17. 08. 2017 Ultimo Aggiornamento 15. 08. 2017

La valanga e la tragedia

Categoria: L'angolo di Boschi

La mattina del 18 gennaio scorso tre scosse sismiche interessano il centro Italia: alle 10:25 di magnitudo 5.3, alle 11:14 di magnitudo 5.4 e alle 11:25 di magnitudo ML 5.3.

Nel pomeriggio, alle 14:33, avviene una nuova scossa di magnitudo 5.1.

Le scosse si verificano nella zona fra Campotosto, Montereale e Capitignano.

Forse verso le 17:00, l'orario preciso non è noto, una valanga di neve e detriti di grandissime proporzioni si distacca da una linea di cresta del monte Siella, parte del massiccio del Gran Sasso, e raggiunge l'Hotel Rigopiano attraverso un canalone.

La valanga travolge l'albergo, sfondandone le pareti e spostandolo di una decina di metri, per poi precipitare ancora più a valle interrompendo vie di collegamento.

Si è fatto in modo che nei vari mezzi di informazione venisse subito affermato da varie fonti che la catastrofe dell’Hotel Rigopiano non è stata provocata dai terremoti. Questo perché, secondo esperti vari, le scosse si sono verificate molte ore prima rispetto alla valanga, anche se – come detto – non conosciamo con precisione quando questa si è verificata.

Si è diffusa la convinzione che terremoti di questa magnitudo non possano innescare una valanga e che sia improbabile che possano farlo a così tanti chilometri di distanza dall’epicentro. Non vengono però esposti argomenti incontrovertibili per escludere se una delle scosse avvenute al mattino possa avere un minimo collegamento con il disastro ...

Molto deciso nell'escludere Il collegamento terremoto-valanga è un geologo torinese incaricato dalla Procura, insieme a due ingegneri del Politecnico di Torino, di studiare il caso: sarà interessante leggere le considerazioni fatte per arrivare a questa conclusione tanto netta!

Il 27 febbraio, alle ore 10:20, su SkyNews, anche il presidente dell'INGV dichiara (senza editing): "Quel giorno ci furono quattro scosse di magnitudo superiore anche a 5. Ci furono; però nell’intervallo di tempo in cui è caduta la valanga, non risultano scosse importanti. Cioè (la valanga, ndr) è caduta sicuramente dopo le 16:30, quando le grandi scosse erano già avvenute. Non possiamo fare una correlazione diretta tra la sismicità e la valanga. La valanga sarebbe caduta comunque. Può darsi che la sismicità di fondo abbia contribuito, ma sarebbe in ogni modo caduta proprio per il peso stesso della neve".

Insomma, tutti più o meno dicono che la valanga ci sarebbe stata anche senza terremoti.

Allora, perché non si è intervenuti prima? I terremoti, in ogni caso, non hanno reso meno probabili eventuali valanghe.

In uno studio, pubblicato nel 2010 dal Journal of Glaciology, ricercatori dell’università giapponese di Nagoya hanno raccolto ogni tipo di segnalazioni, studi e notizie su valanghe in molte parti del mondo, mettendole in relazione con i database sismologici. Nel periodo tra il 1899 e il 2010 hanno identificato valanghe connesse con sismi di magnitudo compresa tra 1.9 e 9.2 con una distanza dall’epicentro tra 200 metri e 640 chilometri. Il caso peggiore documentato è quello causato da un terremoto in Perù nel 1970, quando una massa di neve e rocce proveniente dal Nevados Huascara fece 18-20mila vittime.

Insomma, sulla base di osservazioni sperimentali, sembra che anche piccole magnitudo possano innescare valanghe.

Il 18 gennaio, dopo le quattro scosse principali ce ne furono altre di magnitudo minore. In particolare, ce ne fu una di magnitudo 4.3 alle 16:16, anche se non è stata ricordata in nessuna delle dotte disquisizioni diffuse.

La distanza dall'epicentro non risulta essere un ostacolo per la generazione di un evento catastrofico come quello che ha distrutto l'albergo di Rigopiano. Questo su basi sperimentali e tenendo conto che la distanza fra il luogo degli epicentri e il luogo del distacco della valanga non è poi molto elevato.

