14. 11. 2018 Ultimo Aggiornamento 27. 10. 2018

Istat, critiche di Adusbef alle novità introdotte al paniere dell’indice dei prezzi al consumo

Categoria: Istat

Il 2 febbraio scorso, sono state rese note le modifiche che, anche quest’anno, l’Istat ha apportato al paniere dell’indice dei prezzi al consumo, uno strumento statistico (definito paniere) che misura le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme di beni e servizi, che dovrebbero essere rappresentativi degli effettivi consumi delle famiglie.

L’evento, come sempre, ha avuto un notevole impatto sui media che, nella stragrande maggioranza, si sono limitati a riproporre, più o meno integralmente, il comunicato dell’Istat.

Tra chi, assai pochi, ha voluto analizzare più a fondo le “novità” vi è Adusbef, associazione per la tutela dei diritti dei consumatori, fondata da Elio Lannutti, che, con il suo presidente avv. Antonio Tanza, sempre il 2 febbraio, ha diffuso una nota tramite le agenzie di stampa.

“Come ogni inizio anno – scrive Adusbef – l’Istat ci delizia con le novità del paniere dell’indice dei prezzi al consumo (inflazione) e scopriamo che sulla tavola degli italiani ormai non mancano il mango e l’avocado (anche se i più tradizionalisti, la stragrande maggioranza delle famiglie, si ostinano a comprare e mangiare mele e pere). Torna, anche se spacciato per novità, il vino liquoroso (il marsala all’uovo o Vov dei poveri, il passito o il moscato), che era gloriosamente entrato nel paniere del 1977 per uscirne nel 2001”.

“A completare la cinquina – prosegue Adusbef – delle new entry, tutte appartenenti alla categoria dei beni, senza nessun nuovo servizio, due elettrodomestici: la lavasciuga e il robot aspirapolvere” che, per l’associazione, rappresentano “Aggiustamenti marginali che non incideranno sull’inflazione, a differenza di uno dei prodotti usciti dal paniere: il canone Rai”.

A tal riguardo, Adusbef sottolinea che “La Legge di Stabilità 2016 ha modificato la natura del pagamento del canone radiotelevisivo da tariffa per la fruizione di un servizio a imposta da versare all'Erario per il tramite delle utenze di energia elettrica, causando anche lo spostamento della azienda Rai nel perimetro delle Amministrazioni pubbliche che concorrono alla definizione del deficit e del debito (lista S13)” e ricorda che “come fecero tempestivamente notare gli attenti osservatori del Foglietto della ricerca (con un articolo del 6 ottobre 2016, ndr): “se il canone TV è divenuto una tassa, la relativa voce doveva essere eliminata dal paniere dell'inflazione fin dal 2016”.

“E, invece, – conclude l’associazione – l’Istat per due anni ha continuato a tenere illegittimamente il canone Rai nel paniere, conteggiando la diminuzione del 12% per il 2016 e di un ulteriore 10% nel 2017, alterando in tal modo l’andamento dell’inflazione … a tutto vantaggio del Governo”.

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