23. 07. 2018 Ultimo Aggiornamento 19. 07. 2018

Errare è umano, perseverare ...

Categoria: L'angolo di Boschi

La mattina di domenica 25 marzo 2018, un terremoto, valutato di magnitudo 1.7, scuote Ischia. Gli abitanti lo avvertono e si spaventano. Il primo comunicato dell’Osservatorio Vesuviano (OV), non riporta né localizzazione né magnitudo, per cui si rende necessario un secondo comunicato.

I motivi di questo "disguido" non sono stati ancora spiegati. Il sistema automatico di localizzazione aveva ben funzionato, quindi una localizzazione dell’evento abbastanza corretta sarebbe stata disponibile pochi secondi dopo l’evento.

Giornalisti e molte persone dell’Isola telefonano all’OV per avere notizie. I turnisti rispondono che non possono rivelare la localizzazione: possono dirla solo al Dipartimento di Protezione Civile. A nulla valgono le insistenze dei cittadini che fanno notare che per la sismicità nazionale la localizzazione è disponibile dopo pochi minuti non solo sul sito web dell’INGV, ma su tutte le app dei cellulari.

Dopo quasi un'ora, il sito web INGV, alla sezione “ultimi terremoti” riporta anche il terremoto di Ischia, ma con un errore nel tempo origine di 25 minuti: 06:26’ invece di 06:01’. Ci vorrà un’ora e mezza perché l’orario venga corretto. Alcuni cittadini, esasperati, eseguono lo screenshot dell’orario errato.

Ancora una volta, le sale di controllo dell’INGV sono apparse in stato confusionale per un evento in una zona ad alto rischio. La cosa è inaccettabile e gli Ischitani dichiarano di voler denunciare il fatto alla Magistratura.

A onore del vero, i valori di magnitudo comunicati potrebbero non avere un vero significato fisico perché non è mai stata effettuata alcuna calibrazione per l’Isola di Ischia. Ci si serve della relazione Magnitudo-Durata sviluppata per i Campi Flegrei e che, in quanto tale, è applicabile solo agli stessi Campi Flegrei.

La Sismologia ad Ischia sembra essersi fermata agli anni ‘60. Il valore della magnitudo, stabilito ad 1.7, non è scientificamente sostenuto. È stato ben avvertito in un’area vasta: 1.7 potrebbe essere una sottostima.

Si tratta, comunque, di un sisma modesto, da solo non particolarmente significativo. Rilevante è il fatto che si è avuta un’ulteriore prova che non funziona il sistema di sorveglianza sismica e vulcanica in una delle aree a maggior esposizione del Pianeta per la grande antropizzazione presente.

Già il 21 agosto 2017, quando si verificò il terremoto a Casamicciola, manifestammo qui sul Foglietto preoccupazione perché la sorveglianza non aveva funzionato. È poi risultato che la sera del terremoto, nella sala di controllo dell’Osservatorio Vesuviano, erano presenti un tecnico e una ricercatrice alle prime armi, benché reclutata da poco era stata inserita subito nei turni. I due non erano in grado di determinare l’ipocentro essendo, peraltro, le stazioni non funzionanti. Una era ferma da mesi, le altre tre avevano saturato il segnale e, quindi, erano inutilizzabili. Nell’ex Osservatorio di Casamicciola c’è un accelerometro che, probabilmente, presentava un buon segnale ma acquisisce i dati solo localmente, quindi non disponibili ai due turnisti.

I turnisti chiedono indicazioni alla direttrice del Vesuviano, che non è in sede, la quale li invita a rivolgersi alla sala sismica di Roma, che non dispone, però, delle registrazioni delle reti sismiche delle aree vulcaniche campane. Localizza il terremoto con le stazioni della rete nazionale servendosi di un modello crostale messo a punto per i terremoti appenninici, che niente hanno a che vedere con la sismicità ischitana.

