Categoria: Il Foglietto

In un paese come il nostro, dove la cultura del trasporto appartiene a una nicchia di appassionati e l’importanza della logistica viene costantemente sottovalutata, non dovremmo mai stancarci di ripetere un vecchio proverbio cinese che suggeriva a chi volesse diventar ricco di costruire una strada.

O, per dirla con le parole della modernità, se si vuole sviluppare un’economia, sia nel suo mercato interno sia all’esterno, è necessario disporre di un sistema evoluto di trasporti, nelle sue diverse modalità, che aumenti la crescita favorendo lo sviluppo di piattaforme logistiche efficienti. Che vuol dire diminuire i costi di trasferimento di uomini e cose e, quindi, anche le ragioni di scambio.

Si tratta di considerazioni ovvie che non avrebbero bisogno di essere ripetute, ma che vale la pena ricordare quando si trovano storie molto interessanti come quella raccontata in un recente paper pubblicato dal Nber, dedicato all’analisi del contributo dello sviluppo delle autostrade per l’economia americana.

Basta un dato, ricavato dal modello sviluppato dagli autori, per dare l’idea di cosa stiamo parlando: senza il sistema delle Interstate Highway System (IHS), una ragnatela di oltre 211.000 miglia, gli Usa avrebbero avuto un pil reale inferiore di oltre 619 miliardi, circa il 3,9%. Un quarto di questa perdita sarebbe dovuta al diminuito accesso ai mercati internazionali.

Questa premessa, che in qualche modo anticipa le conclusioni, ci consente di apprezzare meglio il grafico sotto, che illustra l’andamento di della spesa in infrastrutture per il trasporto in diversi paesi e il suo andamento nel tempo.

Il grafico di destra ci comunica un’informazione interessante: la spesa per gli investimenti per le infrastrutture è cresciuta regolarmente per tutta la prima metà del decennio del XXI secolo, per iniziare il suo declino nella parte finale del periodo, quando si consuma la tragedia della Grande Recessione. Le medie raccontano che nei paesi Ocse, fra il 1995 e il 2015, la spesa per infrastrutture è stata all’incirca del 2% della spesa globale del governo.

Quindi la spesa per infrastrutture cresce mentre si sviluppa la grande internazionalizzazione del commercio cominciata con l’ingresso della Cina nel Wto. Chiedersi se venga prima l’investimento nelle infrastrutture o l’aumento degli scambi è come domandarsi se venga prima l’uovo o la gallina o, per ricordare un vecchio koan, quale sia il battito di una mano sola. Ciò che conta è il fatto: l’internazionalizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture e, quindi, dei sistemi di trasporto, camminano a braccetto.

Anche su questo, l’esame del caso americano ci fornisce un altro spunto di riflessione. Analizzando il contributo di alcuni segmenti della rete autostradale ai processi di internazionalizzazioni commerciale, viene fuori che c’è una “interazione tra infrastrutture di trasporto nazionali e commercio internazionale”.

Se costruisci una strada diventi ricco appunto. Non si ripete mai abbastanza.

Maurizio Sgroi
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giornalista socioeconomico
Twitter @maitre_a_panZer

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