11. 12. 2018 Ultimo Aggiornamento 16. 11. 2018

“Stronger – Io sono il più forte”: il film della settimana visto per Il Foglietto

Stronger - Io sono più forte di David Gordon Green, con Jake Gyllenhaal, Tatiana Maslany, Clancy Brown, Miranda Richardson, Frankie Shaw, Maggie Castle, Carlos Sanz, Danny McCarthy, Owen Burke, durata 119’, nelle sale dal 4 luglio, distribuito da Leone Film Group e 01 Distribution.

Recensione di Luca Marchetti

Nella propria narrazione di sé, l’America ha sempre lasciato uno spazio significativo alle tragedie che l’hanno sconvolta. Più che per rispondere all’imperativo categorico “Per non dimenticare”, l’attenzione con cui gli Stati Uniti sono soliti raccontare i propri momenti di dolore rientra sempre, coerentemente, nella epica eroica di chi, anche piegato dal peggiore dei colpi, sa sempre e comunque rialzarsi.

In quest’ottica politica, la storia vera di Jeff Bauman, il ragazzo rimasto senza gambe per l’attentato alla maratona di Boston del 2013, rientra alla perfezione. La vicenda di Jeff e la sua evoluzione obbligata da ragazzo comune a simbolo della migliore “americanità” è materia ideale, però, non solo per una scontata agiografia ma, soprattutto, per mostrarci i lati oscuri di queste beatificazioni popolari.

David Gordon Green, nome fondamentale del cinema indipendente americano (forse uno dei pochi capaci, ancora oggi, di muoversi tranquillamente tra piccole e medie produzioni senza snaturarsi), si conferma il cineasta perfetto per il ruolo, regalando uno sguardo serio anche sulle ombre di questo American Hero.

La storia di Jeff, dunque, non si limita alla semplice esaltazione del coraggio e dell’impegno di chi, trovatosi nel momento sbagliato nel posto sbagliato, si scopre costretto, non solo a vivere sulla propria pelle il dolore di una tragedia, ma anche di prendersi sulle spalle “responsabilità” patriottiche oltre le comuni possibilità. David Gordon Green sa come posizionarsi tra il bieco sfruttamento narrativo della vicenda e l’empatia più sincera e costruisce sulla prova della star Jake Gyllenhaal una sorta di anti-kolossal emotivo.

Il regista non si tira indietro nel mostrare le brutture e le spiacevolezze di un ambiente, di un contesto e del suo protagonista. Con tutti i suoi problemi, le sue debolezze e la sua umana stanchezza, il Jeff di Gyllenhaal (attore come non mai disposto a immergersi dentro i suoi ruoli) è, prima che un eroe, un ragazzo finito in un gioco troppo grande. La sua ritrosia, la sua ansia e la sua disperazione sono solo alcune delle manifeste risposte che Jeff rovescia contro la sua Patria, la sua famiglia e la sua città, quella Boston che da dolce rifugio diventa una gabbia asfissiante.

E’ attraverso il suo calvario che, nella più scontata e efficiente delle metafore, troviamo l’unica via di salvezza: l’Amore. La piccola storia tra Jeff e la sua Erin, nata come una semplice, leggera infatuazione tra due ragazzi ma diventata sulla strada, superando centinaia di piccoli e grandi ostacoli, un grande Amore. Diventa, quindi, perfetta, accanto alla prova di Gyllenhaal, anche l’interpretazione della giovane Tatiana Maslany, attrice televisiva alle prese con il suo primo grande ruolo cinematografico.

Insieme, nel loro percorso di vita, la tragedia dell’attentato, pur nella sua drammatica conseguenza, diventa la scusa per costruire davvero qualcosa di solido, un “edificio” di emozioni che, con fatica, si conferma l’unico rifugio dove ripararsi da tutto, dove poter ricostruire qualcosa di nuovo.

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Critico cinematografico

 

 


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