Categoria: Il Foglietto

Gli scienziati ci dicono che per contrastare il surriscaldamento globale occorrerebbero almeno 1000 miliardi di nuovi alberi nel mondo e molti governi – come quello etiope, che intende piantarne 4 miliardi e in sole 12 ore ne ha piantumati ben 353.633.660 – si sono attrezzati per farlo.

Qui in Italia, invece, accade spesso il contrario e si tagliano alberi centenari in perfetta salute, sia grazie al Testo unico di foreste e filiere forestali, sia in nome di politiche energetiche spacciate a basso impatto ambientale, vuoi, infine, per interventi locali poco accorti.

Pochi sanno, ad esempio, che stiamo per essere invasi da centrali a biomasse alimentate a legna, riccamente finanziate da fondi europei, fondi nazionali (previsti dal decreto n.34/2019, più noto come decreto Crescita) ed anche da un contributo presente nella nostra bolletta elettrica. Praticamente, un investimento quasi a costo zero per chi lo sostiene.

Centrali che stanno incentivando, talvolta con meccanismi discutibili, il taglio di alberi d’alto fusto, persino di interi boschi, e che determineranno un incremento delle emissioni di CO2, inquinando più di una centrale a carbone. E l’Abruzzo è tra le regioni che più stanno investendo in questo campo, si veda a tal riguardo il piano d’azione 2014-2020, che prevede una cinquantina di centrali a biomasse, almeno cinque funzioneranno bruciando ogni anno migliaia di tonnellate di legna.

Così pure, si parla tanto della necessità di politiche green e di tutela del paesaggio e poi magari, proprio in nome di queste parole d’ordine e pure con finanziamenti finalizzati a tale scopo, si fa tutt’altro.

Fatto sta che, sempre più spesso, le comunità si vedono private, senza neppure esser consultate o avere il tempo di opporsi nelle sedi giurisdizionali, di luoghi e paesaggi, che costituiscono la loro memoria storica.

Ciò è quanto accaduto, da ultimo, a Pereto, piccolo incantevole “Borgo autentico d’Italia” in provincia di L’Aquila, 800 metri d’altitudine, al confine con il Lazio e per questo definito Porta d’Abruzzo dalla comunità locale: 653 residenti, certificati dall’Istat al 31 dicembre 2018.

Dominato da un imponente Castello risalente all’anno 1000, Pereto è luogo di pace e di tranquillità, dove la sabbia può scorrere nella clessidra senza che nessuno se ne accorga, e dove fino a qualche settimana fa da Piazza Don Angelo Penna, dalla Terrazza Palatucci (entrambe di fronte alla sede del Comune, lungo Corso Umberto I) e dalla confinante Piazza Carretta, era possibile godere, allietati da un concerto di cinguettii di diverse specie di uccelli, non solo della magnifica veduta sull’immensa Piana del Cavaliere ma, soprattutto, di tramonti mozzafiato, il tutto all’ombra di numerosi fronzuti alberi di alto fusto, sotto i quali, a pochi passi dal rinomato Bar Schizzo, si svolgevano, durante la stagione estiva, educati tornei di briscola e tressette.

Dunque, un clima idilliaco che, però, si è infranto il 15 maggio scorso, all’inizio dei lavori di rifacimento della pavimentazione, con rivisitazione degli spazi e arredi urbani di Corso Umberto I e Piazza Carretta, intrapresi dal Comune e finanziti con i fondi stanziati con delibera della Regione Abruzzo n. 361 del 29 giugno 2017.

