omonimo film di Marco Bellocchio è un’opera che si discosta nettamente dalla propria ascendenza letteraria. Il regista, infatti, sembra aver fatto quasi la pellicola, nonostante il libro, prendendo le distanze dal suo scomodo autore.

La notizia che Rai Cinema avesse affidato l’adattamento di Fai bei sogni a Bellocchio ha fatto storcere più di un naso. Che cosa hanno in comune uno dei cineasti più inflessibili e vitali del nostro cinema con un autore conosciuto comunemente come l’alfiere del politicamente corretto?

Il legame tra i due e il successo emotivo del film nasce proprio nel racconto biografico di un bambino senza madre e in conflitto perenne con la propria famiglia borghese.

Nella prima parte di Fai bei sogni, nel dolore di questo bambino costretto a crescere in un lutto continuo, con il cuore spezzato e con un’ossessione di morte (il fantasma Belfagor che lo accompagna come angelo/spettro custode) che lo perseguita, Bellocchio ritrova molti dei punti chiave del suo cinema, piegando la vicenda di Gramellini dentro la sua ottica.

Il triste coming of age del giovane protagonista, allietato solo da ricordi di una mamma affettuosa (la scena di Resta cu mme) e dal totalizzante tifo calcistico per il Torino, è probabilmente una delle punte più convincenti e strazianti di quest’anno italiano di Cinema.


D’altro canto, nella seconda parte, quella con Massimo adulto interpretato da un sorprendente Valerio Mastandrea (a conferma il suo enorme e mai banale talento recitativo) esplode tutto il sarcasmo del regista, delineandosi chiaramente il suo punto di vista su Gramellini.

La sua immagine del giornalista, infatti, è lontanissima dall’agiografia o dall’adesione acritica. Anche grazie alla prova di Mastandrea (ben consapevole nel seguire la strada indicata dal regista), Massimo è quasi un Llewyn Davis (il protagonista dell’ottimo film dei Coen) al contrario, un uomo senza talenti apparenti, ritrovatosi al centro della scena.

L’entusiasmo generale di chi cerca la risposta più banale trasforma il giornalista in una voce apprezzata e autorevole, elevando a saggezza la sua scontata retorica.

Nelle critiche ironiche e sprezzanti dei tanti personaggi che si confrontano con il lavoro del giornalista, riusciamo quasi a rivedere il sarcasmo di Bellocchio, convinto nell’abbracciare e nel vivere il dramma di Massimo, ma non certo disposto a esaltare la “poetica” di Gramellini.

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