Categoria: Temi di discussione

Il 30 luglio scorso è stato emanato il Decreto n.43/R del Presidente della Giunta Regionale della Toscana, con allegato “PUFF” (Piano Utilizzo Fitosanitari Fertilizzanti), pubblicato il 1° agosto sul Bollettino Ufficiale (da pag. 37 a pag. 50)  che, nominalmente, dichiara di tutelare “le acque sotterranee destinate al consumo umano”, ma in realtà - facendo finta di recepire le norme europee e i decreti legislativi italiani - peggiora la normativa attualmente vigente (d.lgs 152/2006) e consente in tutta la regione, nelle aree di salvaguardia a ridosso dei punti di captazione di acque profonde destinate alla rete idrica potabile, l’utilizzo del glifosate e di altri 28 pesticidi, di pessimo profilo ambientale ed alcuni addirittura non più autorizzati dall’UE!

In tutta Italia, nelle “aree di salvaguardia”, vige il D.Lgs 152/2006, che vieta - in assenza di uno “specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche” (art.94, comma 4, lettera c) - qualunque spandimento di fertilizzanti e pesticidi con sanzioni che oscillano tra i 600 e i 6000 euro.

La Giunta Regionale Toscana, con questo “anomalo” PUFF, al contrario liberalizza l’uso di 29 pesticidi con un piano “unico e valido in tutti i casi”, indipendentemente quindi dalla particolare natura del suolo e dalla vulnerabilità dei corpi idrici. Con questo trucco, il PUFF toscano diventa quindi un grande “BLUFF” perché, paradossalmente, elimina il divieto d’uso di tutti i pesticidi nel raggio di 200 metri dai punti di captazione dell’acqua per uso potabile (comma 4 art. 94 D.lgs 152/2006) in vigore da 12 anni.

Eppure, i corpi idrici della Toscana sono già in pessime condizioni visto che, come certifica l’Ispra, pesticidi si ritrovano nel 80,7% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali con 78 diverse sostanze e nel 46,8% dei punti di prelievo delle falde profonde con 49 diversi pesticidi. Se poi si prende in esame la situazione di Pistoia (capitale del vivaismo, ma anche del glifosate), la situazione è ancora più drammatica perché nelle acque superficiali il 57% supera il livello standard della qualità ambientale, in un punto di prelievo si arriva ad una media annua per l’insieme dei pesticidi di oltre 30 volte il limite consentito con un picco addirittura di 90 volte.

E’ difficile capire le motivazioni di tale decisione, ma certamente l’Assessore regionale all’Ambiente era perfettamente consapevole del peggioramento della qualità idrica che ne sarebbe conseguita col PUFF, visto che nel verbale della riunione decisiva della Giunta Regionale del 24 luglio afferma: “in assenza di questo regolamento vige il divieto di uso di fertilizzanti e fitofarmaci, nelle aree di salvaguardia, intorno ai punti di captazione, con sanzioni amministrative che sono piuttosto onerose e che oscillano da 600 a 6.000 euro”.

L’unica ragionevole spiegazione è che per l’Assessore fossero fonte di maggiori preoccupazioni le eventuali multe comminate agli inquinatori piuttosto che le ricadute sulla salute dei toscani. Purtroppo chi ci governa o amministra mai tiene conto dei costi “esternalizzati”, ovvero dei costi che ricadono sull’ambiente e sulla salute di tutti noi per le scelte compiute.

Per i pesticidi questi costi sono impressionanti e, ad esempio, per esposizione a insetticidi organofosforici (fra cui rientra il clorpirifos, uno dei 29 consentiti) i costi per danni cognitivi si stimano ogni anno in Europa pari a 194 miliardi di euro.

Il cervello in via di sviluppo è, infatti, un vero e proprio organo bersaglio per queste molecole che, a dosi anche ritenute non tossiche, possono portare danni gravissimi specie se l’esposizione avviene durante lo sviluppo embrio fetale.

Il problema della diminuzione del Quoziente Intellettivo compare sui media, ma senza che il ruolo dei fattori ambientali venga riconosciuto come invece emerge su prestigiose riviste da oltre un decennio.

L’Ispra ha dimostrato che i livelli dell’atrazina – erbicida messo al bando circa 30 anni fa – si dimezzano nelle acque superficiali del bacino del Po ogni 10 anni, ma i livelli nelle falde profonde rimangono stabili perché manca l’azione di degradazione ad opera dei batteri e della luce. Contaminando, come sempre più stiamo facendo, anche le falde profonde, stiamo mettendo “in cassaforte” veleni (e non esistono certo solo i pesticidi), creiamo quindi problemi di difficile se non impossibile soluzione e, nel contempo, togliamo ai nostri figli l’intelligenza per risolverli. Dire che la cosa è allucinante è dir poco ... ma, fortunatamente, Associazioni di Medici, Cittadini e Comitati sempre più si attivano ed anche per il Decreto della Giunta Regionale Toscana in pochi settimane sono stati prodotti comunicati e documenti dettagliati e puntuali.

Solo grazie ad una informazione veritiera, capillare e costante, i cittadini possono disporre di quegli strumenti di conoscenza e partecipazione in grado di orientare le scelte verso il bene di tutti e non verso il profitto di pochi.

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Oncoematologa – componente del Comitato Scientifico Isde e di Medicina democratica

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