I turnisti di Roma non conoscono la sismicità di Ischia. Neanche immaginano che a Ischia già a 2 km di profondità la temperatura è così alta da far sì che sotto i 2 km la crosta sia quasi fluida e che quindi i terremoti, che sono fratture che possono avvenire solo in mezzi solidi, si possono avere solo nei primi due chilometri di profondità. Non sanno neanche che, da sempre, la sismicità di Ischia si concentra in un'area molto ristretta sotto l’abitato di Casamicciola.

Ma se non conoscono queste cose elementari, notissime a chiunque si occupi della sismicità italiana, con quali criteri sono stati nominati responsabili della sorveglianza dell’intero territorio 24 ore su 24 del Paese più sismico d’Europa?

Come mai, a distanza di otto mesi, non sono ancora giunte spiegazioni su questa vicenda da parte del del Direttore del Centro Nazionale Terremoti, della Direttrice del Dipartimento Terremoti, del Direttore del Dipartimento Vulcani, della Direttrice Generale (che rilascia interviste aventi a tema la Sismologia) e del Presidente dell’INGV? Soprattutto: perché chi di dovere, anche se con ritardo, non prende atto che la posta in gioco non è il valore scientifico di una decina di persone ma la sicurezza nazionale?

La localizzazione effettuata da Roma, con una rete sismica completamente sbilanciata in Appennino e con distanze medie di centinaia di km da Ischia, ha un’incertezza di oltre 10 km, comparabile con il diametro di Ischia. Il valore, poi, della profondità di un sisma ischitano determinato da Roma è privo di senso scientifico. Il funzionario romano che ha avallato e comunicato un dato tanto incongruo – a mio avviso – andrebbe destinato ad altre incombenze.

Gli abitanti di quelle zone, possibili sedi di eventi disastrosi, hanno come difesa primaria, e forse unica, informazioni corrette e tempestive, essenziali per la Protezione Civile per poter prendere le giuste decisioni, in tempi brevissimi.

La determinazione della magnitudo, eseguita con criteri validi solo per i terremoti appenninici, con stazioni lontanissime da un ipocentro superficiale in rocce estremamente attenuanti, è un’indelebile vergogna scientifica per chi l’ha proposta ed effettuata. Ne scaturirà un valore sottostimato: 3.6.

Nonostante che quasi subito le TV riprendano il disastro di Casamicciola, all’INGV nessuno, sopratutto l’ufficio addetto alla comunicazione, si rende conto dei commenti dei cronisti, che tentano di spiegare come un terremoto di magnitudo 3.6, in mare nella profondità della crosta a una decina di km al largo di Ischia, si comporti come un missile intelligente che colpisce chirurgicamente Casamicciola, lasciando intatti tutti i paesi che incontra durante il percorso, pur disponendo di un’energia notevole che non può essere stata generata da un terremotino di magnitudo 3.6, verificatosi lontano dall’Isola e a una profondità tutt’altro che indifferente.

La sera del 21 agosto 2017, guardando SkyTg24 che mostrava in diretta i danni del terremoto, ebbi subito l’impressione che i parametri forniti dall’INGV su localizzazione e magnitudo, fossero privi di senso. Espressi i miei dubbi con un tweet. Un dirigente di ricerca romano, invece di verificare se la mia osservazione avesse un qualche fondamento, come farebbe chiunque, si limitò ad insultarmi. Se avesse un minimo di dignità, alla luce di come si sono svolti incontrovertibilmente i fatti, dovrebbe farsi da parte per impedire che qualche giovane geofisico, molto più capace e meritevole di lui, emigri.

In mancanza di valutazioni scientifiche serie, sui media comincia una sistematica diffamazione di Casamicciola e dei suoi abitanti: a Ischia gli edifici sarebbero fatiscenti e più o meno tutti abusivi. Si danneggia gravemente e ingiustamente una comunità che ha nel turismo la sua fonte principale di sostentamento.