Con tale provvedimento, la Giunta dell’allora governatore Luciano D’Alfonso aveva stanziato 140 mila euro per ciascuno dei 102 Comuni abruzzesi aderenti alle associazioni “Borghi più belli d’Italia”, “Borghi autentici d’Italia”, “Bandiera Arancione”, “Borghi Ospitali”, ovvero appartenenti all’”Area Basso Sangro Trigno”, per “promuovere iniziative volte alla conservazione, recupero e rivitalizzazione dei centri storici, nei quali sia riconosciuta la presenza di notevoli valori socio-culturali, storici, architettonici e ambientali, per permettere la valorizzazione del grande patrimonio di storia, arte cultura e tradizioni presenti nei centri abruzzesi, con particolare riferimento alla salvaguardia dei caratteri dell’architettura locale, della morfologia urbana e delle tecniche di lavorazione tradizionali”. In totale, 14,8 milioni di euro.

Ma, a togliere il sonno a non pochi peretani sono stati gli effetti dell’Ordinanza n. 21, adottata dal Sindaco del Borgo sabato 13 giugno 2020, con la quale comunicava che 48 ore dopo, o forse meno, lunedì 15 giugno, veniva inibita la sosta a tutti i veicoli “dalle ore 07:00 fino alla cessata esigenza in Corso Umberto I (dal n. 14 al n. 67) e in Piazza Don Angelo Penna”, al fine di consentire "il taglio di diverse piante".

Ed infatti, quello che i più hanno inteso potesse essere una ordinaria potatura, è risultato, invece, lo sradicamento (sic!) di ben 23 alberi di alto fusto (platani, pini, cipressi, tigli, ippocastani, frassini ornielli e salvo altri) che, da svariati decenni, facevano parte integrante del paesaggio e della comunità, sui quali – per inciso – erano già presenti numerosi nidi di cardellini, verzellini ed altri pennuti che, naturalmente, a causa dell’inopinata estirpazione, sono andati distrutti.

Alberi che, da quanto dichiarato dal Sindaco Giacinto Sciò al Foglietto, saranno sostituiti con 18 lecci (specie che, come noto, non gode di buona fama tra i superstiziosi) e 7 prunus, probabilmente giovani esemplari provenienti da qualche vivaio, ma che per la comunità peretana non potranno mai avere lo stesso valore di quelli sradicati, e non solo affettivo.

Un intervento, quello del Comune di Pereto, fulmineo, preannunciato il sabato (13 giugno) e consumato il lunedì successivo (15 giugno), con tempi così ristretti da impedire a chiunque di poter legittimamente accedere agli atti, per conoscere le motivazioni che lo avevano determinato ed eventualmente opporsi nelle sedi competenti.

Il Sindaco, di fronte a questa osservazione mossa dal Foglietto, ha sostenuto che l'intervento di eradicazione - che sarebbe stato determinato sia da numerosi esposti di cittadini che lamentavano danni alle mura delle loro abitazioni, causati, a loro dire, dalle radici degli alberi stessi, e sia da una perizia sullo stato di salute degli alberi - era noto da tempo alla comunità, per cui si è ritenuto di non emettere alcun provvedimento per preavvertire la cittadinanza.

Ed infatti, solo a sradicamento praticamente avvenuto, si è appreso, per vie non ufficiali, che alla base della decisione, che ha suscitato stupore e sconcerto, v'era stata una perizia affidata in data 2 maggio 2020 dal Comune ad un Agronomo "per valutare le condizioni fisiologiche, fitosanitarie e di stabilità di 23 alberi appartenenti a diverse specie prevalentemente latifoglie", allocate in Corso Umberto I, Piazza Don Angelo Penna e Piazza Carretta. 

Dall'esito di tale perizia, datata 8 maggio e pervenuta al Comune a volta di corriere il giorno successivo, effettuata con il metodo VTA (Visual Tree Assesstment = Controllo visuale dell'albero), è risultata la seguente diagnosi: "Dal sopralluogo è emerso che le 23 piante versano in uno stato di avanzato deperimento vegetativo con l'apparato radicale emerso in superficie ed il fusto profondamente alterato denotano anche delle vistose fessurazioni e crepe; a causa della sinergia di questi fattori gli alberi di che trattasi non sono più recuperabili e sono esposti al rischio di crollo per stroncamento o sradicamento necessita, quindi, l'abbattimento di essi ...".

