14. 11. 2018 Ultimo Aggiornamento 27. 10. 2018

Sulla vicenda ITAtech, Elio Lannutti presenta un esposto alla Corte dei conti

Forse era nell’aria. Nelle cose. Conseguenza di una gestione discutibile: Elio Lannutti, presidente onorario dell’associazione dei consumatori Adusbef, ha messo nel mirino - dopo banche e Banca d’Italia - la Cassa Depositi e Prestiti. Lannutti, nei gorni scorsi, ha depositato un esposto alla Corte dei conti sul “Caso ITAtech”, vicenda della quale più volte Il Foglietto si è occupato.

Alcuni passaggi del documento redatto dal fondatore di Ausbef, che di seguito riportiamo, appaiono una lezione di diritto.

- Prima ancora dell’ombra del potenziale conflitto di interessi che sovrasta la scelta di CDP, amministrata da una figura storicamente contigua al mondo della finanza transalpina, di erogare denaro parzialmente italiano a una realtà economica francese, peraltro vicina a una nota charity italiana nel cui consiglio italiano siede lo stesso amministratore delegato di CDP, val qui la pena evidenziare che ITAtech/CDP ha totalmente disatteso i principi costituzionali nonché criteri di buona amministrazione poiché non ha speso una sola parola per spiegare quale sia il beneficio per CDP derivante dalla scelta di un soggetto estero piuttosto che di uno italiano.

- Da ultimo appare inspiegabile per quale motivo, dopo una interrogazione parlamentare sul tema, risalente al 24 ottobre scorso, e dopo che a procedura di assegnazione dei fondi ancora in corso il managing partner di Sofinnova annunciava a mezzo stampa (sul Corriere della sera del 7 novembre) che “probabilmente Sofinnova sarà tra i beneficiari di ITAtech” e la prossima disponibilità a investire in Italia 100 milioni di euro (che peraltro pare chiaro al momento della dichiarazione Sofinnova non avesse), CDP non abbia ritenuto di fornire alcuna spiegazione né alla collettività, né alla relativa Commissione di Vigilanza.

Forse, non tutti sanno che la CDP è denominata anche Istituto Nazionale di Promozione italiano. Ciò rende ancor più incomprensibile come mai la CDP stia valutando di affidare milioni di Euro ad un fondo di investimento francese per gestire il Trasferimento Tecnologico di Università, Irccs e Istituti Nazionali di ricerca italiani, appunto ITAtech.

La CDP è il nostro “fondo sovrano”, ovvero racchiude le ricchezze dei cittadini italiani e i loro risparmi. Chi ne è messo a capo dovrebbe essere, prima di tutto, un “servitore” dello Stato. Per capirci, la CDP non è una Goldman Sachs e non investe, speriamo, in bitcoin.

Ma andiamo a scoprire i protagonisti, ovvero i funzionari che sembra stiano intermediando lo smantellamento tecnologico della ricerca italiana a favore di altre nazioni europee dominanti.

L’Amministratore Delegato, nonché Direttore Generale di CDP, dott. Fabio Gallia, come si vede dal suo CV pubblico: https://www.cdp.it/Chi-Siamo/Governance/Top-Management/AD-Direttore-Generale.kl

- ha ricoperto prima la carica di Direttore Generale di BNL (banca italiana controllata dai francesi di BNP Paribas), poi è stato Responsabile del Gruppo BNP Paribas per l’Italia.

- nel 2013, è stato nominato Cavaliere dell’Ordine Nazionale della Legione d’Onore della Repubblica Francese.

- è anche nel consiglio di amministrazione dell’opera caritatevole Telethon, ciò forse gli genera un conflitto di interessi come scrive Lannutti.

E, stando a un articolo del 2016, apparso su iltempo.it, Gallia sarebbe pagato oltre 800 mila euro all’anno, percependo un assegno annuale di 607 mila euro, come compenso fisso, e un importo variabile (crediamo pagato anche questo dall’Italia e non dalla Francia) di circa 215 mila euro.

Noi siamo più che sicuri che Gallia, per un titolo della Legione d’Onore e per anni di importanti salari elargiti da una banca d’oltralpe, non vorrà agire certo da “rivenditore” dello Stato italiano.

Così come non vorrà farlo il diretto responsabile della gestione dei fondi ITAtech, Leone Pattofatto, cervello di rientro in Italia, meno noto alle cronache, che, bocconiano, ha avuto a Londra una lunga carriera in una banca d’affari.

Gestire i capitali pubblici per promuovere la crescita dell’Italia è compito alto e nobile, rilanciare la ricerca scientifica e il suo trasferimento tecnologico è doveroso e coraggioso. Chi arriva da esperienze private deve avere umiltà nel maneggiare soldi pubblici, deve farlo in trasparenza e nell’interesse nazionale. Ciò a maggior ragione in un momento di fragilità politica e di imminenti elezioni. Questa situazione lascia maglie molto larghe ai funzionari dello Stato che quindi devono auto-regolarsi e essere servitori e non rivenditori.

La CDP ha poteri per fermare questa operazione, prima che agisca la Corte di conti. Come ha ricordato in Parlamento il Min. Padoan: “È riconosciuto a CDP un diritto di obiezione sulle proposte di investimento in caso si ravvisi l'insorgere di rischi reputazionali da parte di CDP, conflitti d'interesse per CDP...”. E questo appare proprio il caso.

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