22. 10. 2018 Ultimo Aggiornamento 18. 10. 2018

La tragedia dell’Hotel Rigopiano

Categoria: L'angolo di Boschi

Nei giorni scorsi, è tornata all’attenzione dei media la tragedia che si verificò in Abruzzo, il 18 gennaio del 2017, nel Comune di Farindola: 29 persone vennero seppellite da una valanga all’interno dell’albergo di Rigopiano.

Secondo la Procura di Pescara, il governatore, l'assessore e un funzionario della Protezione Civile regionale attivarono tardivamente il Comitato per le Emergenze nonostante i bollettini meteo, gli avvisi della Prefettura e gli sms del sindaco di Farindola.

Accuse gravi sulle quali, ovviamente, non esprimiamo giudizi. Questi nuovi indagati vanno ad aggiungersi alle due dozzine di persone che erano state già raggiunte da un avviso di garanzia per reati connessi a quella terribile tragedia, non solo perché furono ignorati allarmi e si verificarono ritardi negli interventi ma anche per abusi che si teme fossero stati commessi ai tempi della costruzione dell’albergo.

Qui sul Foglietto ci poniamo, ancora una volta, il problema di analizzare da chi e come dovevano giungere i necessari avvertimenti e verificare se ci siano state inadempienze nella valutazione scientifica e nella comunicazione di situazioni pericolose per i cittadini. Soprattutto, per stabilire se con tempestive e adeguate informazioni si sarebbe potuta evitare la tragedia.

Da quasi quarant’anni, in Italia opera la Commissione Grandi Rischi (CGR) che si articola in cinque settori di intervento tra i quali il rischio sismico e il rischio meteo-idrogeologico, idraulico e di frana. Ogni settore ha un suo referente ed è composto da rappresentanti dei numerosi Centri di Competenza della Protezione Civile e da altri esperti del mondo accademico. La CGR fu fondata per ridurre drasticamente l’impatto delle catastrofi naturali sugli uomini e sulle cose.

Il giorno della tragedia di Rigopiano, cinque scosse di terremoto interessarono la zona fra Campotosto, Montereale e Capitignano: magnitudo 5.3 alle 10:25; 5.4 alle 11:14; 5.3 alle 11:25; 5.1 alle 14:33; 4.3 alle 16:16. Nel pomeriggio, tra le 16:00 e le 17:00 (l'orario preciso non è noto) una valanga di neve e detriti di proporzioni gigantesche si distaccò da una linea di cresta del massiccio del Gran Sasso e raggiunse l'Hotel Rigopiano attraverso un canalone. La valanga sfondò le pareti dell’albergo, spostandolo di una decina di metri per poi farlo precipitare ancora più a valle.

Venne immediatamente affermato che la valanga non era stata provocata dai terremoti di quel giorno perché le scosse si erano verificate qualche ora prima della valanga. Frettolosamente, esperti vari dichiararono apoditticamente che terremoti di quella magnitudo non possono innescare valanghe e che è improbabile che lo abbiano fatto a qualche decina di chilometri dall’epicentro. Senza, però, portare argomenti a sostegno di affermazioni tanto nette.

Su SkyNews, il 27 gennaio alle ore 10:20, il presidente dell'Ingv, uno dei Centri di Competenza della Protezione Civile, dichiarò: “Quel giorno ci furono quattro scosse di magnitudo superiore anche a 5. Ci furono, però nell’intervallo di tempo in cui è caduta la valanga non risultano scosse importanti. Cioè (la valanga, ndr) è caduta sicuramente dopo le 16:30, quando le grandi scosse erano già avvenute. Non possiamo fare una correlazione diretta tra la sismicità e la valanga. La valanga sarebbe caduta comunque. Può darsi che la sismicità di fondo abbia contribuito, ma sarebbe in ogni modo caduta proprio per il peso stesso della neve". Affermazioni che – a mio avviso – si appalesano confuse e scientificamente prive di significato.

