29. 06. 2017 Ultimo Aggiornamento 26. 06. 2017

Lotta al bullismo: mentre il Parlamento procede a rilento, i giovani fondano "Mabasta"

Categoria: Temi di discussione

L'”epidemia silenziosa”, così gli americani hanno definito il bullismo. E proprio come un'epidemia esso miete giovani vittime ogni giorno, dalle elementari all'università.

Il 52,5% dei giovani, stando ai dati Istat di fine 2015, è vittima di violenze verbali, psicologiche e fisiche, che nel 33% dei casi sono frequenti. Le più colpite, manco a dirlo, sono le ragazze, specie nella fascia d'età 11-13 anni (22,5%) e residenti al Nord. Una piaga che ha trovato un'incredibile cassa di risonanza con il web, dove le ragazzine colpite raggiungono il 7,1% contro il 4,6% dei ragazzi. Il cyberbullismo si manifesta in mille modi, che vanno dal semplice soprannome dispregiativo, all'insulto, fino alla diffamazione. L'ultimo caso, avvenuto a Nuoro, ci riporta dritti al medio evo, con una ragazzina di 12 anni accusata di portare sfortuna.

Ma non va meglio in strada e a scuola, se è vero che il 16,9% dei giovani tra gli 11 e i 17 anni è rimasto vittima di aggressioni e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici.

Un fenomeno, quello del bullismo, che prolifera grazie anche alla solitudine. Le vittime preferite dei bulli sono coetanei con pochi o nessun amico e genitori assenti. Incredibilmente, è più diffuso nei licei, una prospettiva che non fa ben sperare sulla futura classe dirigente del paese. E non basta, stando ad un articolo apparso lo scorso 15 febbraio su Affari italiani, il bullismo colpirebbe persino in corsia gli specializzandi in medicina.

Comportamenti sottovalutati, che esprimono un malessere sociale profondo che coinvolge sia le vittime che gli aguzzini, che produce e rivela insicurezza sociale e depressione, con conseguenze devastanti, talvolta irreparabili come dimostrano tanti suicidi di adolescenti degli ultimi anni.

Le vittime spesso non solo perdono l'autostima ma pure la fiducia nelle istituzioni sociali, anche perché queste, scuola in testa, non di rado, stando ai racconti di chi ha subito le prevaricazioni, tendono a negare le proprie responsabilità. «La scuola ha chiuso il caso a suon di carte bollate e di verbali, dicendo: noi siamo a posto così - racconta la nonna di un bimbo di 10 anni aggredito dai compagni e aggiunge - Dal Ministero mi dicono per telefono che anche per loro il caso è chiuso perché non possono obbligare la gente a far la pace se non vuole».

D'altro canto, anche il bullo esprime insicurezza, immaturità, scarsa autostima, spesso a sua volta è vittima di abusi in famiglia. Quindi, sicuramente ha bisogno di aiuto, e non di essere condannato o isolato.
Di certo, stante l'immobilismo delle istituzioni, per vincere questa battaglia diventa determinante il ruolo degli stessi ragazzi. E così la classe 1^ A dell’Istituto “Galilei-Costa” di Lecce (nella foto) ha deciso di fondare il Movimento Anti Bullismo Animato da STudenti Adolescenti (MABASTA). Il primo a nascere dal basso.

Per coinvolgere la gran parte degli adolescenti che, come loro, non accettano e non sopportano le azioni da “bulle” e da “bulli”, hanno creato un logo e aperto una pagina su Facebook, stanno lavorando alla realizzazione e pubblicazione di un sito internet autoprodotto e hanno lanciato una prima campagna fatta di piccoli video-spot e fotografie realizzati in proprio, in cui ci mettono la faccia nel dire “Ma basta!”.

Inoltre, hanno chiesto ad associazioni, organizzazioni e media che si occupano sia specificatamente di bullismo che, in generale, di scuola e istruzione di supportarli. Un appello a cui hanno già risposto Your Edu Action, OrizzonteScuola, Aetnanet e MasterProf.

