Loving, di Jeff Nichols, con Ruth Negga, Joel Edgerton, Marton Csokas, Michael Shannon, Nick Kroll, Bill Camp, Jon Bass, David Jensen, durata 123’, nelle sale dal 16 marzo 2016, distribuito da Cinema.

Recensione di Luca Marchetti

Guardando alla filmografia disturbante del regista Jeff Nichols, il dramma civile Loving arriva davvero come un corpo estraneo, un oggetto difficilmente inquadrabile, anche per la sua confezione estremamente classica.

Imbattutosi quasi per caso nella storia dei coniugi Richard e Mildred Loving, la coppia interrazziale che, negli anni sessanta, lottò contro le leggi segregazioniste dello stato della Virginia per far considerare valido il proprio matrimonio, l’autore di Take Shelter ha deciso di portare sullo schermo la forza civica e il messaggio emotivo della vicenda, rimanendo ancorato ai dettagli. La cura nel ricreare l’ambientazione socio-politica e l’attenzione nel restituire intatti i colori umani dell’epoca diventano i pilastri su cui Nichols costruisce un film già di per sé forte della straordinaria vicenda storica a monte, che sembra quasi gridare la sua voglia di presentarsi come solido, calcolato fin nei particolari.

Sulla carta, Loving era un perfetto prodotto da Oscar, fatto da una grande storia, da interpretazioni di livello (Ruth Negga è stata giustamente candidata come miglior attrice protagonista) e da un’importanza politica ancora di necessaria urgenza.

Come per dimostrare a Hollywood la sua capacità di realizzare un vero prodotto Oscar bait (acchiappa premi), Nichols sceglie di aderire alla tradizione del cinema di denuncia, raccontando la classica parabola fatta dagli arroganti soprusi dei potenti (istituzioni e società) e dalle silenziose ma implacabili battaglie dei più deboli, fino alla vittoria finale della Giustizia.

A differenza di molti suoi colleghi, il regista, però, nega al proprio film ogni deriva sensazionalista, ogni respiro di epos posticcio. Nichols non trasforma i Loving e la loro lotta nel Libro di Giobbe, non sottolinea mai gli effetti deprimenti delle loro sconfitte con mezzi facili o trovate furbe. La storia d’amore di Richard e Mildred vive solo di attimi di verosimile quotidianità, di emozioni sussurrate ma concrete, di un’aderenza ad un’idea del Vero che, nel suo manifesto, rispetto alla Storia è commovente.

Anche grazie alle prove calibrate e mimetiche dei suoi due meravigliosi protagonisti (Negga e Edgerton, proletarizzati e imbruttiti, trasmettono una forza empatica disarmante e un silenzioso ma potente carisma), l’autore realizza un’opera sanamente edificante, che non urla messaggi prefabbricati e non si accomoda sui facili meccanismi della narrativa manichea.

Probabilmente, nelle mani di autori e produttori più cinici e scafati, la Loving Story sarebbe potuta davvero diventare la base di qualche pellicola pluri-candidata a centinaia di premi e campione mondiale d’incassi. Nichols e i suoi collaboratori hanno, però, avuto il coraggio di “limitarsi” a raccontare la storia, diventando così gli unici capaci di rispettarne i protagonisti e i loro sentimenti.

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critico cinematografico

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