Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve, con Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Jared Leto, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Mackenzie Davis, Dave Bautista, Barkhad Abdi, Hiam Abbass, durata 152’, nelle sale dal 5 ottobre 2017, distribuito da Warner Bros Italia.

Recensione di Luca Marchetti

Era il 1982 quando Ridley Scott, lanciatissimo regista proveniente dal mondo degli spot pubblicitari, accettò la scommessa Blade Runner, l’adattamento di un romanzo di Philip Dick (allora quasi sconosciuto scrittore di fantascienza), e rivoluzionò il Cinema.

Da allora, sono passati trentacinque anni, con ben sei nuovi montaggi del film originale (ognuno presentato come quello definitivo), ed eccoci di fronte a un progetto da far tremare i polsi, il film più atteso dell’anno: Blade Runner 2049. Non un remake, non un sequel, ma un nuovo film, nato dopo lunghe trattative e infiniti tentativi di dare corpo all’idea originale di Hampton Fancher (sceneggiatore della prima pellicola), segna il ritorno del pubblico nell’universo funebre e plumbeo dei cacciatori di androidi.

Convinto Harrison Ford a rivestire i panni di Rick Deckard e arruolati Denis Villeneuve e Ryan Gosling nelle parti di regista e protagonista, Ridley Scott si è accomodato sulla poltrona di produttore esecutivo, lasciando che il film prendesse vita da solo.

Villeneuve, forte di una libertà creativa notevole, è riuscito a dare al suo film un’autonomia, a metà strada tra l’omaggio e il rifiuto, dimostrandosi la persona perfetta per l’arduo compito. A differenza dei tanti reboot che infestano l’industria odierna, Blade Runner 2049 è, infatti, un’opera piena di forza, sempre in cerca di una sua indipendenza ideologica, di una sua visionaria originalità.

Il regista canadese - grazie al prezioso aiuto di un genio come Roger Deakins (l’Academy non ha più scuse per non conferirgli questo benedetto Oscar, come miglior direttore della fotografia) - ha riempito la pellicola di un’impetuosa energia visiva che, in più occasioni, è inebriante.

Raffinato esteta, Villeneuve colpisce con sequenze magnetiche e scene magnifiche, trasformando il film quasi in un immenso lavoro di video-arte. Come sappiamo, il canadese è un cineasta capace di far convivere l’impronta autoriale con le ambizioni commerciali e, un prodotto del genere, non fa che confermare i felici esiti di questo difficile compromesso. Certo, l’attenzione al comparto estetico lascia Blade Runner 2049 scoperto dal lato narrativo-contenutistico.

La trama del film, infatti, pur conservando una sua linearità e riprendendo il plot noir-investigativo del precedente (oltre a echeggiare lo spirito delle opere di Dick), si ingolfa e vive di diversi momenti di stanca. La durata monstre (quasi tre ore), pur non risultando sfiancante, si sente costantemente. Noi troviamo coraggioso, di fronte anche ai ritmi che comandano la narrativa cinetelevisiva odierna, scegliere di raccontare una storia così dilatata, così interessata al lento incedere piuttosto che al frenetico colpo di scena.

Detto questo, però, capiamo le reazioni insoddisfatte di chi, stanco, non accetta di spendere tanto tempo dietro un lavoro che, anche a buon ragione, può sembrare auto-indulgente e ridondante. Il problema più grande di Blade Runner 2049, però, rimane uno solo: il confronto con il primo film. La pellicola del 1982 creò dal nulla un immaginario che, nel bene e nel male, ha condizionato gli ultimi decenni. Di fronte a un’opera tanto potente, è chiaro che qualsiasi pellicola parta svantaggiata e sconfitta e il Blade Runner del 2017 non sfugge a questo destino.

Blade Runner 2049, comunque, è un ottimo lavoro, un film che ha tutte le carte per confermarsi come uno dei migliori dell’anno (molto valide le performance del cast, specie quella di un inquietante Jared Leto). Probabilmente, se fosse nato come pellicola completamente originale, staremmo tutti parlando di capolavoro. Così, invece, con questo titolo, siamo di fronte solo a un buonissimo film che, come e più di molti altri, deve ancora tantissimo a una pellicola di quasi quattro decenni fa.

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critico cinematografico

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