09. 12. 2021 Ultimo Aggiornamento 08. 12. 2021

Bonelli (Verdi): col "milleproroghe" tornano le trivelle in mare e sulla terraferma

Categoria: Il Foglietto

“Saranno 53 i permessi di ricerca finalizzati alla ricerca di idrocarburi che potranno essere autorizzati nelle prossime settimane dal Ministero dello sviluppo economico (Mise), dopo che i termini previsti dall’art.11 ter del DL 135/2019, che aveva previsto una moratoria di 24 mesi per il rilascio di nuove autorizzazioni a trivellare, stanno scadendo nonostante una proroga di sei mesi già concessa nel febbraio del 2020”. La denuncia arriva dal coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli.

“Dal decreto legge milleproroghe – aggiunge Bonelli – è scomparsa la norma che prorogava la moratoria per le autorizzazioni a nuove ricerche di petrolio in terraferma e a mare e in virtù di ciò potranno essere autorizzate nuove domande di ricerca a trivellare perché la legge prevedeva che la moratoria di 24 mesi sulle nuove autorizzazioni alla ricerca di idrocarburi dovesse essere finalizzata alla redazione del piano delle aree idonee (PiTESAI) da realizzare entro 18 mesi dalla pubblicazione in GU della legge, in assenza di questo piano, sempre secondo l’art.11 ter del DL 135/2019, i procedimenti e le istanze di permesso riprendono efficacia entro 24 mesi: la scadenza dell’adozione del piano è febbraio 2021.”

“Questo piano – continua l’esponente dei Verdi – non è stato redatto, per cui nelle prossime settimane permessi di ricerca e autorizzazioni a trivellare potranno essere concessi a partite da regioni come Emilia Romagna e Basilicata, dove si concentrano le maggiori istanze di ricerca di idrocarburi, nel mar Adriatico, Ionio e nel canale di Sicilia”.

“Il governo italiano – conclude Bonelli – non sta lavorando alla transizione energetica e continua a puntare sulle fonti fossili, ad esempio, nel mar Adriatico a largo di Rimini si blocca un impianto offshore di produzione di energia eolica mentre il governo dà il via libera alle trivelle: una contraddizione eticamente inaccettabile. I responsabili di questo pasticcio sono i ministri dell’Ambiente, Sergio Costa, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che non hanno redatto il piano che loro stessi avevamo proposto nel DL semplificazione 135/2019”.

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