Nel 2010, un gruppo di ricercatori dell’università giapponese di Nagoya pubblicò uno studio molto accurato sul Journal of Glaciology mettendo in relazione i database sismologici di tutto il mondo con tutte le valanghe di cui si ha notizia, verificatesi nel periodo compreso tra il 1899 e il 2010. Identificarono connessioni fra valanghe e sismi per valori diversi della magnitudo e della distanza dall’epicentro.

Dallo studio emerge che anche terremoti distanti e non particolarmente violenti sono in grado di innescare valanghe disastrose. La distanza dall'epicentro non risulta un ostacolo per la generazione di un evento catastrofico e non è detto che ci sia simultaneità fra causa ed effetto. Questo sulla base di dati sperimentali. Nel caso di Rigopiano, poi, la distanza fra gli epicentri e il luogo del distacco della valanga è tutt’altro che elevata.

Le opinioni degli esperti consultati non sono, comunque, supportate da dati scientifici verificabili. La zona origine della valanga non era dotata di sensori tali da fornire una valutazione quantitativa della sollecitazione sismica subita per poterla escludere come causa, come in tanti vorrebbero.

Le perturbazioni generate dalle quattro scosse di magnitudo superiore a 5 hanno sollecitato sensibilmente la grande massa di neve che si era accumulata. È incomprensibile, in particolare, che gli esperti consultati abbiano ignorato la perturbazione provocata dalla scossa di magnitudo 4.3 delle 16:16, cioè nell’intervallo temporale in cui si sa essersi verificata la valanga. La rete sismica dell’Ingv ha ben registrato quella scossa, che potrebbe essere stata il colpo di grazia, la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Si vuole escludere ad ogni costo la causa sismica e si cerca di far passare l'idea che il rapporto causa-effetto fra terremoto e valanga debba essere istantaneo, malgrado non ci sia alcuna ragione fisica che lo imponga. Il distacco della massa di neve è la conseguenza di un processo cumulativo di più fattori, fra i quali l'attività sismica senz’altro gioca un ruolo determinante per la grande energia che i terremoti mettono in gioco. In ogni caso, un terremoto di magnitudo 4.3, che libera una quantità di energia non indifferente, non deve essere trascurato. Si è cercato disperatamente di far passare la tragedia come una semplice disgrazia, una fatalità per nascondere l’incapacità di esperti ben pagati e la conseguente inutilità di costosi centri di ricerca, tutti interamente finanziati dallo Stato.

Diventano allora comprensibili il modo assertivo e la sollecitudine con cui la causa sismologica della catastrofe è stata scartata senza spiegarne il perché per evitare possibili dubbi e critiche! Una tecnica collaudata: si fa passare in silenzio il tempo necessario a far sì che la gente dimentichi. Si procede così nel verso esattamente opposto ai metodi della moderna ricerca scientifica, ignorando le necessità della Protezione Civile. Non si impara mai dagli errori commessi.

“La valanga sarebbe caduta comunque”, disse il presidente INGV. Appare quindi grave e incomprensibile che in quel periodo di terremoti e di grandi nevicate l’allora Presidente della Commissione Grandi Rischi (poi sostituito) non abbia ritenuto di consultare la sezione della Commissione che si occupa dei rischi meteo-idrologico, idraulico e di frana, come dichiarò lo stesso coordinatore di quella sezione. Oltre a non aver analizzato attentamente l’impatto che i cinque terremoti, tutt’altro che trascurabili, avevano prodotto su una situazione già tanto critica.