I vertici dell’Istituto non hanno mai voluto riconoscere che l’energia liberata dal terremoto ischitano del 21 agosto è di almeno una decina di volte maggiore di quella da loro comunicata e che la profondità non supera i due km. Un lavoro apparso recentemente su una prestigiosa rivista scientifica fissa addirittura la profondità focale a 800 metri.

Si è scoperto, con imperdonabile ritardo, che l’accelerazione massima verificatasi durante il terremoto era abbastanza alta da provocare problemi anche ad edifici nuovi costruiti a norma: altro che edifici abusivi fatiscenti!

Sembra che in questa vicenda non ci siano limiti al peggio. La volontà pervicace di restare nell’errore marchiano durerà almeno quattro giorni e coinvolgerà tutti coloro che attualmente hanno la responsabilità della gestione tecnico-scientifica della sorveglianza geofisica in Italia.

Non mi si prenda per presuntuoso, ma ho ragione di credere che in conseguenza del mio sopra citato tweet, alcune ore dopo l’evento la magnitudo viene alzata a 4.0 ma con l’epicentro ancora a mare, spostato a una decina di km a nord di Casamicciola, con una profondità diminuita a 6 km. Per giustificare l’errore sulla magnitudo, si arriva all’assurdo: viene detto che quella di 3.6 era Magnitudo locale (Ml) e la nuova, di 4.0, Magnitudo durata (Md). Si erano dimenticati che, nel primo comunicato, avevano chiamato Magnitudo durata il valore 3.6. Quindi, non solo sbagliano la valutazione ma dimostrano anche che non sanno che la Magnitudo durata per Ischia è priva di senso, non disponendo di una curva che correli la durata con la magnitudo. Addirittura, se la magnitudo di 3.6 è una Magnitudo locale, essendo disponibile un solo evento, la Magnitudo durata non può che essere uguale, quindi anch’essa dovrebbe essere 3.6. Appare drammatica l’ignoranza persino su questioni di Sismologia elementare.

Due giorni dopo l’evento, i sismologi dell’Osservatorio, tenuti in disparte, calcolano la corretta localizzazione, che risulta a bassissima profondità sotto Casamicciola, come già sapevano poco dopo il terremoto tutti quelli che minimamente conoscono la sismicità ischitana, anche senza disporre di dati sismici, semplicemente guardando le immagini televisive.

Alcuni ricercatori dell’OV, dopo il primo comunicato, si erano dichiarati disponibili per correggere l’errore e offrire aiuto a localizzare empiricamente l’evento. I turnisti avevano però declinato l’offerta, dovendo seguire fedelmente le indicazioni della direttrice dell’Osservatorio.

Il vero ipocentro non viene divulgato neanche nei giorni immediatamente successivi perché il Presidente dell’INGV, il giorno dopo il terremoto, al Tg2 delle 13:00, aveva mostrato in un grafico la faglia in mare che – a suo dire – avrebbe generato il terremoto. Forse, all’interno dell’INGV nessuno ha ritenuto di smentirlo, vista la facilità con cui da qualche tempo vengono comminate sanzioni disciplinari.

Solo quattro giorni dopo, in una riunione ufficiale svoltasi presso la Protezione Civile Nazionale, viene formalmente corretto l’errore. Il presidente, comunque, non lo chiamerà mai errore bensì “normale evoluzione delle ricerche” (sic!)

Meraviglia, comunque, che la Protezione Civile accetti simili comportamenti e che i ricercatori INGV più esperti assistano in silenzio a una continua perdita di credibilità dell’ente e, quindi, di loro stessi.

Un anno prima, il 30 agosto 2016, un terremoto, sempre a Casamicciola, di magnitudo 2.4, aveva causato grande spavento. Anche in quell’occasione apparve manifesta l’impreparazione degli addetti alla sorveglianza. Alcuni giornalisti addirittura si infuriarono denunciando le lacune comunicative ma, in quel caso non essendoci state vittime, la cosa si stemperò rapidamente.