Dunque, il quadro diagnostico "letale" ottenuto con l'analisi visiva, non ha avuto bisogno di nessun approfondimento di tipo strumentale. Ciò non toglie, però, che, se la decisione di abbattere quel patrimonio naturale comune, che erano i 23 alberi (attuata il 15 giugno), fosse stata resa pubblica dal Comune subito dopo aver ricevuto la perizia (9 maggio), avrebbe permesso alla cittadinanza di valutarla con attenzione ed eventualmente di dissentire nelle sedi competenti, avvalendosi se necessario anche di una perizia di parte, effettuata sia con l'analisi visiva che con l'ausilio di misurazioni strumentali, ottenute con apparecchiature specifiche per la valutazione dei tessuti legnosi interni (ad esempio: Martello ad impulsi, Resi, Fractometer), dalla quale sarebbe potuto emergere lo stesso verdetto contenuto nella perizia del Comune ma anche qualcosa di diverso e cioè che tutti o parte degli alberi avevano bisogno solo di cure o di essere sottoposti a turni di monitoraggio, per tenere sotto controllo il decorso delle patologie o delle carenze eventualmente accertate.

I cittadini "dissenzienti" avrebbero sicuramente fatto notare, in tempo e non a sradicamento avvenuto, quella che a noi è parsa (ma potremmo anche sbagliarci) una contraddizione presente nella perizia laddove, da un lato, si afferma che tutti e 23 gli alberi sono da abbattere perché malati e, dall'altro, si consiglia la "Salvaguardia se possibile degli esemplari di modeste dimensioni di prunus che si trovano nella Piazza Don Angelo Penna, è possibile salvaguardare se compatibile con le opere anche un esemplare di ippocastano o di platano o di frassino a testimonianza della precedente alberatura". Ma gli alberi non erano tutti da abbattere?

Ma di contraddizioni e interrogativi, a nostro avviso, ve ne sarebbero altri. Ad esempio, perché, alla luce della dichiarazione dell'Agronomo, che parla di "espansione orizzontale (delle radici, ndr) che genera pressione e probabili (sic!) fessurazioni nei muri esterni portanti degli edifici e in quelli di sostegno", non si è provveduto a disporre una perizia statica da parte dell'Ufficio tecnico comunale o ad interessare i Vigili del Fuoco? In disparte, poi, la circocostanza che diversi alberi eradicati non insistevano nei pressi di alcuna abitazione.

Comunque, il modus operandi del Comune non ha impedito ai cittadini più attenti di manifestare, dapprima verbalmente, stupore e perplessità e, poi, anche con una nota scritta. Risulta al Foglietto, infatti, che al Sindaco di Pereto è stata inviata una lettera dal dottor Raoul Laviani, Primario di anestesia e rianimazione presso l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, da sempre affezionato ospite del Borgo abruzzese, per esternare “il disagio nel constatare la progressiva riduzione di sensibilità che noto nei confronti della natura tutta, sia vegetale che animale. È di questi giorni lo stupore prodotto dalla constatazione che sono state abbattute delle piante che ricordavo dalla mia infanzia” – il dottor Laviani poi aggiunge tra l’altro – “È davvero triste constatare questa brutale mancanza di sensibilità in un paese che potrebbe vivere di un turismo elitario che ama la natura. Credo che Pereto, adagiato come un presepe nel palmo della montagna e circondato da un paesaggio di impareggiabile bellezza dovrebbe rispettarlo di più, anche in considerazione degli innegabili vantaggi che ne trae”.

Ancora una volta si assiste inermi ad un provvedimento che nasce con uno scopo e viene attuato con risultati opposti: la delibera della Giunta Regionale, come sopra riportata, ha erogato il finanziamento per promuovere "la conservazione, il recupero e la rivitalizzazione dei centri storici" e non già il loro stravolgimento paesaggistico.

Adriana foto piccolaQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

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