Ciò non toglie che gli stessi referenti, i rappresentanti del Centri di Competenza e gli esperti che costituiscono i due settori della CGR avrebbero dovuto attivarsi tempestivamente in maniera autonoma. Invece, a disgrazia avvenuta, come è loro abitudine, si sono impegnati a dichiarare che non avevano responsabilità e che non c’era niente da fare. Sono persone che amano atteggiarsi ad esperti quando non ci sono difficoltà. Alcuni di essi, in tempi di pace, si dichiarano talmente bravi da poter prevedere i terremoti! Recentemente sono stati tutti sostituiti, ma questo non dovrebbe escludere per loro conseguenze serie per le omissioni che hanno portato alla disgrazia del 18 gennaio 2017. Non si può dimenticare che una settimana prima del disastro era stato promulgato per quella zona un allarme meteo: erano previsti fra i 2 e i 4 metri di neve!

Ai vertici della Regione non arrivò alcun invito ad assumere misure preventive da parte della presidenza della CGR, dai Centri di Competenza e dai loro membri . Ciononostante, quest’ultimi non si sono poi astenuti dal cercare di farsi notare con spiegazioni tardive, inutili e spesso sbagliate di quanto era successo.

La CGR, senza il minimo senso del ridicolo, in quei giorni lanciò addirittura un allarme per un possibile crollo delle dighe di Campotosto, preconizzando addirittura un "effetto Vajont", mostrando un vergognoso e imperdonabile fraintendimento dei fenomeni geofisici e un’ignoranza macroscopica della geomorfologia del territorio.

Non so se ci rendiamo completamente conto della gravità della vicenda: la CGR si preoccupò di eventi completamente privi di senso, ignorando rischi gravissimi sotto gli occhi di tutti. Non è ammissibile, in particolare, il fatto che nelle analisi fatte sull’innesco della valanga si sia sistematicamente ignorato il terremoto delle 16:16.

Di tutto questo abbiamo parlato sul Foglietto una prima volta il 13 aprile 2017, una seconda il 30 novembre 2017 e una terza il 18 gennaio scorso . Nessuno ha contestato i contenuti di quegli articoli. Torno sull’argomento ancora una volta perché considero doveroso sottolineare che i cinque terremoti del 18 gennaio 2017 sono i principali responsabili della rovinosa valanga di Rigopiano.

Insomma, situazioni di grande rischio furono ignorate o non comprese da coloro che avevano ufficialmente il dovere e, in linea di principio, le competenze necessarie per individuare e valutare i rischi per poi dare le indicazioni necessarie ai decisori politici per la difesa di chi si trovava in situazioni di pericolo.

La tragedia dell'Hotel Rigopiano fa parte della ormai lunga lista delle gravi inadempienze compiute da coloro che si propongono come esperti delle calamità che possono colpire il nostro Paese. Ricordiamo le principali:

- dopo la scossa del 20 maggio 2012 in Emilia, la CGR si dimenticò di avvertire che una seconda scossa era altamente probabile. Scossa che si verificò il 29 maggio provocando la maggior parte delle vittime. Silenzio dei vertici Ingv;

- il 5 giugno 2012, quando la sequenza sismica era ormai conclusa, il settore sismico della CGR, insieme al presidente Ingv dell’epoca, "previde" un terremoto devastante nel Ferrarese che non si verificò. Non si è mai saputo su quali basi fosse stata fatta una previsione tanto incongrua;

- la CGR e l’Ingv hanno ignorato l'evidentissimo gap sismico fra la zona epicentrale de L'Aquila (2009) e quella di Colfiorito (1997). Ci sarebbe stato il tempo necessario per mettere in sicurezza le persone e per prendere misure essenziali di prevenzione prima del terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016;

- nel gennaio del 2017, la CGR lancia un allarme per le dighe di Campotosto: preconizza addirittura un "effetto Vajont", senza il minimo senso delle proporzioni e del ridicolo;

- nell’agosto 2017, all'INGV sono stati necessari quattro giorni per determinare ipocentro e magnitudo del terremoto di Casamicciola, nonostante esatte valituazioni esistessero sin da subito, come dimostrato dal Foglietto con diversi articoli.

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Geofisico

 


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