23. 10. 2019 Ultimo Aggiornamento 16. 10. 2019

“Lady Bird”: un film da Oscar, visto in anteprima per Il Foglietto

Lady Bird di Greta Gerwig, con Saoirse Ronan, Laurie Metcalf, Tracy Letts, Lucas Hedges, Odeya Rush, Timothée Chalamet, Kathryn Newton, Jake McDorman, Lois Smith, Laura Marano, durata 94’, nelle sale dal 1 marzo, distribuito da Universal Pictures.

Recensione di Luca Marchetti

Sull’onda dell’affermazione del movimento #MeToo e acclamato da gran parte della critica americana, arriva nelle sale italiane Lady Bird, il film da regista dell’attrice Greta Gerwig, volto chiave del nuovo cinema indie statunitense.

Probabilmente ispiratasi alla sua adolescenza californiana, la Gerwig in questo suo quasi esordio dietro la macchina da presa (debuttò insieme a Joe Swanberg nel dimenticato Nights and Weekends) racconta la storia di Christine “Lady Bird” McPherson, una giovane ragazza scissa tra un opprimente liceo cattolico, i primi amori e il sogno del college sulla tanto agognata East Coast.

Il film, sin dal suo debutto nei maggiori festival americani, ha suscitato enormi entusiasmi soprattutto per lo stile e l’empatia con cui la giovane regista (anche sceneggiatrice) ha raccontato le disavventure della sua giovane protagonista.

Lady Bird, infatti, è il classico prodotto costruito nel dettaglio per piacere a tutti, forte di un’intelligente (furba) idea produttiva di Cinema. Mettere insieme i colori perfetti, l’ambientazione (temporale e spaziale) giusta (la provincia americana post-11 settembre) e un cast di attori, dove compassati caratteristi si confrontano con il meglio degli attori under 30 anglosassoni (il trio Saoirse Ronan, Lucas Hedges, Timothée Chalamet, già da qualche tempo plurinominato agli Oscar, farà molto parlare di sé) sono tutti ingredienti di una ricetta scientificamente costruita per puntare al successo.

Nonostante la sua evidente programmazione, Lady Bird, forse perché nato da un’esperienza personale, è un film che, anche a mettercela tutta, è impossibile da odiare. Greta Gerwig, musa di Noah Baumbach, infatti, riesce a centrare molti punti chiave della vita della sua eroina, trasformando uno scontato coming of age in qualcosa di più profondo e sincero. L’irresistibile fragilità della giovane Lady Bird è il cuore di un personaggio che, più che affrontare i facili luoghi comuni del genere, si mostra al pubblico in tutta la sua sfrontata (e, alle volte, insopportabile) umanità.

La carta vincente dell’opera, però, è quella di mettere in secondo piano le disavventure amorose e sessuali della ragazza, per focalizzarsi interamente sul suo rapporto totale con la madre. Le figure maschili (il perfettino Hedges, il sofferto Chalamet, un dolcissimo e dolente Tracy Letts) sono tutte comparse che colorano la love/hate story tra Lady Bird e la sua tostissima madre Marion. Gli slanci di vicinanza e amore, alternati a litigi feroci quanto credibili, sono lo squarcio emotivo (e sincero) del film, il gancio fatto di affetto e incomprensioni che afferra chiunque: l’adolescente e chi lo è stato, il genitore e chi lo sarà un giorno.

La fortuna e la riuscita sullo schermo di questo rapporto travolgente sono merito, oltre che della scrittura della Gerwig, dell’alchimia tra Saoirse Ronan e Laurie Metcalf, perfette nel dare ai loro personaggi le giuste sfumature.

Lady Bird è, dunque, un’opera che sa nascondere le proprie furbizie con sensibilità e sincerità, un film fatto da donne coraggiose e piene di talento che, tutte nominate agli Oscar, con ogni probabilità, si vedranno preferire dall’Academy opere più appariscenti e presuntuose.

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Critico cinematografico


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