«L’idea ci è venuta – raccontano i ragazzi – quando abbiamo parlato in classe del caso della ragazza di Pordenone che ha tentato di farla finita perché non ce la faceva più a sopportare le azioni di bullismo da parte dei compagni. Siccome i prof ci dicono sempre che è molto meglio “fare” qualcosa anziché semplicemente parlarne, allora ci siamo chiesti cosa potevamo fare di concreto almeno per tentare di frenare questo bruttissimo fenomeno. Ci è venuto in mente di creare una specie di associazione di giovani e giovanissimi che, come noi, vogliono fermare il bullismo, per dimostrare alle bulle e ai bulli che quelli contrari sono molto più numerosi. Vogliamo creare un sito internet che possa dare una mano sia ai “bullati”, spingendoli a tirare fuori le loro storie, che ai “bulli” veri e propri perché, secondo noi, forse sono proprio loro che ne hanno più bisogno. Gli ultimi casi di Nuoro e di Galatone non hanno fatto altro che spingerci ad accelerare i tempi, abbiamo già creato una pagina Facebook e abbiamo iniziato a pubblicare alcuni video che speriamo diventino virali. Ovviamente vorremmo tanto che le ragazze ed i ragazzi di Pordenone, Nuoro e Galatone (insieme a tutti i loro compagni e amici) diventino dei nostri. Chiediamo il sostegno e la collaborazione di tutti i ragazzi in Italia, dalle elementari alle superiori, vogliamo diventare tantissimi così da avere una voce più forte».

Di progetti e di idee, in realtà, ce ne sono molti altri ma è il mondo delle istituzioni ad essere sordo. Così Amnesty International ha promosso diversi progetti destinati a docenti e studenti, per rendere la scuola un luogo rispettoso dei diritti umani e libero da ogni forma di discriminazione e violenza.

L'Ordine degli psicologi italiani propone l'istituzione dello psicologo scolastico «Riteniamo – dice la presidente - che sia indispensabile cominciare a pensare allo psicologo nella scuola come ad una figura professionale stabile e necessaria nella quotidianità, anche nella scuola primaria».

Anche il Consiglio Nazionale Forense ha lanciato una proposta di legge per promuovere un ampio programma di lezioni, tenute da Avvocati e destinate agli alunni delle scuole di primo e secondo grado, sui diritti e le libertà fondamentali, educazione alla cittadinanza, alla legalità e ai valori della democrazia e della partecipazione; educazione alla parità tra i sessi, prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni; educazione al rispetto delle differenze e al dialogo tra le culture, nonché ai principi di solidarietà e di cura dei beni comuni.

Ad oggi, il nostro ordinamento non prevede il reato di cyberbullismo né quello di bullismo. A maggio 2015 in Senato, è stato approvato un disegno di legge che definisce il fenomeno del cyberbullismo, regola la rimozione dei contenuti offensivi dalla rete, stabilisce quando debba intervenire il Garante della privacy e, soprattutto, introduce una misura di ammonimento nel caso di reati commessi da minorenni ma con età superiore ai 14 anni (il questore convoca il ragazzo insieme ai genitori e lo ammonisce sulla sua condotta). Si potenzia poi l’educazione e la sensibilizzazione nelle scuole e si costituisce un tavolo interministeriale permanente per il contrasto al fenomeno.

Ebbene, il disegno di legge è fermo da mesi alla Camera, dove si vorrebbe, invece, creare un reato specifico perseguibile d'ufficio, con pene graduate a seconda che a commettere il fatto sia un adolescente minore o maggiore di 14 anni; si vuole introdurre la confisca di cellulari, computer o apparecchi utilizzati e obbligo di frequenza a corsi di "riqualificazione della personalità".

Quanto, poi, all'educazione alla parità, prevista dalla legge sulla Buona scuola è stata travolta da quanti vi ravvisano una “educazione al gender, all'omosessualità”.

Insomma, mentre gli adulti (specie quelli nelle istituzioni) pontificano o tergiversano, i ragazzi di Lecce ci hanno dato una lezione di educazione civica!

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