Ne consegue, comunque, che dall’agosto 2016 all’agosto 2017 nulla di concreto è stato fatto per migliorare monitoraggio e comunicazione. Il recente terremoto del 25 marzo 2018 mostra che nemmeno dopo il 21 agosto 2017 si è provveduto a correggere la situazione. Il 30 agosto 2017 fu installata una stazione mobile, ne vennero poi aggiunte altre quattro, ma - da non credersi - tutte in acquisizione locale, cosicchè i terremoti di piccola magnitudo non vengono mai localizzati in tempo reale e i numerosi “tremori” avvertiti frequentemente dalla popolazione non vengono mai spiegati. Una cosa talmente assurda che si commenta da sola. Analogamente lascia esterrefatti che fulmini e tuoni atmosferici vengano sistematicamente scambiati per terremoti e viceversa.

L’OV, grazie al Progetto PON VULCAMED, dispone di una rete mobile di più di 100 stazioni sismiche modernissime, completamente equipaggiate per ogni tipo di trasmissione dati. Dispone, inoltre, di strumentazione nuovissima, del valore di diversi milioni di euro, acquistata grazie a due progetti finanziati dalla Regione Campania. Emerge dai recenti avvenimenti che questi strumenti, originariamente acquistati anche per Ischia, risultano non installati. Non è dato sapere sapere dove si trovino e a che cosa servano.

Malgrado tanta strumentazione disponibile, il DPC ha assegnato all’INGV ben 100.000 euro per “incrementare il monitoraggio ad Ischia” (Ordinanza n. 476 29.08.2017: primi interventi urgenti per l’evento sismico che ha interessato i comuni di Casamicciola ... dell’Isola di Ischia il 21.08.2017).

È gravissimo e da condannare con fermezza che alcuni ricercatori che hanno cercato di riportare la questione sui binari della correttezza scientifica siano stati fatti oggetto di sanzioni disciplinari. Questo – a mio avviso – dimostra la debolezza culturale dei vertici, la loro scarsa propensione a un proficuo dialogo scientifico.

Come dianzi rammentato, il giorno dopo il terremoto, alle 13 del 22 agosto 2017, il presidente Ingv in diretta al Tg2 addirittura arrivò a mostrare la faglia in mare secondo lui responsabile della scossa, con tanto di rappresentazione grafica! Una scena grottesca, tanto che un gruppo di Senatori rivolse un’interrogazione parlamentare al Miur, il ministero vigilante dell’Ingv, chiedendo se i vertici dell’Istituto, cui è affidato il compito della sorveglianza sismica e vulcanica per l’intero territorio nazionale, siano qualificati per un ruolo tanto delicato.

La cosa che ha lasciato esterrefatti tutti coloro che hanno seguito la vicenda, è stata che la Ministra (senatrice Fedeli del Pd) non ha risposto ai Senatori ma lo ha fatto, in maniera del tutto irrituale, il presidente dell’Ingv. Questi ha addirittura ribadito, a distanza di mesi, che il terremoto nella profondità della crosta a una decina di chilometri da Ischia, come lui aveva immaginato, sostanzialmente coincideva con il terremoto immediatamente sotto Casamicciola ad una profondità focale nell’ordine delle centinaia di metri. Tutto questo sulla base di considerazioni che esulano dalla Sismologia fisica.

I Senatori, dopo aver ricevuto la lettera del presidente dell'Ingv, hanno presentato un'altra interrogazione, rimasta fino a oggi senza risposta.

Troppe sono ormai le evidenze che - a mio avviso - sembrano richiedere interventi drastici in un settore assai delicato qual è quello della gestione del sistema di sorveglianza dei fenomeni devastanti che possono colpire il nostro Paese.

Ritengo, in conclusione, che sia indifferibile e necessario un intervento da parte del potere politico, da effettuarsi il prima possibile. Per il bene di tutti.

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Geofisico dell’Accademia dei Lincei
Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica Italiana

 


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