16. 12. 2018 Ultimo Aggiornamento 16. 11. 2018

Sono state elezioni davvero inutili?

Categoria: Editoriali

Lo avevamo scritto una settimana fa, il voto - soprattutto a causa di una legge elettorale assurda, ultimo regalo dei renziani, costruita per annullare l'avversario – rischiava di essere del tutto inutile. E così, al momento, sembra sia stato.

Ci ritroviamo così in una situazione paradossale.

E il bello è che ad esser colpita e affondata è stata proprio la forza politica che ha concepito un tale obbrobrio. Peccato che questo scherzetto ci sia costato diversi milioni di euro (l'ultimo dato disponibile è quello del 2013, quando le operazioni elettorali costarono 389 milioni). Un sistema elettorale che, come era del tutto evidente, non avrebbe portato ad una maggioranza.

Non sarebbe stato meglio attenersi semplicemente alle indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale all'indomani della bocciatura del Porcellum? Sia come sia, non abbiamo alcuna certezza che vi possa essere in un futuro prossimo un governo.

Una cosa però è certa, il risultato elettorale è espressione delle cattive politiche degli ultimi anni, in particolare, in materia di lavoro e fisco.

E così, se nell'opulento nord, viene premiato il centro destra e, soprattutto, la Lega, nel miraggio di una flat tax che li renda ancor più ricchi. Nel sud, sempre più degradato e impoverito, stremato da mafie, sfruttamento, disoccupazione e cattivo lavoro (peggiorato con tutte le controriforme succedutesi dalla Treu, passando per la Biagi, fino alla peggiore di tutte: il job act) si è voluto scommettere sul Movimento 5 stelle.

A guardare le mappe dei risultati elettorali, sembra di esser tornati a prima del 20 settembre 1870. A quell'Italia spaccata in due; da un lato, un paese sviluppato e benestante e, dall'altro, un paese impoverito oltre misura, stremato. E quel che è peggio, il più ricco non ha alcuna intenzione di esser solidale con chi sta peggio, tant'è che chiede, oltre alla cacciata di tutti i migranti, un sistema fiscale proporzionale e non progressivo, che è quanto di più iniquo ci possa essere. Ve lo immaginate? Noi comuni mortali dovremmo pagare quanto il più ricco d'Italia. Per di più, nel paese con il terzo deficit al mondo e la più alta evasione fiscale. Come si farebbe a tener in piedi i servizi pubblici? Ma forse per quello c'è il programma della Bonino, che vuol privatizzare e svendere tutto ciò che è pubblico.

Il sud finalmente si è ribellato perché i governi succedutisi dal 1994 ad oggi hanno permesso a mafie, imprenditori e classe politica di dissanguare quel territorio. Un territorio spartito tra potentati malavitosi, imprenditoriali e politici, spesso coincidenti. I cittadini in una situazione disperata, con condizioni di lavoro, quando c'è, prossime allo schiavismo. Pensate al bracciantato nei campi. Cittadini a cui spesso sono negati diritti fondamentali come quello alla salute, come avviene a Taranto. Si pensi alla situazione di rischio a cui sono state eposte, con le piattaforme petrolifere off-shore, la costa adriatica e quella siciliana, compromettendo l'unica attività produttiva residua al sud: il turismo. O ancora, si rifletta all'abbattimento di tanti uliveti nel Salento, per non fare una modifica al progetto della Tap; e, ancora, alla drammatica situazione in cui versano i cittadini del Sulcis e a tante altre situazioni di grave sofferenza.

Dinanzi a tutto ciò, i cittadini hanno detto basta, mentre Renzi ha detto “non abbiamo saputo raccontare tutte le cose buone che abbiamo fatto”, e così, ha scelto la via delle post (o non?) dimissioni. Incapace di fare un minimo di autocritica e, soprattutto, di rinunciare al potere.

Un siffatto personaggio poteva aver presa solo in un progetto politico sbagliato quale è il Pd. Anche in politica è un errore fare operazioni di ingegneria genetica. Un partito che è un ossimoro, come abbiamo scritto più volte, in particolare il 30 aprile 2013, due giorni dopo la nascita del governo Letta (28 aprile 2013), quando - forse qualcuno lo ha dimenticato - dopo 70 giorni di attesa e di reciproci insulti tra Pd e Pdl, di tanti «mai con il Pdl» proferiti dai vari leader del Pd; dopo una campagna elettorale con i lanciafiamme, lo stesso Pd, con Pdl e Lista Civica per Monti si unirono in un percorso comune, dando vita a quello che fu definito il “governo di pacificazione”, ritenuto necessario in tempi di crisi economica.

Una forza, il Pd, che vuol calare il bipolarismo, tipico di altre culture e storie politiche, nel nostro paese. Un progetto che, fino ad oggi, ha dimostrato di essere solo nominalmente democratico, alla luce delle politiche portate avanti su economia, lavoro, scuola, sanità e tanto altro.

Dunque, non c'è che da sperare che i democratici scelgano di essere davvero tali, che abbandonino un gruppo dirigente avventurista, che ha spaccato il paese, e facciano quel che il resto degli italiani chiede: lavorare per riportare nello stesso paese equità e giustizia, indispensabili per poter ripartire davvero.

Se con gli ultimi governi si è fatta un'alleanza con pezzi del centro destra, non si capisce perché non si possa varare oggi, alla luce del sole, un governo di scopo a guida M5S, come chiedono quei milioni di elettori di sinistra che hanno votato per quest'ultima forza, nella speranza di un cambiamento vero. Dalla parte di tutte e tutti. E non di pochi.

Ci rifiutiamo di pensare, come invece fanno i soliti maligni, che il vero ostacolo sia rappresentato dai primi due provvedimenti che un ipotetico governo M5S adotterebbe: taglio delle indennità e abolizione dei vitalizi.

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