Nel pomeriggio del 18 gennaio si misero inoltre in moto altre slavine più o meno nella stessa zona.

Le dichiarazioni degli esperti sono solo le loro personali opinioni. Opinioni rispettabili come tutte le opinioni ma non provenienti, salvo prova contraria, da esperti di Sismologia moderna. In ogni caso, non risulta che la zona origine della valanga fosse dotata di sensori tali da permettere una valutazione quantitativa della sollecitazione sismica subita.

Non vi è dubbio che le perturbazioni delle quattro scosse di magnitudo superiore a 5 siano arrivate, forti e chiare, alla massa di neve che poi è precipitata rovinosamente a valle. E senz'altro è arrivata anche la perturbazione della scossa di magnitudo 4.3 delle 16:16.  

Ci sarà una ragione se si cerca di far passare l'dea che il rapporto causa-effetto fra terremoto e valanga debba essere istantaneo. Evidentemente per escludere la causa sismologica. Questo sarebbe confermato dal fatto che la valanga si sarebbe verificata tre ore dopo l'ultimo terremoto forte, quello delle 14:33.

Non c'è alcuna ragione fisica che imponga una relazione istantanea fra terremoto e valanga. Il distacco della massa di neve è senz'altro la conseguenza di un processo cumulativo di più fattori, il principale dei quali è indubbiamente l'attività sismica per la grande energia che mette un gioco.

Sono del tutto incomprensibili il modo assertivo e la sollecitudine con cui la causa sismologica della catastrofe è stata scartata senza alcuna giustificazione scientifica. Una specie di ipse dixit: non si spiega il perché e non sono quindi ammessi dubbi e discussioni!

Da un articolo di Mariano Maugeri del 27 gennaio 2017 sul Sole 24 Ore, mai smentito, si viene a sapere che in tutto quel periodo di terremoti e grandi nevicate, il Presidente della Commissione Grandi Rischi non avrebbe mai ascoltato la sezione che si occupa dei rischi meteo-idrologico, idraulico e di frana.

È accertato, comunque, che, una settimana prima del disastro, un serissimo allarme meteo era stato promulgato: vi si parlava dai 2 a 4 metri di neve sicuri!

Anche la tragedia dell'Hotel Rigopiano andrà così ad arricchire la lista delle incongruenze della Grandi Rischi?

Ricordiamole:

- dopo la scossa del 20 maggio 2012 in Emilia, la Grandi Rischi si dimenticò di avvertire che una seconda scossa era altamente probabile. Scossa che si verificò il 29 maggio provocando la maggior parte delle vittime.

- il 5 giugno 2012, quando la sequenza sismica era ormai conclusa, la Grandi Rischi "previde" un terremoto devastante nel Ferrarese che, però, non si verificò. Non si è mai saputo su quali basi fosse stata fatta una previsione tanto incongrua.

- la Grandi Rischi ha ignorato l'evidentissima lacuna sismica fra L'Aquila (2009) e Colfiorito (1997). Ci sarebbe stato tutto il tempo necessario per mettere in sicurezza le persone e per prendere misure essenziali di prevenzione prima del disastroso terremoto di Amatrice del 24 agosto.

- in gennaio, la Grandi Rischi lancia un allarme per le dighe di Campotosto: preconizza addirittura un "effetto Vajont".

Malgrado tutto questo, i membri e i vertici della Commissione Grandi Rischi sono rimasti al loro posto, con l’eccezione del professor Scarascia Mugnozza, dimessosi per protesta dopo l’esternazione improvvida del presidente della stessa Commissione sul predetto ”effetto Vajont”.

In conclusione, nel 2012, si sviò l'attenzione da responsabilità gravissime di politici e di "esperti", indicando cause risibili e assurde dei due terremoti che avevano sconvolto la Bassa Emiliana.

Adesso si cerca di negare l'evidente e l'incontrovertibile causa sismologica della valanga che ha provocato tante vittime!

Tuttora non sono disponibili, o forse semplicemente non esistono, documenti ufficiali che spieghino che cosa è realmente accaduto.   

Perché?

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